Alpitour, viaggiare è un’arte
«Vacanze semplici e senza problemi
Il segreto del nostro successo»

Giuliano Molossi

TORINO

DICI ALPITOUR e ti torna subito in mente quello slogan indovinato (No Alpitour? Ahi, ahi, ahi). Da allora però tanta acqua è passata sotto i ponti e il turismo, vuoi per la rivoluzione digitale, vuoi per le turbolenze economiche, vuoi per l’incubo terrorismo, ha subito degli scossoni pesanti. Alcuni sono caduti e non si sono più rialzati. Non è il caso di Alpitour, storico brand di viaggi e vacanze, che anzi quest’anno, il 20 giugno, festeggia i 70 anni di vita (nacque nel primo dopoguerra, nel ’47) consolidando la sua leadership. Hotel, villaggi vacanze, una compagnia aerea (la Neos, oggi nove aeromobili che a fine ’18 diventeranno dodici), il 25% di quota di mercato in Italia, Alpitour dimostra di godere di buona salute.

IL MERITO va anche alle capacità del timoniere, Gabriele Burgio, 63 anni, esperienza maturata nel settore alberghiero, che da 5 anni è presidente e amministratore delegato. Oggi Alpitour è il primo tour operator italiano con fatturato di unmiliardo e 200milioni di euro. Accanto ai soci storici, i fondi di private equity J. Hirsch & Co. e Wise Sgr, che la acquistarono dalla famiglia Agnelli, è di recente entrata nel capitale con il 32% (con 120 milioni) la Asset Italia, società promossa da Tip (Tamburi Investment Partners) di Giovanni Tamburi.

Dottor Burgio, grazie alla recentissima ricapitalizzazione e all’ingresso in Alpitour di Tamburi,oggi l’azienda ha le risorse per crescere anche fuori dai confini nazionali?

«Le risorse finanziarie sono necessarie per trasformare questo mestiere che è il turismo in un’industria, cioè per fare degli investimenti sia in Italia che all’estero. Il primo, che ha avuto un’enorme risonanza è quello di Alpitour France. Abbiamo fondato una nuova società francese di capitale a maggioranza nostro che avrà come oggetto sociale quello di distribuire i prodotti Alpitour in Francia».

Molti storici tour operator sono spariti, divorati dalla crisi, altri hanno cambiato radicalmente il loro modello di business, negli ultimi dieci anni il fatturato del sistema vacanze è dimezzato. Come si fa a resistere?

«Quello che è dimezzato è il fatturato delle agenzie. La realtà è che la gente viaggia sempre di più. La crescita del settore è esponenziale».

Quali caratteristi che deve avere un tour operator per affermarsi?

«Deve essere presente, subito individuabile, con un accesso molto facile o attraverso le agenzie o direttamente. Poi deve essere in grado di risolvere i problemi e quindi far sì che il momento più atteso da tutta la famiglia durante l’anno sia esente da qualsiasi tipo di intoppo o difficoltà. Quando, ad esempio, ci furono seri problemi in Egitto, noi mandammo 26 aerei in due giorni a recuperare i 4000 turisti che si trovavano lì. E questo fu molto apprezzato».

A proposito, come vanno le cose all’ombra delle Piramidi?

«Bene, il turismo è ripreso. Siamo ancora lontani dai numeri di un tempo, ma si ricomincia, si nota un cambio di tendenza molto forte».

La rivoluzione digitale per voi è un guaio o un’opportunità?

«Il digitale ha cambiato il modo di lavorare di noi tutti. Ma offre delle splendide opportunità. Abbiamo bravissimi manager che sanno come utilizzare al meglio le risorse del digitale che ti consente, solo per fare un esempio, di capire di più le esigenze dei clienti».

Instabilità politica, crisi economica, fai da te digitale, terrorismo islamico: cosa deve temere di più chi guida un’azienda come la sua?

«Non c’è una classifica delle paure. Noi dobbiamo dare un prodotto di qualità a un giusto prezzo, che sembra un’ovvietà ma non lo è, e non temere nulla».

Come sono cambiate le vacanze degli italiani? La vacanza organizzata, quella del tutto compreso, è ancora apprezzata?

«Sì, moltissimo dalle famiglie. Meno dai ragazzi o dai single che invece fanno tutto da soli, accettando il rischio di andare incontro a brutte sorprese».

Come si fa a portare turisti stranieri nel Paese più bello del mondo, cioè il nostro? Cosa fa Alpitour in questa direzione?

«Noi abbiamo triplicato i voli dalla Cina nel giro di un anno. Portiamo i turisti cinesi al centro-nord, con puntate in Svizzera e in Germania».

Come va questo inizio di stagione?

«La domanda c’è, è forte. Benissimo la Grecia, ottimo tutto il Mediterraneo tranne la Spagna che negli ultimi anni ha aumentato troppo i prezzi.»

E l’Italia?

«Un pochino più lenta rispetto alle previsioni».

La stragrande maggioranza degli italiani va in vacanza solo in agosto?

«Purtroppo sì, abbiamo un calendario delle vacanze che è un disastro. In altri Paesi, come la Francia o la Germania, si va in vacanza da Pasqua a ottobre. Si va in posti molto meno affollati e si spende la metà. Ma mi rendo conto che bisogna cambiare la mentalità. Non sarà facile, ma ci sarebbero vantaggi per tutti».

Qual’è il fiore all’occhiello di Alpitour?

«Ce n’è più di uno. Madagascar, Maldive, Zanzibar, tutti con nostri voli diretti».

Qual è la sua vacanza del cuore?

«Mi piace molto camminare. Dà equilibrio, rilassa, distrae, si può fare a tutte le età. Ho fatto una splendida passeggiata in Bhutan, ma senza andar tanto lontano ne ho fatto una bellissima anche alle Cinque Terre».