UN TESORETTO PER IL FUTURO

Polizze vita, buoni postali e Pac:
investire pensando ai propri figli
Ma occhio a penali e rendimenti

Andrea Telara
MILANO

METTERE DA PARTE un gruzzoletto da lasciare in eredità a figli o nipoti, per aiutarli ad affrontare le spese più importanti della vita, dagli studi all’università al matrimonio, passando per l’acquisto della casa. È l’obiettivo che si pongono molti risparmiatori italiani ai quali l’industria finanziaria propone diverse soluzioni ad hoc. Primi fra tutti i piani di accumulo dei capitale (pac) sui fondi comuni di investimento. Si tratta di programmi di risparmio in cui un investitore può acquistare le quote di un fondo comune azionario, obbligazionario o di altro tipo, versando periodicamente (in genere ogni mese) una piccola somma di denaro, che parte da 50 o 100 euro.

I PAC sono consigliati soprattutto nell’acquisto dei fondi azionari, poiché permettono di entrare sui mercati in maniera graduale evitando così il rischio di sbagliare il timing, cioè di investire tutto il capitale quando le borse sono ai massimi e sopravvalutate. Non va dimenticato, però, un particolare importante: i piani di accumulo non danno alcuna garanzia di protezione del capitale e di solito, soprattutto nel caso dei pac sui fondi azionari, possono dare soddisfazioni agli investitori nell’arco di almeno 5 o 10 anni, visto che nel breve periodo i listini di borsa sono soggetti a diverse oscillazioni ed espongono appunto al rischio di perdite consistenti. Per chi vuole dormire sempre sonni tranquilli, esistono strumenti finanziari un po’ più sicuri che ben si prestano a realizzare un piano di risparmio ultradecennale. È il caso delle polizze vita del ramo I, cioè prodotti assicurativi in cui un investitore versa una somma di denaro, anche gradualmente ogni mese, che viene investita in un fondo gestito dalla stessa compagnia assicuratrice ed è composto per lo più da titoli di stato e obbligazioni di alta qualità.

LE POLIZZE del ramo I offrono la garanzia della piena restituzione del capitale, ma spesso hanno un difetto: sono piene zeppe di voci di costo tra commissioni di gestione e caricamenti sui premi. Detto in soldoni, buona parte del capitale versato dal risparmiatore (a volte anche il 3-5%), viene intascato come balzello dalla compagnia senza essere investito nei fondi sottostanti la polizza. Inoltre, nei contratti sono previste spesso delle penali consistenti (sempre nell’ordine del 3-5% del capitale) qualora il risparmiatore decida di riscattare i soldi investiti prima della scadenza prevista dal contratto (fissata di solito a 5-10 anni). Occhio dunque ai costi di questi prodotti, che spesso rosicchiano i rendimenti fin quasi ad azzerarli.

PER CHI VUOLE ridurre al massimo le voci di spesa, una categoria di strumenti finanziari consigliabile è rappresentata dai buoni fruttiferi postali (Bfp). Sono emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti, distribuiti dagli sportelli di Poste Italiane e garantiti dallo Stato. Hanno dunque lo stesso profilo di rischio di un Buono del Tesoro, con una differenza: mentre per acquistare i Bot o i Btp bisogna pagare delle commissioni alla banca o all’intermediario, i Bpf non son soggetti a commissioni, né di acquisto né di gestione e sono liquidabili in qualsiasi momento. Con il calo dei tassi d’interesse, però, i loro rendimenti si sono molto ridotti: per chi ha dei figli ancora giovani, sono stati creati i buoni postali dedicati ai minori che sono sottoscrivibili a rate versando almeno 50 euro al mese e offrono un interesse dello 0,5% lordo il primo anno (0,43% al netto delle tasse), che sale gradualmente nel tempo sino al 2% lordo (1,75% netto) quando il minore si avvicina alla maggiore età.

