Dai fazzoletti ai rotoli assorbenti
Lucca gioca la carta anti crisi
Fatturati e occupazione in crescita

LUCCA

DALLA cucina al bagno, dalla tavola ai momenti in cui siamo colti da raffreddore, fino all’atto di scartare un regalo. La carta made in Lucca accompagna la nostra vita fino ai momenti più intimi. Sottoforma di tissue, confezionato in carta igienica, asciugatutto, tovaglioli e fazzoletti,oppure di cartone ondulato utilizzato per l’imballaggio. «Il mercato del tissue non conosce flessioni, anzi è in costante crescita. Quello del cartone da packaging è in ripresa dal 2015 , dopo anni difficili», spiega Tiziano Pieretti, imprenditore e presidente della sezione carta di Confindustria Toscana Nord che riunisce i territori di Prato, Pistoia e appunto Lucca. Come dire che l’impiego di carta nella vita quotidiana non risente della crisi, quello del cartone invece è connesso all’andamento generale e ondulatorio (per restare in tema) dell’economia.

La fortuna del distretto lucchese è legata soprattutto alla carta igienica e ai rotoli assorbenti che in cucina hanno spazzato via «asciughini» di stoffa e spugne. Sofidel, famosa per la pubblicità televisiva dei «rotoloni» è uno dei leader mondiali del tissue e ha impianti anche in America e Asia In Ohio, sta per nascere uno stabilimento quasi interamente robotizzato che all’annuncio del progetto procurò a Sofidel il grazie dell’allora presidente Obama. S’investe all’estero perché al di là di certe distanze non conviene la esportare il prodotto finito. «Oltre il perimetro di un migliaio di km è più economico sostituire i costi del trasporto con l’insediamento di impianti. E non parlate di delocalizzazione», racconta Pieretti. Così, a Lucca e dintorni (soprattutto i comuni di Capannori e Porcari) è fiorita a fianco di quella della carta, la produzione di macchinari per lavorarla: impianti che trasformano la cellulosa in bobine e tecnologie che da queste ricavano tissue o cartoni.

I MACCHINARI finiscono per conquistarsi più mercati e più lontani rispetto al prodotto finito. L’export tecnologico raggiunge la Cina e il Brasile, come si conviene alla tradizione dei lucchesi e alla loro antica vocazione ad emigrare in tutto il mondo.

Si va lontano ad impiantare fabbriche, ma il core business resta legato a Lucca e alla Piana che si estende sulla sponda sinistra del Serchio. Diecimila addetti (il 20% nella meccanica), 5,2 miliardi di fatturato complessivo di cui 1,7 da export. Poche imprese a ciclo completo che coprono la filiera dalla cellulosa al fazzoletto, tante fabbriche anche di piccole dimensioni dove si confezionano scatole in cartone, asciugatutto, tovaglioli.

Un piccolo Bengodi, al quale concorre la produzione di 6 milioni di tonnellate di carta da macero, raccolta o acquistata e da riciclare, pressata in balle esportate perfino in Cina.

DUE MESI FA una ricerca indicò in Lucca la seconda provincia toscana dopo Firenze e una delle prime venti in Italia per livello delle retribuzioni. Di certo, sul costo del lavoro incide il ciclo della carta che non si ferma mai. Né la notte, né la domenica. E né a Pasqua né a Capodanno, in un’età dell’oro mica troppo lontana. Quel ciclo della carta di cui i frettolosi automobilisti della Firenze-mare si accorgono nelle notti d’estate rientrando dal mare, per via delle ciminiere che rilasciano nel cielo plumbeo e stellato lattiginose nubi di fumo. GIÀ, E

L’INQUINAMENTO? Pieretti mette le mani avanti: «Utilizziamo acqua per la fabbricazione delle carta e la restituiamo al cielo sottoforma di vapore acqueo. Centraline raffinatissime controllano le emissioni, prevenendo il minimo sforamento dei parametri». E l’acqua? «Abbiamo un grande depuratore a Porcari e sono in vista lavori di ammodernamento. Abbiamo la certificazione Emas come distretto a basso consumo, basso impatto idrico elevata efficienza energetica».

Nemmeno un difetto? «Sì – annuncia Pieretti – è mancata in Italia una politica lungimirante sugli scarti di lavorazione e il problema dello smaltimento è lasciato alle aziende. All’estero è consuetudine smaltire gli scarti producendo energia a bassi costi e con impatto ambientale nel rispetto delle regole».

L’OCCUPAZIONE è garantita, con quasi tutti gli imprenditori che si dicono propensi ad assumere. In piccole unità, ma sempre una manna rispetto ai settori che licenziano. Il problema semmai è di ricambio. Perini cerca giovani montatori di impianti, disposti a lavorare per mesi all’estero sostituendo i montatori anziani,cui pesano le lunghe trasferte. Nulla va a rotoli, nel piccolo paradiso di Lucca e dintorni, dove il cartario gode di buona salute. E se arrivasse un raffreddore, pazienza. I fazzoletti sarebbero già pronti.

Piero Ceccatelli