Budrio capitale delle protesi
Il distretto medaglia d’oro da Alex Zanardi a Bebe Vio

Il mercato degli arti e delle rotule artificiali vale centinaia di milioni di euro. In Italia ci sono 813 aziende, ma il Centro Inail, Otto Bock e le Officine Rizzoli sono le eccellenze.

SE CHIEDI dov’è Budrio a un qualsiasi italiano che non sia emiliano, probabilmente non saprebbe cosa rispondere. Normale per un comune di 16mila abitanti sperso nella Bassa bolognese, venti chilometri di strada sempre dritta dalla Torre degli Asinelli. Periferia come tante, ma non per Bebe Vio, per i sopravvissuti dell’attentato di Nizza, per Oscar Pistoriuse Alex Zanardi, solo per citare i nomi noti. Le radici sono storiche: Budrio – e prima ancora Bologna – nel Dopoguerra era il posto dei novelli Geppetto, dove gli invalidi post-armistizio ritrovavano gambe e mani grazie alla scienza in rete di medici e artigiani, senza dover ricorrere alle reliquie, e al miracolo. La tecnologia è andata avanti: oggi Budrio è la patria dei cyber-uomini. Capitale indiscussa delle braccia che rinascono in titanio, delle ginocchia idrauliche, delle rotule elettriche, dei piedi per correre come il vento e vincere le Paralimpiadi, anche se la scarpa da tempo è vuota.

BUDRIO, economicamente parlando è un distretto biomedicale altamente specializzato. Una iper-nicchia dove nascono protesi, sostegni, cinti chirurgici, rotule, arti artificiali. Il mercato complessivo del settore è 800 milioni l’anno, ma comprende anche cateteri, carrozzine econsumabili. Decine di migliaia sono però gli amputati che ogni anno si aggiungono alla lista: oltre 2.500 nella sola Lombardia. Per ridare loro i pezzi mancanti lavorano in Italia 813 aziende, 81 in Emilia, ben 33 a Bologna. Come le Officine Ortopediche Rizzoli: 120 anni di storia, 123 dipendenti, un fatturato di oltre 7 milioni e un brevetto di ginocchio elettronico (18mila euro al pezzo) che per anni ha rappresentato lo standard mondiale. O il Centroprotesico Inail, officina dei miracoli nata nel 1961per opera diun austriaco visionario, Johannes Schmidl.Proprietà pubblica, 300 dipendenti, 21mila prestazioni annue, tra invalidi sul lavoro e assistiti dal Servizio sanitario nazionale, e un bando per 56 ingegneri e tecnici appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per crescere ancora. E ancora Rtm Ortopedia e il colosso austriaco Otto Bock, che a Budrio ha acquisito know how e stabilimenti.

IL COMUNE denominatore è un ospedale pubblico: l’Istituto Ortopedico Rizzoli. Lì nel 1896, in quattro stanze del seminterrato, i medici ebbero l’idea di chiamare a raccolta artigiani del cuoio e del ferro, intarsiatori del legno e addirittura uno scultore di oggetti sacri, per chiedere loro di costruire al bisogno un piede, un braccio, un dito, una mano, direttamente su misura del moncherino, e magari ingegnarsi su come renderlo funzionale. Così nacquero le Officine Rizzoli. Spostatesi a Budrio, diventate Rizzoli Ortopedia, leader di mercato per decenni, con un fatturato di 22 milioni di euro, fallite poi nel 2013 per via dei crediti non pagati dalla sanità pubblica, quindi rinate con Ab Medica, azienda lombarda che nel 2015 ha acquisito la fabbrica dal fallimento. «Il primo passo è stato ridarci il nostro vecchio nome», chiarisce il direttore generale Alessandro Maggi. Da lì è partita una rinascita dagli abissi di un’asta senza acquirenti è risalita fino ai 7 milioni del 2016, +12% sull’anno prima.

I LEADER di mercato, inevitabile, oggi sono altri: a Reggio Emilia con Progettiamo Autonomia, a Palestrina con Itop, o a Budrio stessa, con la Otto Bock. «Ma abbiamo riconnesso quel legame che si era perso con la ricerca scientifica e le cliniche, partendo ovviamente dal Rizzoli – chiarisce Maggi –, e siamo al lavoro per studiare nuovi materiali e brevetti, perché questa è la nostra prima forza». La seconda è lariabilitazione: «Bologna, nel Dopoguerra – ricorda Maggi – era l’unico posto al mondo dove, oltre a una gamba di legno, ti insegnavano a usarla». La stessa cosa che voglino fare loro con il prodotto Prima cura, e che fa da sempre l’Inail di Vigorso, frazione di Budrio. Dove si arriva senza arti e si finisce, pochi giorni dopo a correre sul tapis roulant. Come Gaetano Moscato, recente ospite a Sanremo, uno dei sopravvissuti alla strage di Nizza, lo scorso 14 luglio. Oppure a saltellare con in braccio il proprio figlio, come fece Alex Zanardi neanche tre mesi dopo aver perso entrambele gambe. Il campione paralimpico a Vigorso torna ancora spesso. Per farsi il tagliando, e per accompagnare decine di bambini che, grazie alla sua associazione, arrivano mutilati da tutto il mondo alla Rtm per rimettersi in pista. Tutta gente che oggi sa dov’è Budrio.

Officine Rizzoli 120 anni di storia

Nel 1896 nascevano le Officine ortopediche Rizzoli in un seminterrato dell’omonimo istituto. Oggi sono rinate con Ab Medica

Impianti e cervelli in mano austriaca

Il colosso di Vienna Otto Bock ha deciso di rilevare nel distretto impianti e know how delle protesi

Fucina dei miracoli con 21mila interventi

Il centro protesico dell’Inail ha 56 anni di vita, conta 300 dipendenti e si fa forza sulle 21mila prestazioni garantite ogni anno