Un Bel Paese per i turisti
L’Italia recupera posizioni nelle classifiche mondiali
E mette in cassa 14 miliardi

Elena Comelli
MILANO
NON SEMPRE L’ITALIA è ultima in Europa. Per il turismo è sul podio insieme a Spagna e Francia. Nel 2016 la Spagna, con 454milioni di pernottamenti (+7,8%), ha consolidato la sua leadership precedendo la Francia (395 milioni, -4,6%) e l’Italia (395 milioni, +0,5%). A seguire Germania (390 milioni, +2,8%) e Regno Unito (292 milioni, -4,5%). Andando più a fondo, però, si scopre che l’Italia è saldamente seconda in Europa per pernottamenti di stranieri (con 196,6 milioni di notti) dopola Spagna (294milioni) e assai davanti alla Francia (123 milioni). E va osservato che metà del distacco che la Spagna ci infligge viene da oltre 40milioni di notti in più di inglesi, che usano la penisola iberica come campo da golf invernale a basso costo. Ma soprattutto, l’Italia è la prima destinazione europea per presenze di turisti extra-europei, con oltre 60milioni di notti davanti alla Spagna, che ne registra solo 43 milioni (dati del 2015, ultimo anno con statistiche dettagliate). In particolare, l’Italia è la destinazione con il maggior numero di presenze di statunitensi, canadesi, giapponesi, sudamericani, sudafricani, turchi, cinesi, coreani, australiani, ucraini ed è la terza destinazione per i russi.
LA BILANCIA turistica dei pagamenti ha riportato un saldo netto positivo di 13miliardi e 812milioni di euro nel 2016 (+2% sul 2015). I viaggiatori stranieri in Italia, in base ai dati di Bankitalia, hanno speso 36 miliardi e 359 milioni di euro (+2,3%) mentre la spesa turistica degli italiani all’estero è stata di 22.257 milioni (+2,4%). I tedeschi si confermano i nostri primi clienti, con un incremento del 4,6%. Negli ultimi anni, i progressi maggiori il Belpaese li ha fatti soprattutto nei confronti dei viaggiatori dei Paesi emergenti. Alcune cifre sono indicative. Nel 2006 l’Italia superava la Francia per presenze di turisti cinesi di sole 221mila notti, mentre nel 2015 il distacco a nostro favore è salito a 1 milione e mezzo di notti. Sempre nel 2006 l’Italia superava la Spagna per pernottamenti di turisti dell’America Latina di sole 58 mila presenze mentre nel 2015 il nostro vantaggio è cresciuto a 1 milione e 141 mila notti. Naturalmente non sono tutte rose e fiori. NellaUe il numero complessivo di pernottamenti è arrivato a oltre 2,8 miliardi, in aumento del 2% rispetto al 2015, mentre in Italia il numero dei pernottamenti è cresciuto solo dello 0,5%. I dati Eurostat «dimostrano che abbiamo tanto lavoro ancora da fare per raggiungere la media europea», ha commentato Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo. Un punto su cui occorre ancora lavorare in modo sinergico, ha sostenuto il sottosegretario, «è quello relativo alla rilevazione dei dati turistici. In Italia manca una banca dati del settore e non è semplice garantire dei numeri corretti. Non si può sottovalutare il fenomeno dell’economia sommersa e di quelle attività ricettive non registrate, che contribuiscono a non fare chiarezza sui numeri reali del turismo in Italia». C’è un notevole potenziale turistico inespresso in molte regioni, specie al Sud, mentre altrove (si pensi a Venezia o alle Cinque Terre, per citare alcuni casi) si sta pensando di limitare gli ingressi dei visitatori. Basti considerare che la provincia di Venezia da sola registra ogni anno più pernottamenti di turisti stranieri di nazioni come il Belgio o l’Irlanda. Mentre le Isole Baleari hanno più del doppio di pernottamenti di stranieri del nostro intero Mezzogiorno.
LA COMPETITIVITÀ del settore è bassa perché tante nostre imprese sono sottodimensionate e fanno pochi investimenti, non esistono grandi tour operator e grandi catene alberghiere, i trasporti in alcune aree, specie verso il Mezzogiorno, sono carenti. L’offerta ricettiva italiana può contare su circa 167mila esercizi, di cui il 20% è rappresentato dagli alberghi ( hotel di media categoria in prima posizione) e il restante 80% dagli esercizi complementari. Ma se si considerano i posti letto, il gap fra strutture alberghiere ed extra-alberghiere si riduce fortemente: gli hotel contano 2,2 milioni di posti letto (46% del totale), mentre i complementari 2,6 milioni di posti letto, in maggioranza nei campeggi e villaggi turistici. Cresce, insomma,la tendenza dei viaggiatori ad alloggiare fuori dalle strutture alberghiere. Sono circa 500mila gli alloggi in affitto da privati, che i proprietari espongono su diverse piattaforme online, in base ai dati di HundredRooms,motore di ricerca di appartamenti turistici. Un settore cresciuto a dismisura negli ultimi anni, complice la cultura della sharing economy: ai pacchetti turistici preconfezionati, il visitatore contemporaneo preferisce un’esperienza più locale e una maggiore autonomia, esigenze che può soddisfare affittando una casa o una stanza da privati.
AL DI LÀ delle asimmetrie e dei ritardi, però, il turismo sta crescendo forte in Italia. Se confrontiamo il 2008 con il 2016 nessun Paese dell’Eurozona ha visto aumentare il numero di occupati come l’Italia, sia in valore assoluto sia in percentuale. Gli occupati nel settore sono oggi su base annua 235mila in più rispetto al 2008: seguono la Spagna (più 146mila), la Francia (più 132mila) ela Germania (più 112mila). L’aumento percentuale degli occupati nel turismo è stato in Italia del 20% in otto anni, il più rilevante di tutta l’Eurozona.