Motor Valley a scuola di futuro
«Un’università su misura
per formare i progettisti 4.0»

Alessia Gozzi

«NON LO facciamo perché siamo buoni, ma perché è anche nostro interesse disegnare le competenze del futuro: per questo aiutiamo la scuola». L’ingegner Andrea Pontremoli, dopo 27 anni in giro per il mondo come ad Ibm, ha deciso di tornare nella sua terra per affiancare l’ingegner Dallara nella direzione della storica azienda di auto da corsa nel cuore dell’Emilia dei motori. Contribuendo a consolidare la Dallara Automobili come gioiello di innovazione. Ma tutto il territorio doveva crescere. E così il distretto della Motor Valley si è creato anche una Università su misura. L’associazione Muner (Motorvehicle university of Emilia Romagna), della quale Pontremoli è presidente, riunisce i quattro atenei (Bologna, Parma, Ferrara e Modena-Reggio Emilia) e le grandi aziende dei motori, da Ferrari a Lamborghini, passando per Ducati in nome dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico.

Nonostante la disoccupazione giovanile sia attorno al 25%, stupisce che le aziende abbiano difficoltà a trovare profili per circa il 20% dei posti disponibili. Nella Motor Valley, avetedecisodi crearvi i vostri professionisti…

«Siamo partiti dalle scuole medie, con open day per spiegare ai ragazzi le opportunità di lavoro: la fabbrica moderna oggi è molto diversa dal passato. Abbiamo creato un liceo di scienze applicate all’Istituto Gadda di Fornovo, nel parmense, quest’anno le iscrizioni sono cresciute del 300%. Allo stesso modo abbiamo contribuito alla creazione di corsi post-diploma altamente specializzanti e di riqualificazione per i disoccupati. Tra questi un Its (Istituto tecnico superiore), dove i primi 22 ragazzi usciti sono stati subito rioccupati nelle aziende del distretto. Stiamo facendo in Emilia-Romagna quello che negli Usa fanno con il programma Stem, di cui come Dallara abbiamo beneficiato: creiamo le competenze tecniche a partire dalla scuola, indirizzando il sistema verso un obiettivo comune».

Quest’anno debuttano anche sei corsi di laurea per specialisti dei motori.

«Con l’aiuto della Regione e delle aziende della Motor Valley siamo riusciti a mettere insieme i quattro atenei dell’Emilia-Romagna e creare sei indirizzi di specializzazione: così disegniamo le competenze per il futuro. Come il corso di Racing car design perla progettazione dell’architettura di veicoli da corsa o l’Advanced automotive electronic engineering sui sistemi elettronici, informatici e di connettività nelle auto».

Computer e motori: un po’ la sua storia. Perché ha lasciato Ibm per tentare l’avventura Dallara?

«Dopo 27 anni in giro per il mondo, ho deciso di tornare nella mia valle e portare ciò che avevo imparato a beneficio del territorio. Poi c’è una motivazione utilitaristica: prima pagavo per andare a vedere le corse, ora mi pagano per andarci (ride, ndr). Ma, in fondo, il segreto è fare qualcosa che ci appassiona. Il futuro dipende da noi, dobbiamo metterlo in testa ai ragazzi».

Il modello vincente è il triangolo imprese-scuola-istituzioni. Perché non si riesce a replicarlo su scala nazionale?

«Ciò che ha ucciso il Paese è la continua ricerca di un colpevole, gli italiani sono grandi campioni di alibi. Non possiamo competere sui volumi, ma la nostra diversità ci ha reso grandi nel mondo e, adesso, la globalizzazione sta portando a una competizione per sistemi territoriali. Per questo, dobbiamo darci un’identità: imprese, scuola e istituzioni devono lavorare insieme per creare un sistema proiettato nel futuro. Questa è la vera responsabilità sociale d’impresa. Non mettere soldi, ma tempo e sapere».

Cos’è per lei l’innovazione?

«È un modo di essere, non una tecnologia. La differenza la fanno le persone, come le formo a creare qualcosa che non c’è. È il vero investimento di Industria 4.0. Quando vinciamo una gara, festeggiamo per 40 secondi, poi pensiamo a come vincere la prossima».