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
LA SCENEGGIATA DELLE POPOLARI

LA LOBBY delle banche popolari alla fine ce l’ha fatta. Il consiglio dei ministri ha approvato il congelamento della riforma del 2015. Una decisione che, a mio parere, rappresenta il primo errore di questo governo, così come il provvedimento di tre anni fa era stata una delle poche cose buone di Renzi. C’è da dire che la correzione arriva quasi fuori tempo massimo. Le uniche due popolari che non dovranno cambiare governo sono la Sondrio e la Bari. Tutte le altre, a cominciare dalle più grandi, sono spa da tempo. Le due popolari superstiti non sono certo le più rappresentative. Però era chiaro, fin dall’inizio, che i loro dirigenti e i consigli d’amministrazione non avevano nessuna voglia di cambiare pelle per non perdere potere e influenza. Non a caso hanno rinviato la convocazione delle assemblee dei soci che dovevano approvare la svolta. Speravano nel miracolo che, puntualmente è arrivato. Assopopolari (nella foto il presidente Corrado Sforza Fogliani), ancora una volta, si è dimostrata una lobby potente. Pur senza avere più l’appoggio dei big della categoria ha raggiunto lo scopo di salvare il salvabile.

A QUESTO PUNTO mi viene il dubbio che tutto si sia risolto in una gigantesca sceneggiata: le popolari più grandi, ormai con rilevanza nazionale, avevano perso l’aggancio con il territorio. Quindi non avevano più interesse a conservare la vecchia governance. La rapidità con cui hanno cambiato pelle lascia pensare che, in realtà, i loro dirigenti volessero confermare la logica del Gattopardo: tutto deve cambiare per restare come prima. Non a caso i vertici di questi istituti sono, quasi dovunque, gli stessi di prima. Invece i dirigenti delle popolari che non volevano correre rischi di eventuali ribaltoni sono riusciti a scamparla. Eccesso di dietrologia? Giudicate voi: la Popolare di Bari è ancora guidata dal figlio del fondatore che, a sua volta, ha collocato ai posti di comando i propri figli maschi. Una configurazione tipica da azienda familiare invece che di una public company come si definiscono le popolari.


L’investitore paziente ha nervi saldi
«I piani di accumulo, un’occasione
Ma paletti certi per la liquidazione»

STEFANO MACH, 51 anni, è un veterano dell’industria finanziaria. Ci lavora dal 1986, quando era ancora giovane e, ancor prima di laurearsi all’università, imparava i rudimenti del mestiere nello studio dello zio, agente di cambio a Milano. Era un’altra epoca e c’era un altro mondo, col muro di Berlino ancora in piedi. A Piazza Affari esisteva il «mitico» mercato delle grida, con gli operatori che inviavano i loro ordini di acquisto e vendita a voce, nell’affollato parterre di Piazza Affari, senza mai usare il computer. A distanza di oltre 30 anni, Mach è oggi uno dei tre fondatori di una nuova società di gestione e di consulenza finanziaria: la IMPact Sim, creata pochi mesi fa assieme ai colleghi Fasto Artoni e Gherardo Spinola. Tutti e tre sono stati, per moltissimi anni, i gestori di punta di un importante gruppo finanziario italiano come Azimut, che hanno lasciato pur mantenendo il mandato di gestione di 24 comparti fra cui il fondo Trend, il prodotto della società che ha alle spalle la storia più lunga. Proprio perché ha visto un’altra epoca della finanza, Mach ha le credenziali giuste per dare qualche consiglio ai risparmiatori che vogliono investire nel lungo periodo e costruire un tesoretto da lasciare in eredità ai figli o ai nipoti.

Che suggerimenti possiamo dare, dunque, a chi investe nel lungo periodo?

«Innanzitutto farei una premessa: ci sono alcuni consigli più semplici e intuitivi, altri che spesso vengono trascurati ma che sono ugualmente importanti».

Andiamo per ordine. Quali sono le avvertenze più semplici?

«Se l’obiettivo è accantonare una cifra consistente a poco a poco, in un orizzonte lungo, si può scegliere un piano di accumulo del capitale sui fondi comuni di investimento, che consente di entrare sui mercati in maniera graduale. In questo modo si può anche evitare l’errore che commettono molti investitori quando si impauriscono durante le fasi negative delle borse e comprano o vendono nel momento sbagliato ».

