VIRGILIO RENDE

L’ex operaio diventato imprenditore
«Addio riposo, ma amo la mia azienda»

Antonio Del Prete
BOLOGNA

VIRGILIO Rende, com’è nata la sua passione per i motori?

«È nata nell’autofficina di Camugnano dove ho cominciato a lavorare a tredici anni e mezzo. Lì mi occupavo di tutto: facevo il gommista, il carrozzaio, riparavo i danni».

Il suo passato da operaio la aiuta nel rapporto con i dipendenti?

«Secondo me sì, è un valore aggiunto».

Come si sta dall’altra parte della barricata?

«È un’esperienza completamente diversa. Ora da titolare non ho più tempo per pensare al riposo, allo svago. La testa è sempre in azienda, occupata a pensare a cosa si può migliorare».

Come ci si sente ad aver costruito un’azienda da zero?

«Quando giro tra gli scaffali, nei capannoni, tra i motori, provo ancora una grande emozione».

Quanti pezzi producete ogni giorno?

«Circa 600».

Qual è il segreto dei vostri motori?

«Gli aspetti sui quali ci concentriamo maggiormente sonola qualità del prodotto e l’attenzione per i clienti. Ciò che ci dà forza è la capacità di seguirli, di trattarli come se fossero dei nostri collaboratori perché ci aiutano a migliorare i motori, che vengono personalizzati in base alle loro esigenze. Inoltre, conta molto la rapidità con la quale rispondiamo agli ordini».

Quali sono i vostri clienti?

«Produttori di macchine automatiche e macchine confezionatrici, aziende del packaging, ma anche imprese dei settori ceramico e alimentare».

Operate anche all’estero?

«Sì, abbiamo cominciato quasi subito con il passaparola; poi partecipando alle fiere internazionali, tra cui quella di Hannover».

Dove esportate?

«In tutto il mondo eccetto l’Australia e il Brasile. Abbiamo due rivenditori negli Stati Uniti, andiamo forte in Messico, Sudafrica, Marocco, Grecia, Finlandia, Inghilterra. I mercati più importanti sono la Germania, l’Inghilterra e la Finlandia».

Quanto pesa l’export sul fatturato complessivo?

«Su 12 milioni di fatturato complessivo 7 sono mercato nazionale, nel quale stiamo crescendo molto».

Contano parecchio anche le vendite oltreconfine, quindi, nonostante la vicenda dei motori venduti col vostro marchio contraffatto da un’azienda cinese.

«L’euforia del prodotto cinese, messo sul mercato a prezzi stracciati, sta rientrando. I clienti persi nei primi tempi della contraffazione si stanno ravvedendo. Preferiscono la nostra qualità».

Evidentemente la politica commerciale funziona.

«Secondo alcuni ho adottato una politica rischiosa, che è questa: piano piano ho eliminato tutti gli agenti di vendita. Alcuni di loro, quando non riuscivano a vendere i nostri prodotti, si giustificavano sostenendo che il prezzo fosse troppo alto. Io rispondevo che la differenza di importo rappresentava la maggiore qualità; quindi doveva essere un argomento a favore, non il contrario. In definitiva, penso che il vero agente sia il cliente, il quale, soddisfatto, dà il via al passaparola: è la migliore pubblicità».

La concorrenza è agguerrita?

«Sinceramente non mi preoccupo della concorrenza, penso a fare bene il mio lavoro e cerco sempre di differenziarmi dagli altri».

Cosa pensa del Piano Impresa 4.0 lanciato dal precedente governo?

«È la riedizione della vecchia legge Tremonti. Le hanno solo cambiato il nome».

Quali sono stati i momenti più difficili per l’azienda?

«Quando mi sono indebitato per liquidare i miei soci. Nel ’99 i debiti erano il doppio del fatturato. E poi nel 2008/2009, quando l’attività ha rallentato per via della crisi. Ma devo dire che noi l’abbiamo patita poco: ho rinnovato i macchinari sfruttando l’abbassamento dei prezzi».

Sua moglie come ha preso la decisione di indebitarsi?

«Mia moglie non mi ha mai contrastato nelle scelte. Nel ’96, quando mi indebitai con le banche per 2 miliardi, ipotecai la mia abitazione. Ipoteca da cielo a terra, si dice. Vennero a casa a contare anche le sedie. Fu un brutto momento».

Quanto tempo passa in azienda ogni giorno?

«Arrivo al mattino alle 6.50, la sera vado a casa tra le 19 e le 19.30. Ma nei periodi più duri tornavo in azienda per un paio d’ore dopo cena».

E cosa fa quando non lavora?

«Dai miei genitori ho ereditato la passione per la terra. Il sabato e la domenica mi occupo del mio bosco, a Camugnano. Inoltre, ho piantato 250 alberi intorno all’azienda, dove vivono anche 9 galline e un gallo».

Di |2018-08-27T14:20:00+00:0027/08/2018|Primo piano|