VERSO IL CAPITALISMO DIGITALE

Facebook lancia la sfida
alle banche centrali mondiali
Una moneta virtuale sicura
senza il rischio volatilità

Alessia Gozzi
MILANO

FACILE come condividere una foto. Bastano uno smartphone e una connessione web. E si pagherà in Libra. La criptovaluta di Facebook svelata al mondo da Mark Zuckerberg lo scorso giugno vedrà la luce nel 2020 e promette di rivoluzionare il mondo della finanza e dei pagamenti. Un progetto al quale il social network sta lavorando da almeno un paio d’anni e che si fonda su quattro elementi: la Libra Association, la tecnologia blockchain, il portafoglio digitale Calibra e la criptomoneta Libra.

IL NOME Libra, che in latino significa ‘bilancia’, simbolo di giustizia ed equilibrio non è stato scelto a caso. Libra è infatti una ‘stable coin’, cioè una criptovaluta garantita da un paniere di valute legali (per ora euro, dollari, sterline e yen) che le consentirà di avere un valore stabile nel tempo superando uno dei principali limiti delle criptovalute all’adozione come mezzo di pagamento, cioè la volatilità. Non vi sarà nessun tipo di politica monetaria, sarà possibile generare nuovi Libra depositando moneta legale e viceversa bruciarla prelevando moneta legale. Ma sarà la Libra Association – un’organizzazione indipendente senza fini di lucro con sede a Ginevra– a battere moneta come una sorta di banca centrale. Ne fanno parte, al momento 28 soci, con l’obiettivo di arrivare cento per il lancio: in campo big dei pagamenti come Mastercard, PayPal e Visa, Tlc come Vodafone e Iliad, ma anche aziende tecnologiche come Booking, Uber e Spotify.

LA MONETA virtuale verrà invece scambiata grazie a Calibra, una società direttamente controllata da Facebook che, in sostanza, è il primo wallet (portafoglio digitale) per gestire Libra. Calibra ha anche il compito di «garantire la separazione tra i dati finanziari» e quelli che gli utenti dei social trasferiscono a Facebook. Privacy e sicurezza informatica sono, infatti, due delle principali preoccupazioni che il progetto ha sollevato nelle autorità finanziarie. Infine, la blockchain. Tecnologia resa famosa da Bitcoin ma che, in questo caso, presenta caratteristiche diverse: viene definita opensource perché destinata a un pubblico globale ma non è completamente decentrata, quanto piuttosto concentrata nelle mani dei soci della Libra Association (solo alcuni sono autorizzati a gestire un ‘nodo’ per la validazione delle transazioni). Il white paper, notano gli esperti del settore, presenta però ancora molti ‘buchi’ e punti volutamente ambigui.

MA QUALE è il vero obiettivo di ‘Mister Facebook’? In primis, dare accesso agli oltre 1,7 miliardi di adulti a livello globale che sono attualmente ‘unbanked’, cioè privi di conto corrente bancario. Ma l’ambizione è assai più grande. Zuckerberg promette che, dall’inizio, il costo del servizio sarà basso o nullo. In seguito conta di offrire molteplici servizi: pagare le bollette con un clic, pagare il caffè attraverso la scannerizzazione di un codice o un mezzo pubblico senza contanti né carte. Un sistema di pagamento o, come teme qualcuno, una moneta alternativa? «Al 90% si tratta di una mossa di marketing per competere contro i sistemi di pagamento attuali – è il parere di Giacomo Zucco, uno dei massimi esperti italiani di criptovalute –: offrirà cioè servizi di banking multivaluta compliant con la Fed. Se, invece, punta a competere con le banche centrali si tratta di una follia che verrà fermata presto». I fari dei regolatori e delle autorità sono, infatti, già accesi sull’operazione Libra. Richieste di regole e chiarimenti, sono arrivate dalla Federal reserve, dal congresso Usa, dal governatore della Banca centrale giapponese e da quello della Banca d’Inghilterra. «Mente aperta ma non porta aperta», è il ragionamento, ma «Facebook è già troppo grande e troppo potente». Consegnargli senza una regolamentazione adeguata anche le informazioni bancarie in aggiunta alla miniera di big data della quale già dispone, appare da più parti una scelta temeraria. «I veri problemi della moneta elettronica – sottolinea il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco – sono la sicurezza digitale e la privacy. La sorveglianza c’è già e se ne occupa la Bce».

LA VEDE in modo meno apocalittico Valeria Portale, Direttore degli Osservatori Innovative Payments e Blockchain del Politecnico di Milano. A suo avviso, Facebook «non si pone come antagonista ai moderni player del settore finanziario, ha invece manifestato il proprio interesse a collaborare con loro». Alcune delle più grandi banche al mondo, secondo i rumors, potrebbero infatti entrare nella Libra Association. Citigroup, ad esempio, ha confessati di «aver dato un’occhiata» a Libra. Nulla di concreto, per ora. Si vedrà. Di certo, sarà una scossa al mondo finanziario tradizionale. Vietato restare alla finestra.

Di |2019-07-08T12:50:39+00:0008/07/2019|Primo piano|