Meglio dunque non farsi mai prendere dal panico…

«Chi investe in un orizzonte di lungo termine non deve farsi dominare dalle emozioni e capire che i mercati vivono sempre dei cicli di rialzi e di ribassi. Inoltre, non bisogna rinunciare ad assumere una dose di rischio per il proprio portafoglio, esponendosi anche sul mercato azionario, che può essere più volatile nel breve periodo, ma ha maggiori chance di avere performance consistenti nel lungo. Fatte queste premesse, ci sono poi altre avvertenze che spesso vengono sottovalutate dagli investitori».

Quali sono?

«È importante conoscere bene i prodotti finanziari acquistati, prestando attenzione in primis a chi li gestisce e a quali risultati è riuscito a ottenere in passato. Spesso, nel nostro settore, si vedono repentini cambi di casacca da parte di non pochi professionisti, senza che lo stesso risparmiatore se ne accorga neppure. Invece è bene affidare i propri soldi a persone che hanno sviluppato un rapporto solido e duraturo con la società di gestione per cui lavorano. Senza dimenticare, poi, la necessità di porsi un interrogativo importante: quanta parte del suo patrimonio personale il gestore di un fondo destina allo stesso prodotto di cui cura le strategie? Chi si occupa dei soldi degli altri deve anche assumere un rischio personale, nelle scelte d’investimento che fa. Infine, un ultimo suggerimento: evitate gli asset illiquidi».

Che significa?

«Anche se lo scopo di un risparmiatore è guadagnare nell’arco di molti anni, bisogna sempre investire in strumenti finanziari che, in caso di necessità, consentono di liquidare il capitale in qualsiasi momento o in tempi brevi, con prezzi chiari e determinati in maniera trasparente. Si tratta, di un principio fondamentale che non deve mai venir meno nella gestione del risparmio ».

Andrea Telara

SelfieWealth Nasce il primo fondo europeo totalmente gestito dai robot

MILANO DUE ECCELLENZE del fintech made in Italy hanno deciso di unire le forze per lanciare il primo fondo europeo di investimento totalmente gestito dagli algoritmi. SelfieWealth, il RoboAdvisor fondato da Edoardo Narduzzi ed autorizzato a Londra dalla Fca, e UCapital24, il social network della finanza fondato da Gianmaria Feleppa, offriranno un fondo comune con tre linee diverse di gestione attiva, la cui asset allocation è decisa dal robot di SelfieWealth mentre la strategia di trading è eseguita dagli algoritmi di UCapital. Nel mezzo, pochissimi gestori umani col ruolo di controllare che tutto il processo avvenga al meglio.

I DUE PRODOTTI tecnologici sono tra loro complementari: Selfiewealth individua gli strumenti migliori su cui investire, sfruttando l’intelligenza artificiale, mentre Ucapital24 dispone di algoritmi di trading in grado di verificare in tempo reale su tutti gli strumenti il trend e anche di offrire il segnale automatizzato di ingresso e di uscita dal mercato sulla base di un rating sia tecnico sia fondamentale. La piattaforma, poi, integra all’interno tutte le funzionalità dei più grandi provider del mondo a partire da Morningstar, la cui partnership consentirà di coprire anche 37mila fondi.

IL FONDO Ucapital Multi alpha plus, di cui Feleppa è il gestore e anch’esso regolamentato dalla Fca, sarà il primo in Europa ad avere un doppio livello di automatizzazione che va dall’asset allocation all’execution. Gli algoritmi di SelfieWealth e di Ucapital, in modo congiunto e complementare, filtrano le scelte d’investimento sia su base tecnica sia fondamentale. Tale tecnica di trading, ormai utilizzata in gran parte dagli hedge fund americani, consente la minimizzazione del rischio umano eliminando l’emotività nella gestione. L’obiettivo del fondo Ucapital, essendo uno Ucits aperto anche ai risparmiatori retail, è l’equilibrio: vuole sfruttare e ottimizzare tutte le diverse condizioni di mercato a livello globale, garantendo allo stesso tempo un livello di rischio limitato. Il fondo sarà distribuito in Italia, Svizzera e Regno Unito ed ha un obiettivo di raccolta di 100 milioni di euro nei prossimi due anni.

Di | 2018-07-31T09:59:39+00:00 31/07/2018|Dossier Economia & Finanza|