Ricerca, la benzina per correre
Investiti 380 milioni in un anno
«Bisogna aumentare gli incentivi»

PARMA

IL MOTORE della crescita della Chiesi si chiama ricerca. L’85 per cento del fatturato è rappresentato da prodotti frutto dell’attività di ricerca. Le aree di studio sono quelle delle malattie respiratorie, della neonatologia e delle malattie rare. Nel centro di Parma 450 persone partecipano a tutte le fasi della lavorazione, da quella di discovery alla produzione dei lotti. Sono una cinquantina i progetti in itinere. Molti farmaci per la cura di gravi malattie sono nati qui.

La Chiesi è leader nella terapia delle malattie respiratorie. Quanto investite in ricerca e sviluppo?

«Nel 2017 sono stati investiti 380 milioni, quasi il 23% del nostro fatturato. È uno sforzo molto importante che ci consente di essere competitivi nelle aree terapeutiche in cui siamo presenti. Purtroppo devo lamentare che nel nostro Paese non c’è adeguato riconoscimento dei nostri investimenti, in termini di rapidità di accesso al mercato e di valore di rimborso attribuito al nuovo farmaco. Due mesi fa abbiamo completato lo studio Tribute per la cura contro le broncopneumopatie croniche ostruttive. È stato l’ultimo di una serie di studi clinici importanti che hanno coinvolto oltre settemila pazienti. Si è trattato del maggior investimento in ricerca clinica fatto da un’azienda italiana».

I tre settori strategici continueranno ad essere il respiratorio, la neonatologia e le malattie rare?

«Sì, continueremo ad investire in questi tre settori. La neonatologia ci vede leader mondiali con il nostro prodotto per il trattamento dell’insufficienza respiratoria nei neonati prematuri. Nella BPCO siamo leader di mercato in Italia e in alcuni altri Paesi europei, e comunque fra le prime quattro aziende in Europa. La nuova terapia rigenerativa della cornea, nei pazienti che hanno subito gravi lesioni agli occhi, sta espandendosi in Europa e altrove».

Quali sono le azioni che il governo dovrebbe intraprendere per sostenere la ricerca?

«Occorrerebbe creare un robusto clima favorevole alla ricerca biomedica, sia a livello universitario che a livello delle aziende innovatrici. E poi favorire i rapporti fra aziende e università, promuovendo collaborazioni fruttuose con la costituzione di spin-off fra ricercatori, e in seguito partnership con aziende. Gli incentivi alla ricerca vanno rinforzati, resi stabili e semplificati. Ad esempio il Patent Box nel nostro settore non è ancora decollato. Vanno premiati gli investimenti delle aziende italiane con soluzioni incentivanti in tema di rimborso.»

Giuliano Molossi