Investire è un affare di famiglia
Patrimoni per 30mila miliardi
l’eredità delle nuove generazioni

Andrea Telara

MILANO

CIRCA 30MILA miliardi di dollari. È il valore astronomico della ricchezza che entro il 2050, secondo le stime della società di consulenza Accenture, verrà ereditata in tutto il mondo dai cosiddetti millennial, cioè i nati tra il 1980 e il 2000. Nei prossimi decenni questa generazione di giovani cresciuti nell’era digitale entrerà finalmente in possesso del patrimonio immobiliare e finanziario lasciato in dote dai loro genitori o nonni. Cosa cambierà per consulenti finanziari e per private banker che gestiscono il portafoglio degli investitori di fascia medio-alta? Sono in molti a chiederselo tra gli addetti ai lavori, soprattutto in un settore come quello del private banking dove circa un terzo del patrimonio gestito (secondo i dati dell’associazione di categoria Aipb), è ancora in mano a clienti che hanno più di 74 anni e che, prima o poi, dovranno lasciare ad altri le proprie ricchezze.

NEGLI STATI UNITI si stanno già attrezzando da tempo a questo passaggio epocale, ben consapevoli del fatto che, quando il patrimonio da trasferire è molto grande o di una certa entità, spesso si creano contrasti profondi all’interno delle famiglie, non soltanto tra i fratelli e le sorelle che ereditano le fortune della generazione precedente, ma spesso anche tra i genitori e i figli. Ecco allora che molti consulenti finanziari e private banker d’Oltreoceano, come ha raccontato qualche mese fa il mensile Forbes, hanno cercato di relazionarsi coi clienti in modo diverso, andando ben oltre le attività tradizionali come la semplice movimentazione del portafoglio o la vendita di prodotti finanziari. Diverse società specializzate nella gestione patrimoniale come Wells Fargo o Ubs Private Wealth Management si sono infatti dedicate anche alle attività di family coaching, incontrano tutti i familiari dei clienti, compresi quelli di età più giovane, sondano le loro aspirazioni e cercando di dare i suggerimenti giusti per prevenire o dirimere eventuali controversie riguardo al passaggio generazionale della ricchezza. Relazionarsi con i più giovani, ovviamente, rappresenta una grande opportunità per i consulenti finanziari che vogliono entrare in contatto con i potenziali clienti di domani. Quest’ultimi, a differenza dei loro genitori, hanno maggiore dimestichezza con le tecnologie digitali e sono fortemente propensi a utilizzare la cosiddetta roboadvisory, cioè i servizi di consulenza finanziaria «robotizzata», in cui a costruzione dei portafogli avviene in automatico attraverso l’utilizzo di un software. Si tratta di una grande innovazione che, tuttavia, minaccia di ridimensionare il ruolo del consulente finanziario o del private banker in carne e ossa. Proprio per questa ragione, i professionisti del settore che non vogliono farsi travolgere dall’avvento delle nuove tecnologie devono puntare molto sulle relazioni personali con i clienti, esaltando l’importanza dell’aspetto umano del loro lavoro.

MA NON SONO soltanto i millennial a rappresentare oggi il segmento emergente di investitori a cui devono guardare con interesse i private banker e, più in generale tutti i gestori dei grandi patrimoni. In un report intitolato Future of Wealth Management, gli esperti di Accenture hanno puntato i riflettori anche sulle clienti donne che oggi, in tutto il mondo, rappresentano il 40% circa dell’intera forza lavoro, ma possiedono ancora soltanto il 2% della ricchezza finanziaria globale. Considerando però che la popolazione femminile vive mediamente più a lungo di quella maschile e che molte donne stanno avendo avanzamenti di carriera e di reddito, nei prossimi decenni i private banker dovranno elaborare delle strategie mirate a servire al meglio le loro clienti. Le quali, peraltro, solitamente hanno esigenze diverse rispetto agli uomini: richiedono servizi di consulenza efficienti, con frequenti punti contatto con il loro consulente di fiducia.

 

Contro corrente di ERNESTO PREATONI

ECCO CHI SCOMMETTE CONTRO L’ITALIA

HO LETTO stupito i commenti alla notizia che Bridgewater, il più grande hedge fund del mondo, ha triplicato la scommessa al ribasso sull’Italia. Ha messo sul tavolo tre miliardi di dollari convinto della caduta di Piazza Affari come conseguenza di un peggioramento generale del Paese. Reuters ha dato l’elenco dei fondi speculativi che la pensano come Ray Dalio (nella foto), capo di Bridgewater. Complessivamente la posta in gioco ammonta a dieci miliardi di dollari. Questa notizia ha provocato reazioni indignate di politici e giornalisti. Francamente non capisco lo sdegno. A smentirlo, fra l’altro, proprio l’andamento dei mercati. Come ho più volte detto, anche su queste colonne, la penso esattamente come Ray Dalio ma, a differenza di lui, ho smesso da anni di occuparmi di mercati finanziari. Perché non dovrebbe scommettere contro l’Italia? La ripresa economica, come ho sempre detto, è molto fragile ed è alimentata da fattori internazionali. Fra l’altro comincia a dare segni di indebolimento: a dicembre le vendite al dettaglio sono scese dello 0,1% come valore e dello 0,9% come volume. A gennaio il giro d’affari dei supermercati è calato del 6%. È chiaro che senza domanda interna la ripresa non è sostenibile. Tanto più che ci sono pesanti nuvole anche sull’export.

IL BOOM del 2017 è stato favorito dalla debolezza dell’euro. Ora è tornato a 1,25 dollari e non si ferma. Il petrolio punta verso quota 70 dollari. Significa che stanno venendo meno due elementi (cambio favorevole e greggio a buon mercato) sui tre che hanno alimentato la ripresa. Se la Bce dovesse alzare i tassi prima del previsto crollerebbe anche il terzo puntello. Non parliamo poi della politica. Le elezioni si annunciano nel segno dell’ instabilità. I partiti hanno approvato una legge elettorale pensata più per impedire la vittoria degli altri che per favorire la propria. L’Italia rischia di restare senza governo per lungo tempo (come la Germania). Oppure di tornare alle urne come la Spagna. Solo che l’Italia non è la Spagna e nemmeno la Germania. E allora perché stupirsi se i grandi fondi speculativi scommettono contro l’Italia? La colpa è solo nostra che non riusciamo a costruire un Paese normale.