Il mercato punta sugli indici
Investiti 9 miliardi in 10 mesi»
Per gli analisti è solo l’inizio

Luca Zorloni

MILANO

SPIRA ancora vento di tempesta sui mercati. La parola Brexit non è stata ancora cancellata dal taccuino delle emergenze dei gestori di fondi e il primo anno della gestione Trump ha tutt’altro che calmato le acque. Inoltre crescono le attese sul cambio di rotta del Quantitative easing che, dal prossimo anno, avverrà in Europa. Gli investitori, di conseguenza, si stanno muovendo con cautela per cogliere le migliori occasioni di rendimento. «Il 2017 non si è ancora concluso, ma è già un anno record per il mercato degli Etf. Nei primi dieci mesi dell’anno sono affluiti negli Etf quasi 80 miliardi di euro a livello europeo, oltre 9 dei quali sono arrivati da investitori italiani», spiega Marcello Chelli, referente per i Lyxor Etf in Italia. La compagnia finanziaria fa parte del gruppo francese Société Générale. «Sono cifre imponenti, che indicano la crescente attenzione degli investitori verso questi strumenti e che sono destinate a essere confermate negli anni a venire. PwC prevede che, se il patrimonio dell’industria del risparmio gestito, tra fondi attivi, passivi ed Etf, raddoppierà in dieci anni, i gestori passivi guadagneranno quote di mercato, crescendo dal 17% del 2016 al 25% entro il 2025», aggiunge Chelli. Anche Massimo Siano, a capo della divisione Sud Europa della società inglese Etf Securities, concorda sulla crescita. «In generale, il settore degli Etp continua a crescere in maniera forte, perché gli investitori sono in modo sempre maggiore alla ricerca di prodotti quotati, economici e trasparenti che offrono un’esposizione passiva. In generale abbiamo riscontrato un elevato interesse nella nostra gamma di Etf del settore tecnologico».

IN QUESTO SETTORE Etf Securities ha collocato un fondo sulla robotica, il Robo Global Robotics and Automation. «Quest’anno, il fondo ha visto flussi netti pari a circa 540 milioni di dollari americani», commenta Siano. Nel 2025, d’altronde, la società di consulenza Myria Research calcola che nel mondo si spenderanno 1.200 miliardi di dollari per i robot. «Parlando poi delle commodities legate al nostro core business, l’interesse degli investitori sull’oro resta costante – aggiunge Siano –. Alcuni investitori hanno cominciato a prendere profitto sul petrolio e questo mostra l’esistenza di una correlazione inversa tra il prezzo del petrolio e i nostri flussi. Quando i prezzi salgono, molti dei nostri investitori hanno la tendenza a vendere o a spostarsi sugli strumenti short sul petrolio». Per Chelli, «la nuova normativa dei piani individuali di risparmio a lungo termine ha agevolato fiscalmente gli strumenti di risparmio gestito focalizzati sulle piccole e medie imprese italiane e ha avuto una ricaduta importante anche sull’industria degli Etf che ha immediatamente messo a punto degli strumenti ad hoc». E aggiunge: «Crediamo molto nel protrarsi di questo trend e consideriamo i prodotti Pir come un tassello di un più ampio puzzle che è stato nel tempo costruito per agevolare il finanziamento delle pmi italiane, cioè del tessuto connettivo del nostro Paese: dal listino Aim di Borsa Italiana ai minibond, passando per agevolazioni fiscali per le aziende che decidono di quotarsi». Dall’ultima «Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani», firmata da Intesa Sanpaolo e dal Centro Einaudi, emerge che «rispetto al 2016, si registra un aumento del numero di possessori di prodotti di risparmio gestito. Il 10,5 per cento degli intervistati (contro il 6 per cento nel 2016) dichiara di aver investito in fondi comuni o Sicav, l’8,4 per cento (contro il 4,1) in gestioni patrimoniali, il 3,1 per cento (contro l’1,7) in Etf e il 3,8 per cento in assicurazioni collegate a fondi Unit Linked4 (il doppio rispetto a un anno prima). Complessivamente, il 14,5 per cento degli intervistati detiene almeno qualche tipologia di strumento di risparmio gestito (contro il 10,5 per cento nel 2016)».

Contro corrente

di ERNESTO PREATONI

RUSSIA, LE SANZIONI SONO UN BOOMERANG

HO SEMPRE detto che le sanzioni ai danni di Mosca sono costate più a noi occidentali che a Mosca. La Zpc, agenzia specializzata nelle assicurazioni al commercio estero, ha calcolato che finora l’Italia ha perso cinque miliardi di esportazioni. Soprattutto nel settore alimentare, che rappresenta la punta di diamante del Made in Italy. L’analisi dell’agenzia è eguale a quella che io sto facendo da anni. I russi, di fronte al blocco, hanno reagito rivolgendosi ad altri fornitori per acquistare quello che noi europei ci rifiutavamo di vendere. Contemporaneamente, i turisti russi hanno cominciato a snobbare l’Europa nella programmazione dei loro viaggi. L’Italia che era una delle mete preferite è stata cancellata. Insomma, solo danni per l’economia. Tanto più gravi perché a pagare sono state esclusivamente le imprese. Le istituzioni e i governi che avevano imposto queste assurde limitazioni sono rimasti indenni. Non capisco nemmeno il ragionamento di tipo politico. Putin è stato sanzionato perché autoritario e aggressivo. Mi chiedo: il regime di Erdogan come lo definiamo? