La ’silver economy’ è d’oro
«Gli anziani sono una risorsa

Il primo rapporto Censis-Tender

Gli over 65 sono più ricchi del 13,5% rispetto all’italiano medio
«Molti non sono autosufficienti, occorre investire sull’assistenzialismo»

di Gabriele Tassi
ROMA

Le tempie imbiancate e i visi solcati dalle rughe. I segni del tempo non portano con sè solo la saggezza. Già, perché risparmiatori non si nasce, ma si diventa, e i numeri lo confermano: gli anziani hanno una quota di ricchezza media più alta del 13,5% di quella degli italiani, spendono di più e hanno più capitale, insomma sono dei veri generatori di benessere. La si potrebbe chiamare ’gold economy’ piuttosto che silver economy, quella fotografata dal Primo Rapporto Censis- Tendercapital sui buoni investimenti. Un dato che spiega anche perché in 25 anni si sia ridotta la spesa dei consumi familiari (-14%), mentre è sensibilmente aumentata quella degli anziani (+23%), che oggi ’consumano’ molto di più in cultura, svago e viaggi.
Un risultato che – in termini di welfare – ha lasciato soddisfatto il presidente di Tender Capital Moreno Zani. «Il rapporto ci permette di valutare al meglio nuove strategie di investimento a sostegno della Silver economy e del Paese. Sarà questo il nostro impegno futuro: considerare gli anziani una risorsa da valorizzare a vantaggio dell’intera collettività ».
Ma non solo spendono di più, sono anche tanti. Sempre secondo il rapporto Censis- Tendercapital sui buoni investimenti ‘La Silver Economy e le sue conseguenze’, gli over 65 sono il 22,7% sul totale della popolazione, e in Europa, lo Stivale detiene il primato per presenza di longevi, con il 22,8% di anziani, seguita da Grecia (21,9%), Portogallo (21,7%), Finlandia (21,6%) e Germania (21,5%). In dieci anni, nel nostro Paese si è registrata una crescita di 1,8 milioni di persone con almeno 65 anni. Contemporaneamente scendono anche gli under 34 di 1,5 milioni, e le nascite-23,7%).
Oltre al divario c’è poi l’annoso capitolo dei non autosufficienti: sono circa il 20,7% degli over 65, ovvero oltre 2,8 milioni di persone. Gli elevati fabbisogni assistenziali degli anziani sono stati finora coperti soprattutto dalle famiglie, che garantiscono assistenza diretta in almeno 7 casi su 10. Un ruolo importante lo svolgono poi le badanti, circa 1 milione, con una spesa per le famiglie stimata in circa 9 miliardi di euro. Ma c’è un però: il modello italiano di welfare familiare e privato inizi a mostrare segni di cedimento. Troppa pressione sulle famiglie, troppi gli esclusi (circa 1 milione di anziani hanno gravi limitazioni funzionali e non beneficia di assistenza sanitaria domiciliare).
Sono dati che destano qualche preoccupazione, anche perchè non bastano i 12,4 miliardi di spesa pubblica per l’assistenza a lungo termine, di cui 2,4 miliardi finalizzati alle cure domiciliari, pari al 10,8% della spesa sanitaria complessiva, comunque inferiore al dato UE del 15,4%. La situazione, però, sta cambiando e un aspetto rilevante da tenere presente e’ l’aumento dei ’lungoviventi’, ossia persone con più di 80 anni di età. Nel 2019 gli ultraottantenni sono 4.330.074 e rappresentano il 7,2% della popolazione, un aumento del +74,9% dal 2001. Gli ultranovantenni, invece, sono 774.528 e risultano aumentati del +94,5% dal 2001. Infine, cresce anche il numero dei centenari, arrivati a 14.456, in aumento del +129% dal 2001, quando erano 6.313. L’ascesa dei longevi li rende oggi interpreti di una soggettività forte, che significa una personalizzazione dei percorsi di vita dove ciascuno disegna la propria esistenza riempiendola di molteplici attività, ruoli, progetti. Le previsioni per il 2051 annunciano che dagli attuali 13,7 milioni di anziani – pari al 22,8% del totale della popolazione – si passerà a 19,6 milioni, per un’incidenza sul totale della popolazione che sara’ pari al 33,2% e un incremento percentuale del +42,4%.
Per questo, secondo il Presidente della Commissione Finanze del Senato, Alberto Bagnai «Occorre liberarsi dagli stereotipi e considerare gli anziani una risorsa e accogliere suggerimenti e proposte contenute nel Rapporto ». Una realtà sempre più forte all’interno della società quindi. Una realtà in cui «in media l’anziano ha la casa di proprietà, una qualità della vita e un livello di consumi elevato, ma non investe – chiude il Presidente del Censis, Giuseppe De Rita –. Occorre pertanto sviluppare, all’interno della popolazione anziana, una cultura dell’investimento nel proprio futuro ».

Incidenti sul lavoro:
la Lombardia premia le pmi ‘sicure’

In più, 46 specialisti per potenziare le ispezioni

MILANO

Contro gli incidenti sul lavoro la Lombardia si prepara a mettere in campo un pacchetto di misure che includono l’assunzione di 46 specialisti per potenziare le ispezioni, premi per le pmi che garantiscono la sicurezza e attività di sensibilizzazione partire dalle scuole. Lo ha annunciato l’altro giorno il presidente della Regione Attilio Fontana. «Il numero degli incidenti sul lavoro purtroppo non accenna a fermarsi- osserva Fontana- e così, con l’approvazione della delibera che prevedeva l’utilizzo dei fondi provenienti dalle sanzioni, otto milioni di euro annui, per l’assunzione di personale aggiuntivo per le ispezioni nelle aziende, oggi proseguiamo nel nostro impegno».
Parla di «misure senza precedenti e multidisciplinari», l’assessore al welfare Giulio Gallera, precisando che il provvedimento «parte necessariamente dal capitale umano: assumeremo almeno 46 nuovi specialisti a tempo indeterminato ripristinando le dotazioni organiche degli anni scorsi». Inoltre «diventerà strutturale l’utilizzo dei proventi delle sanzioni per l’assunzione di tecnici a tempo determinato», prosegue il titolare del Welfare lombardo, aggiungendo che «anche quest’anno abbiamo investito 8,6 milioni per assumere 40 specialisti». E aggiunge: «Porteremo sul tavolo del Governo, insieme alle altre Regioni, la richiesta di derogare dai tetti previsti nell’ambito dell’utilizzo del Fondo sanitario nazionale, la spesa per il personale dedicato alla sicurezza sul lavoro ».