UN BUSINESS PICCANTE

Cannamela, fatturato triplicato
Da Bologna al resto del mondo
Il tappo oro conquista il mercato

BOLOGNA

LA STORIA delle spezie in un vasetto. Dal tappo color oro. È la confezione uno dei tratti distintivi di Cannamela, azienda leader del mercato spezie ed erbe aromatiche. Nata a Bologna nel 1956, Cannamela è stata comprata nel 1995 dal Gruppo Montenegro, un player al 100% italiano, che è entrato così in un settore in cui le multinazionali la fanno da padrone. Nonostante ciò, il brand Cannamela, una delle punte di diamante della Divisione Food del gruppo, ha saputo ritagliarsi un suo spazio e ha avuto una crescita costante. Oggi, Cannamela è la marca di spezie ed erbe aromatiche «più conosciuta, distribuita e acquistata», sottolinea l’azienda. Parlano i numeri: alla fine dell’anno scorso, la quota di mercato a valore toccava il 29% (fonte Nielsen) e, dal 1995, il fatturato è più che triplicato, passando da 11 milioni di euro agli attuali 47 milioni di euro. La conoscenza globale della marca Cannamela ha superato l’80%. Il mercato delle spezie aromatiche, del resto, è uno dei settori più in crescita del food: nel 2017 è aumentato del 2,5% a volume, trainato dal boom di alcuni prodotti come la curcuma e lo zenzero, che beneficiano delle qualità salutistiche che sono loro riconosciute. Uno dei fiori all’occhiello della Cannamela è il controllo di tutta la filiera, dalla scelta delle materie prime al confezionamento finale. Le spezie vengono selezionate nei Paesi d’origine tramite un rapporto di partnership con agricoltori locali. Poi, dopo il trasporto in Italia, le erbe vengono analizzate da un team di 30 professionisti che verificano, «con circa 10mila controlli all’anno», che i requisiti soddisfino gli standard di Cannamela. Tradizione e innovazione. In questi anni Cannamela ha continuato a fare ricerca, cercando di stare al passo con un mercato in continua evoluzione.

TRA LE 22 LINEE di prodotto attualmente sugli scaffali, non poteva mancare una di spezie ed erbe biologiche “Bionatura”, e poi le erbe Liofilizzate, gli Insaporitori, le spezie Etniche, i peperoncini Piccantissimi, i Sali speciali e varie tipologie ad alto contenuto di servizio, tra cui preparati per primi e secondi piatti e per insalate. La ricerca dell’azienda ha modificato progressivamente anche il classico vasetto: le nuove confezioni, infatti, permettono di staccare il tappo di plastica dal corpo in vetro, permettendo così la raccolta differenziata, sempre più richiesta dai clienti. La gestione efficace dei rifiuti, anche quelli prodotti durante la lavorazione, è del resto una mission aziendale, così come quella di contenere i consumi energetici e di limitare le emissioni attraverso l’utilizzo maggiore di risorse rinnovabili.

Zafferano, un prezzo da record

ROMA

NELL’ANTICHITÀ le spezie costavano cifre astronomiche, in un mercato sostanzialmente dominato da monopoli. Nel XIX secolo, però, ci fu un crollo generalizzato, anche se ancora oggi ci sono spezie rare che costano ancora moltissimo. Tra quelle più utilizzate, è lo zafferano – coltivata in Iran, Francia, Spagna, Italia, Marocco e Grecia – la più preziosa di tutte. Un chilo di fili di zafferano ha un prezzo tra i 3mila e i 14mila euro: per fortuna ne basta un pizzico per insaporire un piatto. Al secondo posto c’è la vaniglia. Un baccello ha un costo tra i tre e cinque euro. Originaria del Messico ora coltivata nelle isole dell’Oceano Indiano e del Madagascar in enormi piantagioni. Seguono, a grande distanza, il cardamomo, il cui prezzo è di circa 60 euro a chilogrammo, coltivato in India e Madagascar, il pepe, la spezia tra le più utilizzate nel mondo, e la cannella

 

Europa, l’integrazione a tavola
Il cibo etnico vale tre miliardi

ROMA

DICI spezie e pensi: cibo etnico. Anche il cibo è globalizzato e il crescere del consumo delle spezie esotiche va di pari passo con l’aumento delle vendite delle specialità etniche anche in Italia e in Europa. Un mercato che ha una sua rilevanza, come è emerso dallo studio «Food and Migration. Understanding the geopolitical nexus in the Euro-Mediterranean» durante l’ottavo Forum della Fondazione Barilla su Alimentazione e Nutrizione, realizzato da MacroGeo insieme a Fondazione Barilla for Food & Nutrition. Nell’evento tenutosi lo scorso inverno, tra le altre cose, si è fatto il punto sul volume d’affari delle spezie e delle erbe aromatiche che si stima possa arrivare fino a 8,74 miliardi di euro nel 2020 con un tasso di crescita del +5% su base annua. Confrontando i numeri degli abitanti con i bacini di approvvigionamento di prodotti alimentari, poi, si può notare che la distribuzione alimentare dei nove principali mercati dell’Europa occidentale (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Portogallo) è arrivata a 427 miliardi di euro (+4,3 miliardi di euro per i prodotti di consumo e +0,9% rispetto al 2015).

IN PAESI come Germania (121 miliardi di euro), Francia (100), Italia (57) e Spagna (43) il volume totale del mercato ammonta a circa 321 miliardi di euro e la quota ‘etnica’ per gli alimenti per uso domestico ammonta a circa 3 miliardi di euro. Quota che in futuro potrebbe crescere, come mostra il caso degli Stati Uniti. Qui la famiglia dei prodotti etnici, rispetto al mercato alimentare, raggiunge un volume d’affari di 10,5 miliardi di euro.

Di |2018-10-02T09:24:48+00:0020/02/2018|Focus Agroalimentare|