UNA VICENDA EMBLEMATICA

Richard Ginori, icona di porcellana
Lo Stato comprerà la storica collezione

SESTO FIORENTINO (Firenze)

ENTRO L’ESTATE lo Stato dovrebbe acquisire l’immobile e l’intera collezione del Museo di Doccia a Sesto Fiorentino. L’annuncio, atteso, era stato dato a marzo a Firenze dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini durante il G7 dei ministri della Cultura. La cifra ipotizzata per l’acquisizione è di 2,5 milioni di euro; in realtà i fondi da mettere realmente in campo sarebbero molti meno perché lo strumento utilizzato dovrebbe essere quello della legge Guttuso che consente di compensare debiti fiscali con opere d’arte. Dopo due aste andate deserte, per l’acquisizione del museo il percorso sembra avviato con l’obiettivo dichiarato di salvare, letteralmente, la struttura chiusa da maggio 2014 perché rientrata nel fallimento della Richard Ginori e ridotta ora in condizioni precarie (tra l’altro con pericolose infiltrazioni d’acqua), tanto da far temere per la stessa salvaguardia delle opere.

OPERE CHE rappresentano il fiore all’occhiello della produzione Ginori dal 1735 e che legano l’edificio museale con la produzione dell’azienda acquisita, nel 2013, dal colosso del lusso Kering. Chiaramente il museo di Doccia, che è i un museo d’impresa, non ha troppo senso né soprattutto un futuro possibile, se slegato dalla storica manifattura confinante. Ma allo stesso tempo anche la ‘fabbrica’ Ginori avrebbe molto da perdere se l’annunciato rilancio del museo non dovesse avvenire. Per questo negli ultimi mesi la questione legata al museo, pur non essendo connessa direttamente alla vicenda, si è intersecata con il percorso, difficilissimo, in atto per l’acquisto dei terreni su cui sorge lo stabilimento Richard Ginori. Solo se si arriverà ad un accordo per l’acquisizione dell’area tra la proprietà della Ginori e le banche creditrici del fallimento della vecchia Ginori Real Estate, infatti, sarà possibile avere qualche certezza sulla permanenza della storica manifattura sul territorio di Sesto Fiorentino. Se l’accordo non dovesse essere raggiunto Kering, ipotesi che tutti cercano di scongiurare, potrebbe optare per trasferire la produzione in un altro Comune. In questo malaugurato caso il museo di Doccia, pur recuperato e acquistato dallo Stato, rischierebbe di trasformarsi in una cattedrale nel deserto. Se invece la permanenza a Sesto dell’azienda sarà garantita, allora la produzione non potrà che puntare sull’effetto ‘volano’ dato dalla sinergia con il museo; non solo per fondarsi su una storia ricca e ancora feconda ma anche per puntare su nuove linee e nuove idee.

IN UN PERIODO in cui le liste di nozze, con immancabile servizio di piatti Ginori, hanno ceduto il passo a nuove esigenze, la proprietà Kering dovrà giocoforza puntare su prodotti diversi: in particolare, come annunciato in più occasioni dall’ad e presidente di Richard Ginori, Giovanni Giunchedi, sull’oggettistica e il design e, in questo senso, la vetrina del Museo Ginori sarebbe di assoluto prestigio. Una sinergia quella tra fabbrica e museo evidente anche nell’ambito della mostra che, fino all’inizio di ottobre al Museo fiorentino del Bargello, vedrà protagonisti alcuni dei capolavori realizzati nel corso della sua storia dalla manifattura Ginori.

Sandra Nistr

Di |2018-10-02T09:25:13+00:0031/05/2017|Focus Musei d'impresa|