Qualità e servizi, l’aria aperta fa bene al turismo
Così Human Company ha vinto la scommessa

Il gruppo toscano ha rivoluzionato il concetto di camping e abbattuto le frontiere

Nove villaggi in Italia, tre ostelli di ultima generazione e un hotel di charme
L’ad Galletti: stiamo trattando per acquistare una struttura in Lussemburgo

di Monica Pieraccini
FIRENZE

Nove villaggi in Italia, tre ostelli di ultima generazione a Firenze, Berlino e Praga e l’hotel di charme Villa La Palagina nelle colline intorno a Figline Valdarno. Sono queste le strutture del gruppo fiorentino Human Company, leader nel settore del turismo all’aria aperta, che negli anni ha diversificato il proprio business, investendo nella ristorazione e diventando partner al 50 per cento del format Mercato Centrale, partito dal mercato di San Lorenzo a Firenze e replicato poi a Roma, Campi Bisenzio, nella Piana fiorentina, e a Torino. Ma il gruppo sta lavorando anche per sbarcare all’estero. Marco Galletti (a sinistra nella foto) è l’ad di Human Company.
Dove andrete in Europa?
«Stiamo trattando per acquistare una struttura a Lussemburgo. Speriamo di chiudere il contratto entro fine anno. Sarebbe il primo camping di proprietà fuori Italia ».
Avete in programma l’apertura di nuove strutture?
«Per Pasqua 2020 sarà pronto il nuovo camping toscano, a Montescudaio, vicino a Cecina. Abbiamo acquistato un campeggio classico anni Ottanta e lo trasformeremo in una struttura innovativa, come le altre che fanno parte del nostro gruppo, con piscina, tanti servizi, particolare attenzione all’enogastronomia. Si trova a soli cinque chilometri dal mare e sotto un bellissimo bosco. Se mettiamo insieme la vita all’aria aperta ed i nostri servizi, può diventare una struttura attrattiva anche per i turisti italiani, oltre ai danesi e agli olandesi che da anni scelgono quella zona come meta per le loro vacanze».
Siete presenti nel Nord e Centro Italia e all’estero. A quando il Sud?
«È un obiettivo al quale stiamo lavorando da tempo. Stiamo trattando l’acquisto di alcune strutture in Puglia, Sicilia, Sardegna e Basilicata. Speriamo di arrivare al contratto a inizio del prossimo anno. Sarà la nostra sfida nel biennio 2020-2021».
Nel 2021 sarà inaugurato anche il villaggio di Eraclea, in Veneto…
«È un maxi progetto che prevede la realizzazione di due aree distinte su una superficie totale di 250 ettari: l’area turistico-ricettiva, destinata alla realizzazione di un Open Air Village su una superficie complessiva di 95 ettari con 3mila piazzole, e l’area naturalistica, destinata al Parco turistico rurale e territoriale di Valle Ossi, la cui principale peculiarità sarà mantenere le caratteristiche paesaggistiche della bonifica e di valorizzare la pineta, la Laguna del Mort e l’area del parco rurale naturale. Sarà un cinque stelle, con capacità di ospitare 14mila ospiti al giorno e un potenziale di 1,5 milioni di presenze annue».
Sul fronte ristorazione avete in previsione nuove aperture?
«Sì, dopo Torino sbarcheremo a Milano, nella primavera 2020. Siamo molto soddisfatti. I ristoranti stanno andando bene e chiuderemo il 2019 del ricettivo con un aumento dell’8 per cento del fatturato. Considerando che il 2018 è stato un anno record per il turismo, possiamo ritenerci soddisfatti dei risultati 2019». Il turismo all’aria aperta è sinonimo di sostenibilità? «Proprio su questo tema domani si svolgerà la seconda edizione di Open, ciclo di incontri promossi da Human Company. Riunirà alla Palazzina Reale a Firenze relatori autorevoli che tratteranno appunto di sostenibilità e innovazione quali driver strategici di crescita. Oggi è necessario ripensare il turismo. Forte di ingredienti come la non cementificazione, con unità abitative e strutture sostenibili, radicamento nel territorio, attività e servizi di qualità eccezionale, la ricetta del turismo all’aria aperta si rivela vincente e i dati lo dimostrano».
Le istituzioni possono fare di più per il settore?
«Sicuramente. Il turismo viene considerato importante, ma l’attenzione all’industria del turismo è vicina allo zero».
Cosa chiedete come operatori del settore?
«Regole certe, ma anche la possibilità di operare. Le iniziative sono frenate da aspetti normativi e burocratici che obbligano a dilatare i tempi delle aperture. Servirebbe un testo unico sul turismo, che metta insieme la parte amministrativa e urbanistica, i vincoli della sovrintendenza, che stabilisca regole e tempi. Sarebbe utile per attrarre investitori stranieri, ma sarebbe uno stimolo anche per gli imprenditori italiani»