Il lavoro agile fa bene a tutti, anche alle imprese

L’indagine di Variazioni sullo smart working

Le fondatrici: «Si concilia il rapporto vita-ufficio e il personale è più motivato e produttivo»

di Gabriele Tassi
MANTOVA

Assomiglia molto da vicino a uno sforzo culturale, o meglio, a un cambiamento di orizzonti la filosofia di Variazioni. Da circa dieci anni infatti la società di consulenza mantovana specializzata in percorsi di innovazione organizzativa, ha sposato la causa dello ’smart working’ focalizzandosi sui benefici produttivi che quest’ultimo può portare in azienda. Non solo un vantaggio per i dipendenti quindi, ma anche per i capi stessi. Resta però un muro da abbattere, proprio a livello culturale: «Inizialmente c’è sempre uno ’scalino’ da parte delle aziende, che vedono lo smart working come uno strumento di welfare a senso unico – spiega Arianna Visentini, presidente e fondatrice di Variazioni (a destra nella foto) –. Ma può essere invece un beneficio diretto per il business. Scegliere il lavoro agile permette imprimere ad un’organizzazione un forte spinta verso l’innovazione, rendere le persone più produttive e precise. Nel contempo permette di riorganizzare gli spazi in azienda, contenere gli straordinari, risparmiare sui buoni pasto e contribuisce a diminuire l’assenteismo». Innegabili le ricadute positive sui lavoratori. Secondo l’indagine condotta da Variazioni tra il 2015 e il 2019 i 4200 soggetti presi in esame hanno percorso 64 chilometri in meno al giorno, pari a oltre duemila l’anno. Il risultato è un risparmio di tempo e denaro: 29 euro al giorno (1.128 l’anno) e 89 minuti al giorno, ovvero 3.496 l’anno. «Per questo motivo – aggiunge Stefania Cazzarolli, co-fondatrice (a sinistra nella foto) – spingiamo le aziende a spostare il focus dal welfare alla tematica organizzativa. Mentre il dipendente riesce a conciliare al meglio vita e lavoro, l’azienda ne trae beneficio economico e produttivo ». E il dato di soddisfazione lo conferma: «Molto alta quella dei lavoratori (9,5 su un punteggio da uno a 10) e altrettanto quella dei manager, 8,7». Ma chi sono i veri beneficiari dello smart working? «Abbiamo riscontrato un incremento dell’utilizzo con l’età – prosegue Cazzarolli –, in cui i lavoratori sotto i 25 anni lo utilizzano in media 1,6 giorni al mese. Il dato sale poi fino a 4 giorni dopo i 56 anni». E il trend disegna una curva verso l’alto proprio in corrispondenza con l’età. Per esempio, fino a 35 anni lo si utilizza per 2,6 giorni al mese; fino a 45 per 3,2 e 3,4 giorni fino a 55. Una tendenza che secondo le due fondatrici di Variazioni è piuttosto naturale. «I giovani, chiedono il lavoro agile sempre più insistentemente, ma non è detto che poi ne usufruiscano. E le motivazioni sono tante: dall’esigenza di imparare, a quella di partecipare ai processi decisionali fino a non rimanere isolati dai colleghi» Un ecosistema complesso quello del lavoro agile, per questo motivo la società ha anche creato SmartIndex (www.smartindex.it), un portale che in 26 step misura il grado di prontezza dell’azienda nella introduzione di politiche aziendali smart. Gli studi e i progetti condotti da Variazioni hanno inoltre fornito importanti indicazioni alle commissioni governative al lavoro per la stesura della legge sul lavoro agile nel 2017 e hanno portato Variazioni ad essere uno dei partner del progetto nazionale ’Il Lavoro Agile per il Futuro della PA’, progetto promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per favorire una corretta adozione del Lavoro Agile nelle Pubbliche Amministrazioni del Paese. La legge del 2017 non obbliga le aziende a applicare il lavoro agile, ma dà a loro e ai loro dipendenti la possibilità di farlo. «Una precisazione importante – conclude Cazzarolli – perché implica che, qualunque impresa decida di usare questo strumento, è perché vuole davvero attuare una trasformazione. In più, si può implementare gradualmente, anche questo è molto positivo, perché ogni realtà può adeguarlo alle proprie esigenze, accordandosi con il lavoratore».

Eataly, benefit e premi
Accordo sotto l’albero

Il nuovo contratto coinvolgerà i 1.800 dipendenti

BOLOGNA

Contratto sotto l’albero per i 1.800 dipendenti di Eataly, la catena di punti vendita e somministrazione di generi alimentari (15 in Italia, piu’ 10 negozi). E ‘dentro’ ci sono molte conquiste ottenute al tavolo da Filcams-Cgil, Fisascat- Cisl e Uiltucs-Uil: ad esempio, per le lavoratrici madri e la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, si sperimentera’ lo smart working, migliorando le condizioni economiche nel periodo di astensione obbligatoria di maternità e il riconoscimento di 16 ore di permessi retribuiti per l’inserimento dei figli all’asilo e alla materna. L’intesa valorizza inoltre il sostegno alla genitorialità con il riconoscimento di tre giorni di permessi extra che andranno ad aggiungersi a quelli previsti dalla legge e dal contratto nazionale. Sull’organizzazione del lavoro l’azienda si impegna a ridurre il numero delle fasce orarie per i contratti part-time; a livello di punto vendita potranno inoltre essere raggiunte intese sulla flessibilita’ anche con riferimento ai turni di lavoro e al lavoro domenicale su base mensile o annua. L’accordo estende ai lavoratori che operano in regime di appalto le tutele su salute e sicurezza e di contrasto alle molestie sessuali. Contro la violenza di genere l’intesa impegna le parti ad agire in caso di segnalazione o denuncia; Eataly si impegna inoltre ad adottare «misure adeguate nei confronti di chi pone in essere la violenza nei luoghi di lavoro».