VERSO LA VERA RIPRESA

Emilia Romagna, crisi alle spalle
Il terremoto frena le Marche
ma gli investimenti crescono

Matteo Naccari

BOLOGNA

DA UN LATO c’è una regione che continua a crescere, l’Emilia Romagna, dall’altra un territorio, le Marche, alle prese con una ripresa modesta, soffocata in parte dagli effetti di un terremoto che ha colpito duro soprattutto il turismo. È questo il quadro che emerge dagli ultimi Rapporti curati da Banca d’Italia.

L’EMILIAROMAGNA, illustrano i dati, conferma un trend positivo, registrando, secondo le stime di Prometeia, un aumento dell’1,3 per cento del Pil (Prodotto interno lordo) nel 2016 e un segno più anche nei primi mesi del 2017. Entrando nei dettagli, sorride la produzione industriale (+1,5 per cento) per il secondo anno consecutivo, mentre l’export, in aumento sempre dell’1,5 per cento, ha rallentato rispetto al passato a causa di un affaticamento della domanda mondiale. Infine, sono in salita anche gli occupati, che con un più 2,5 per cento hanno superato per la prima volta i livelli precedenti alla crisi. Insomma, come spiega il direttore della sede di Bologna della Banca d’Italia, Francesco Trimarchi, «forse lo possiamo dire: la crisi nella nostra regione ce la siamo messi alle spalle»

BUONE NOTIZIE, sempre in Emilia Romagna, arrivano dagli investimenti, con le previsioni delle imprese che segnalano per quest’anno un aumento. Incide industria 4.0 e non a caso le aziende manifatturiere che hanno destinato risorse a questa ‘rivoluzione’ nel 2015, lo hanno fatto anche nel 2016. Capitolo prestiti bancari: dopo quattro anni di contrazione si sono stabilizzati(-0,3per cento a dicembre 2016 e -0,3 per cento a marzo 2017), sempre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

GUARDANDO alle Marche la situazione ha ombre e luci. Sempre secondo il Rapporto 2016 di Bankitalia la regione cresce però meno dell’Italia, mentre gli occupati sono scesi di 5mila unità (-0,8percento). Gli industriali manifatturieri, però, hanno ripreso a investire (+10 per cento) ed esprimono un «cauto ottimismo» per quanto riguardo l’evoluzione economica nel breve periodo. Il Pil cresce appunto lento, +0,6 per cento contro il +0,9 per cento della media italiana, e testimonia – emerge dal Rapporto – la debolezza della ripresa, tenuta bassa dagli effetti del terremoto, una mazzata in particolare per il turismo e quindi, a cascata, per i settori dei servizi e del commercio.

I NUMERI mettono in luce come le Marche, in dieci anni di crisi, abbiano perso il 10 per cento del Pil, a fronte di una perdita del 7 per cento incassato dall’Italia. Sotto il profilo occupazionale, inoltre, la situazione non è migliore e anzi il vantaggio della regione si sta assottigliando: da Pesaro a Fermo c’è il 62 per cento di occupati tra le persone tra i 15 e i 64 anni, mentre lungo la Penisola la media è del 57 per cento. Il tasso di disoccupati viaggia invece al 10,6 per cento con un picco del31 percento tra i giovani tra i 15 e i 24 anni. Nonostante tutto, come accennato, nel 2016 sono saliti gli investimenti degli imprenditori manifatturieri grazie alla riduzione della capacità produttiva inutilizzata, al miglioramento della redditività aziendale, dei bilanci e al ‘super ammortamento’. I prestiti bancari sono rimasti stabili nel 2016 (la salita è stata dello 0,1 per cento), mentre sono cresciuti i mutui delle famiglie (2 per cento) e i prestiti alle aziende medio grandi del 0,8 per cento; in calo il credito alle piccole imprese e all’edilizia del 4 per cento.

NEL2017, va segnalata l’apertura positiva per l’ industria manifatturiera, con attività produttiva e commerciale in recupero rispetto al primo trimestre 2016. Tutto questo emerge dai risultati dell’Indagine trimestrale condotta dal Centro Studi «Giuseppe Guzzini» di Confindustria Marche, in collaborazione con Nuova Banca Marche-Gruppo Ubi Banca: nel trimestre gennaio-marzo 2017 la produzione industriale ha registrato un aumento di circa l’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, risultato positivo ma più debole di quello rilevato a livello nazionale (+3,6 per cento). «Il dato relativo al primo trimestre 2017 conferma il permanere di una intonazione congiunturale nel complesso ancora debole, ma con evidenti spunti di miglioramento rispetto al quadro osservato nel corso degli ultimi trimestri», dice il presidente di Confindustria Marche, Bruno Bucciarelli.

 


Contro corrente

di ERNESTO PREATONI

SPENDING REVIEW E REDDITO DI STATO

SENTO parlare molto di spending review e di reddito di cittadinanza. Due concetti in contraddizione. Da una parte Unione europea, Fmi e Bce che si illudono di far tornare i conti tagliando la spesa. Gli effetti di queste manovre si sono visti e sono stati a dir poco devastanti. Dall’altra però si parla di reddito di cittadinanza per garantire un salario anche a coloro che non producono nulla. Ma se tagliamo i forestali siciliani e tutte le categorie che dovrebbero essere oggetto di spending review nella realtà tagliamo redditi di cittadinanza. Forse non ci si è resi conto che, in democrazia, quando vengono elargiti privilegi è quasi impossibile azzerarli a meno di non provocare forti tensioni sociali. La prova dell’inutilità delle manovre di spending rewiew è data dal fatto che sono tutte fallite. Quindi parlare di tagli dei redditi non produttivi e contemporaneamente di reddito di cittadinanza è assurdo.

DOBBIAMO invece prendere atto che il lavoro robotizzato tenderà ad aumentare la disoccupazione. E vero che con la new economy e l’innovazione si potranno assorbire una parte di queste eccedenze. Ho però l’ impressione che la velocità di recupero è inferiore a quella con cui vengono distrutti i posti di lavoro. Ma se questo è vero, vuol dire che il mondo sta imparando imparato a produrre di più a costi inferiori. Vuol dire anche che in un modo o nell’altro gli Stati (e anche le multinazionali) dovranno prendersi cura della manodopera in eccesso. In questo senso lo Stato dovrebbe essere capace di creare posti di lavoro anche se non perfettamente efficienti. Sempre meglio del reddito di cittadinanza dato a quanti non fanno niente. Ho spesso usato una metafora: una barca per andare veloce ha bisogno di tanti rematori. Se vengono buttati a mare e sopravvivono aggrappandosi all’imbarcazione rallenteranno la velocità molto di più di coloro che restano a bordo anche se poco o nulla facenti. È questa la vera sfida del capitalismo. Deve avere la capacità di riassorbire i meno fortunati se non vuole che i meno fortunati trascinino a fondo tutta la barca.

 

Di |2018-10-02T09:25:09+00:0028/06/2017|Focus Economia|