Pollo, tacchino e uova da miracolo
Filiera avicola, tesoro made in Italy

Unaitalia: il giro d’affari si attesta a 21,7 miliardi di euro

Il fatturato è cresciuto del 7,5% in dieci anni
Tracciabilità e trasparenza sono diventati un asset

di Lorenzo Frassoldati
ROMA

Le carni di pollo, tacchino, coniglio, faraona non solo fanno bene alla dieta degli italiani ma anche alla bilancia commerciale del Paese. Infatti pochi sanno che la cosiddetta filiera avicola è 100% italiana cioè siamo pienamente autosufficienti: esportiamo sempre di più e soprattutto importiamo quasi niente. Al contrario di carni bovine e suine dove la quota di importazione è molto alta.
L’Italia è il sesto produttore in Europa dopo Germania, Spagna, Francia, Regno Unito e Polonia e il sistema carni bianche-uova crea valore per quasi 8 miliardi di euro, pari allo 0,45% del Pil 2018. Lo rivela lo studio Althesys per conto di Unaitalia (l’Unione produttori carni bianche e uova). L’indagine fotografa in 21,7 miliardi il giro d’affari della filiera avicola e le dà l’attestato di un vero ‘moltiplicatore economico’. Ogni euro di valore generato nella fase di trasformazione, infatti, ne produce 5,70 sul resto del comparto. Stessa cosa sul fronte dell’occupazione: con 83mila addetti, per ogni dipendente nella trasformazione vengono creati altri 2,5 posti di lavoro. Le carni avicole – rende noto Ismea – hanno rappresentato (in volume), nel 2018, quasi il 38% dei consumi domestici di carni fresche, mantenendo per il quarto anno consecutivo il primato tra le carni consumate dalle famiglie italiane, superando la carne bovina. «I dati confermano l’eccellenza di un comparto zootecnico strategico che garantisce prodotto e filiera 100% made in Italy con fatturato in crescita del 7,5% in dieci anni », conferma il presidente di UnaItalia Antonio Forlini, che ricorda anche i grandi progressi fatti sul fronte del benessere animale e della sicurezza alimentare.
È bene ricordare che questa filiera è da molti anni tracciabile e trasparente: grazie all’etichetta (obbligatoria dal 2015 ma in Italia già applicata dal 2005) possiamo sapere dove l’animale è nato, è stato allevato e trasformato, e la tipologia di allevamento(ad esempio allevato all’aperto o senza l’uso di antibiotici) e di alimentazione. In Italia il settore avicolo può vantare un primato nel campo della razionalizzazione dell’uso del farmaco: negli allevamenti avicoli affiliati Unaitalia – circa il 90% della produzione nazionale – gli antibiotici sono stati volontariamente ridotti dell’82% in soli 7 anni, dal 2011 al 2018. Le carni bianche e il pollo sono le più consumate nelle case italiane: nel 2018 registrano una crescita nei volumi (+0,6%) e nel valore (+3,6%) rispetto all’anno precedente. E’ quanto fa notare UnaItalia, che segnala in particolare come continui ad aumentare la passione per il pollo, preferito per la leggerezza, l’alto valore nutrizionale e il basso apporto calorico; e questo soprattutto al Sud, dove rappresenta il 30% degli acquisti (+2,8%), al Nord Ovest (26%) e Centro Italia (25%). Anche le uova vanno forte a tavola: ne consumiamo 215 l’anno a testa, per un totale di 13 miliardi e 34 milioni. In forte crescita anche il biologico. Proprio puntando sull’intera filiera bio (dai mangimi alla carne al prodotto ready to eat) il gruppo Fileni di Cingoli (MC) è diventato la prima azienda agroalimentare delle Marche con 408 milioni di euro di fatturato e 1800 dipendenti, unico tra i grandi player del settore avicolo a vantare una filiera biologica certificata in grado di offrire anche alla grande distribuzione carni di pollo e tacchino biologiche.

Coltiviamo il futuro

Un modello vincente di integrazione e sinergie

di Davide Gaeta

Per molti aspetti il settore avicolo italiano può giustamente considerarsi con orgoglio uno dei modelli economici più riusciti del sistema agribusiness italiano. Una prima conferma la si ritrova nella performance di fatturato raggiunta dal settore; una seconda motivazione è il suo grado di autosufficienza, che ha superato il 100% e che lo distingue da molti comparti che necessitano di dipendere dalle importazioni per approvvigionarsi. Anche in termini competitivi internazionali la filiera italiana è ben posizionata, con il sesto posto nella produzione europea e il quarto nella classifica Ue dei produttori di uova dopo Francia, Germania e Spagna. Ma ancor di più il settore vanta un modello vincente di integrazione di filiera che si accompagna a sistemi altamente automatizzati. L’integrazione è un modello economico vincente che coinvolge positivamente molti altri attori, traducendosi in un ampio indotto con le imprese mangimistiche, spesso integrate con la fase di trasformazione, gli allevamenti di moltiplicazione, gli incubatoi, i laboratori di analisi per citare solo alcuni dei comparti connessi alla produzione delle carni avicole. Le imprese hanno investito in integrazione anche ricorrendo ai fondi di sviluppo rurale e per una volta questo rapporto tra finanza pubblica e privata può dirsi felicemente sinergica.
A favorire lo sviluppo del comparto ha senz’altro contribuito la progressiva crescita della domanda ed il positivo trend negli anni, pur con qualche leggera flessione, subito ricuperata. Anche se mangiamo meno carni bianche della media Ue con 21 kg pro capite contro 24, in Italia negli ultimi anni i consumi di carne avicola per esempio di pollo e tacchino sono aumentati del +24%. In generale il gradimento del consumatore sul settore è positivo e gli italiani scelgono le carni bianche anche per il loro ottimo profilo nutrizionale specie nell’apporto proteico.

Davide.gaeta@univr.it