TRASPORTO PUBBLICO E INNOVAZIONE

Wi-fi a bordo e pagamento elettronico
Il futuro della mobilità sale in taxi
«Così raccogliamo la sfida di Uber»

Francesco Gerardi
BOLOGNA

«QUELLO dei taxi è un settore particolare, una nicchia dalle tradizioni forti in cui il campanilismo, e anche un certo corporativismo, sono molto vivi. Ma da una decina di anni, da quando Steve Jobs ha inventato lo smartphone rivoluzionando il mondo, le cose sono cambiate». Marco Benni è il direttore generale di Cotabo, la storica cooperativa tassisti bolognesi, che con 521 soci è nettamente la più grande dell’Emilia Romagna e una della più importanti d’Italia. Una società che ha sì mezzo secolo, ma che è anche un apripista a livello nazionale, e oltre, da un punto di vista tecnologico. Questo perché ha saputo con anticipo puntare forte sull’innovazione, impegnandosi in investimenti che gli consentono di offrire un servizio top.

Sono finiti i tempi mitici delle connessioni via radio e del centralino?

«Per noi sì, ma capita ancora adesso in tante parti d’Italia. A marzo 2009 abbiamo fatto la scelta lungimirante di passare dalle radio alla connettività gprs. Il primo i-phone era stato presentato a settembre 2007, solo un anno e mezzo prima. Da lì è cominciata una storia completamente diversa, siamo riusciti a cavalcare la rivoluzione ».

La categoria dei tassisti non sembra particolarmente giovane, anzi. Eppure ha saputo accogliere la novità…

«Sì, è una categoria non avvezza alle tecnologie, però a Bologna siamo riusciti a farci seguire, e ne siamo fieri. Siamo a un livello di eccellenza. Un traguardo doppiamente importante, per l’utenza e per la nostra attività».

La mobilità è un settore con una competizione incredibile. L’innovazione aiuta?

«Il mercato a Bologna è in grande espansione ma, certo, l’innovazione ci ha permesso di guardare con una relativa tranquillità alla competizione ».

Se salgo su un taxi di Cotabo, che cosa trovo?

«Trova un tablet o uno smartphone, un tassametro e un Pos. E qui sfato un mito: i nostri tassisti sono abilitati all’uso del Pos. La legislazione italiana, del resto, non ha una norma chiara e lascia discrezionalità. Lo dico perché c’è una pressione enorme del mercato a usare denaro elettronico, ma noi siamo pronti. Il nostro sistema è in Cloud e da settembre è stato spostato in un data center di Tim regalandoci una maggior velocità. Inoltre ora diverse piccole realtà possono appoggiarsi alla nostra centrale per erogare le corse: è il caso di Alessandria, di Genova e di alcune città toscane».

Volete espandervi?

«Non ci vogliamo mangiare nessuno. Vogliamo far capire che oggi questo mestiere, se vuole stare in un mercato dove c’è anche Uber, deve usare la tecnologia per quello che può fare».

Qual è il cuore di questa vostra tecnologia?

«Abbiamo ottimizzato il software di centrale e navighiamo in Cloud in 4G. Stiamo cercando di traghettare non soltanto i tassisti ma anche i clienti in una realtà nuova. Vede, in Italia si chiamano ancora le centrali. Ecco: cerchiamo di portarci dietro quella fetta di clientela nel mercato delle multinazionali, in cui non parli più con nessuno. O prenoti con una app o non accedi al servizio. Da un anno abbiamo la nostra app gratuita: TaxiClick Easy. È davvero semplice: c’è un bottone solo, metti il tuo indirizzo e ti arriva una notifica del taxi assegnato. I voti dei clienti sono molto alti. Poi entro la fine dell’anno arriverà la novità del pagamento con carta di credito in app: in questo modo si potrà eliminare il contante. Altra novità: chi scarica la app navigherà in wi-fi gratis sui nostri mezzi».

Di |2018-11-26T16:49:33+00:0026/11/2018|Dossier Economia & Finanza|