L’e-commerce accelera
la corsa dei pagamenti digitali
Ma gli italiani continuano
ad amare il vecchio contante

Alessia Gozzi
MILANO

IL MONDO viaggia a tutta velocità sui binari del digitale, eppure gli italiani continuano ad amare il caro vecchio contante. Quello che si nasconde nel materasso o nei posti più improbabili. Perché così ci si sente più sicuri che affidando i propri risparmi a una app sul cellulare o – se proprio vogliamo essere sinceri fino in fondo – perché, se vogliamo farci fare un po’ di sconto, la carta di credito è meglio non tirarla nemmeno fuori dal portafoglio. Non è certo un caso che il governo stia studiando una sanatoria proprio sui contanti e che abbia messo gli occhi sui 150 miliardi custoditi dagli italiani nelle cassette di sicurezza.

EPPURE, in questo groviglio di freni socio-culturali e furbizie, qualcosa si muove. Uno studio dell’Istituto Cattaneo sui sistemi di pagamento elettronici in Italia, mostra infatti che il metodo di pagamento prevalentemente utilizzato è la carta di debito (40%), anche rispetto all’utilizzo dei contanti, che però resta elevato e preferito dal 30%. Resta invece molto meno gettonata la carta di credito (18%). Tra carta di credito, debito e prepagate, l’utilizzo prevalente negli acquisti arriva al 62% dei partecipanti. I metodi di pagamento elettronici più innovativi come Bitcoin, mobile wallet ed assegni digitali hanno una conoscenza limitata (ad eccezione dei Bitcoin conosciuti dal 60%) ed un utilizzo ancora inferiore. In generale, la conoscenza degli strumenti che offre il mondo digitale è diffusa (oltre il 90%) e utilizzata ormai per tutte le tipologie di beni e servizi. Una grande spinta arriva e, sarà sempre maggiore, dall’ecommerce: solo il 3% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di non avere mai acquistato on line nell’ultimo anno.

DAL PUNTO di vista geografico non si registrano enormi differenze. In generale, però, l’utilizzo delle carte di credito è maggiormente diffuso tra gli uomini, over 40 e residenti al Nord mentre l’uso delle prepagate è maggiormente diffuso tra le donne, under 55 e residenti al Centro e al Sud. Bitcoin e Mobile wallet sono maggiormente, invece, conosciuti ed utilizzati dagli uomini, dagli under 55 e dai residenti nell’area Sud e Isole. Guardando i numeri assoluti, si vede come la cara vecchia banconota la faccia ancora da padrone. Secondo l’Osservatorio mobile payment & commerce del Politecnico di Milano nel 2018 le famiglie italiane hanno speso 240 miliardi di euro utilizzando carte di credito e debito, con un aumento del 10% delle transazioni rispetto all’anno precedente. Gli acquisti pagati in contanti, invece, hanno toccato i 337 miliardi.

LA CRESCITA dei pagamenti elettronici c’è, ma non è ancora sufficiente a colmare il gap che ci separa dagli altri Paesi europei, a partire da Danimarca, Svezia e Regno Unito che registrano in media oltre 300 transazioni pro capite all’anno mentre da noi non si arriva a 70. Crescono in modo esponenziale le transazioni con nuove tecnologie come la contacless (valgono 47 miliardi di euro ma entro il 2021 si stima possano arrivare ai 100 miliardi) ma anche quelle con lo smartphone, aumentate del 650% a oltre mezzo miliardo di valore e con la prospettiva nei prossimi tre anni di arrivare a toccare i 10 miliardi. I ritmi di diffusione dipenderanno da fattori legati alla tecnologia come la sicurezza dei pagamenti, ma molto anche dal superamento delle resistenze socio-culturali. Tornando alla ricerca del Cattaneo, infatti, emerge come gli aspetti che maggiormente favoriscono l’utilizzo delle carte di pagamento sono dal punto di vista degli utenti velocità, facilità, possibilità di utilizzo sia online che all’estero, monitoraggio delle spese e sicurezza.

NON SOLO, però. Quasi tutti (il 90%) gli intervistati identificano nella cultura e nelle abitudini cristallizzate l’aspetto principale di ostacolo alla diffusione dei pagamenti digitali contro il 76% che teme per la sicurezza delle transazioni e il 67% per la propria privacy. E poi c’è il tema della diffusione dei Pos, troppo scarsa per il 66%. In generale, il tasto sul quale serve ancora spingere è una maggiore educazione finanziaria sull’utilizzo dei pagamenti digitali, vecchi e nuovi. Perché se noi restiamo indietro il mondo va avanti e, nel grande mare di tutto ciò che è fintech, stanno iniziando a nuotare pesci grossi come Facebook, Alibaba e Alipay (solo per fare alcuni nomi) che non vedono l’ora di gettarsi nella mischia. In questo quadro, la proposta avanzata dal viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, di inserire nella prossima manovra il taglio delle imposte sui pagamenti sotto i 25 euro fatti con carte e bancomat potrebbe certamente aiutare.