«VI ARREDO LA VITA»

«Non vendiamo solo mobili
ma un concetto di abitazione

Nessuno ci può copiare»

GIUSSANO (Monza Brianza)

Presidente Molteni, nel corso degli anni è cambiato il modo di vendere i mobili? E come?

«È cambiato moltissimo. Prima si vendevano i singoli mobili. Oggi noi puntiamo a vendere la casa Molteni, il lifestyle del design italiano, abbiamo l’ambizione di arredare tutto l’appartamento, di occuparci anche degli accessori. Un mobile può essere copiato, e in Cina ne sanno qualcosa, ma un concetto complessivo di casa no, o comunque è più complicato. Nella casa Molteni abbiamo messo anche il tavolo che Gio Ponti disegnò nel ’56».

Come nasce un prodotto? E come scegliete i giovani talenti del design?

«Alcuni li abbiamo proprio scoperti noi, un po’ per caso, poi sono diventati famosi. Diciamo che abbiamo avuto una felice intuizione, siamo stati bravi e fortunati. Comunque, quel che conta è sempre l’idea che ha un disegner, l’ispirazione. Tutto parte dall’idea, sempre. Le faccio alcuni esempi. Jean Nouvel quando realizzò la Fondazione Cartier a Parigi, tutta in vetro, arrivò con una busta per far vedere come voleva lo spessore del tavolo. È così che è nato ‘Less’, il nostro tavolo più famoso. Oppure ‘Graduate’, che non doveva toccar terra: così è nato un altro nostro fortunatissimo prodotto, la libreria sospesa dai tiranti d’acciaio invisibili»

Il suo gruppo è articolato in varie unità operative. Quale va meglio? Casa, cucina o ufficio?

«Direi la casa, perché abbiamo dei contract molto interessanti e il retail si sta svegliando persino in Italia. L’anno scorso con Renzo Piano abbiamo fatto la Columbia University con UniFor e quest’anno, sempre con la nostra UniFor inglese, abbiamo realizzato con Foster la Bloomberg di Londra, dopo quella di New York. Un edificio straordinario, per noi un affare da 25 milioni di sterline»

Siete una grande azienda familiare. Lei lavora con due fratelli, una sorella e otto fra figli e nipoti. Lei è stato bravo come suo padre ma i suoi figli lo saranno come lei? In altre parole, c’è più orgoglio o più preoccupazione?

«No, mio padre è stato molto più bravo di me. Era un falegname, ha fatto un’azienda che all’inizio degli anni Cinquanta aveva già 200 dipendenti. Io spero che i miei figli e i miei nipoti siano almeno bravi come me. Di positivo c’è che ognuno ha il suo ruolo e non si pestano i piedi. Mio figlio Giovanni si occupa di produzione, mio nipote Andrea è un architetto e fa sviluppo e prodotto, mia figlia Giulia si occupa di marketing e comunicazione, mio nipote Carlo gestisce UniForconPietro, che segue la parte finanziaria. E poi la cosa più importante è trovare manager all’altezza che aiutino a crescere l’azienda e, al tempo stesso, accompagnare la crescita delle nuove generazioni».

Giuliano Molossi

Di | 2018-06-05T15:25:17+00:00 05/06/2018|Primo piano|