UN’ALTERNATIVA PER I PORTAFOGLI

Tradizione e innovazione all’incanto
Bolaffi inaugura la partnership
con la regina spagnola delle aste

Viviana Ponchia
TORINO

FILIPPO BOLAFFI ama ripetere che il suo lavoro è capire dove vanno il mondo e il mercato. Segnato dagli studi a Boston e da una lunga esperienza a New York, applica la mentalità americana alla sua casa d’aste, nata nel solco di un’attività commerciale in campo filatelico iniziata a Torino nel 1890. E questo pensiero largo lo ha portato alla collaborazione con un’altra storica eccellenza del collezionismo, la spagnola Soler y Llach, a tradizione familiare proprio come Aste Bolaffi e con origini che vanno indietro di generazioni (Filippo Bolaffi è la quarta). «Mio nonno poteva fare il suo ‘one man show’ con la valigetta piena di francobolli – dice l’amministratore delegato – oggi il segreto è il concetto di crescita, la ricerca di nuove possibilità. Siamo in tanti e trattiamo le cose in modo diverso ».

E COSÌ venerdì 22 febbraio la partnership tra Aste Bolaffi e Soler y Llach debutta a Barcellona con l’asta di francobolli della ‘Collezione Savoy’, un’unica raccolta che comprende varietà del Regno d’Italia dal 1862 al 1942. Il catalogo è composto da oltre 300 lotti, alcuni rarissimi, per una base d’asta di circa 300.000 euro, che le due società si augurano di raddoppiare in sala. Come il 10 centesimi 1862 non dentellato in basso, la coppia del 10 centesimi, prima emissione dentellata, senza effigie su busta e due esemplari del 15 centesimi tipo Sardegna del 1863 uno dei quali con effigie invertita, usati su busta il primo giorno d’emissione.

TRA LE ALTRE gemme si segnalano l’unico esemplare conosciuto del francobollo De La Rue 40 c. rosa frazionato a metà su busta e usato per 20 centesimi, il raro 15 centesimi, Augusto violetto, uno dei 50 esemplari scappato alla soprastampa ‘Isole Italiane dell’Egeo’ e la serie non emessa della II Milizia. Da sempre Soler y Llach e Aste Bolaffi hanno ottimi rapporti e in questa occasione per la prima volta mettono insieme le forze per garantire una vendita di alto livello a una grande platea di collezionisti internazionali.

COME SPIEGANO Josep Soler, Xavier Llach e Filippo Bolaffi (la cui azienda è entrata nel capitale degli spagnoli in società con le storiche famiglie fondatrici) si tratta del risultato di un percorso congiunto, commerciale e azionario, che dalla fine del 2018 le società hanno avviato per consolidare le realtà filateliche e numismatiche leader nei rispettivi paesi, aprirsi anche a nuovi segmenti del collezionismo e per espandersi nei territori storicamente influenzati dal mondo ispano- italiano. Il desiderio di intrecciare legami con realtà importanti in altri paesi è anche figlio della preoccupazione per l’aria che tira in Italia. Bolaffi Spa è tra i promotori della petizione ‘Salviamo il collezionismo’ lanciata su change.org con il proposito di far modificare il disegno di legge 882.

«LEGGE GIUSTA ma scritta molto male» è il giudizio lapidario dell’ad torinese. Le ‘Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale’, spiega Filippo Bolaffi, potrebbero avere pesanti conseguenze sul mondo del collezionismo qualora fossero approvate in maniera definitiva. Il disegno di legge prevede, tra l’altro, la reclusione da quattro a dieci anni e multe per furto aggravato o ricettazione; da uno a cinque anni di reclusione, e multa da 3 a 10mila euro, per chi contraffà opere d’arte, salvo quelle dichiarate espressamente non autentiche. Pene altrettanto severe per importazione ed esportazione illecita; per traffico illecito (punibile con la reclusione da due a otto anni), oppure per distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento ed uso illecito dei beni culturali o paesaggistici. Il guaio è che non si spiega chiaramente a quali beni culturali tali norme si debbano applicare, insistono i firmatari della petizione.

DAL MOBILETTO della nonna alle lettere dei soldati della Prima guerra mondiale, dal dipinto di un minore dell’Ottocento al diario scolastico di un ragazzo, dall’auto d’epoca alla fotografia. Basta che tali oggetti abbiano almeno settant’anni per rientrare nella casistica e ogni dodici mesi la stessa mannaia scatterebbe per la molteplicità di altre cose, magari detenute da tempo immemore in famiglia o frutto di un’appassionata raccolta. «Per colpirne uno se ne fanno fuori mille – dice Filippo Bolaffi – Se le cose resteranno così, per una casa d’aste non ci sarà più mercato e bisognerà cercarlo altrove. A fine 2018, per un’opportunità commerciale, Aste Bolaffi ha acquistato anche un’altra storica società a Londra. Acquisto più che mai utile alla luce delle funeste idee del legislatore ».

Di |2019-02-18T10:27:55+00:0018/02/2019|Imprese|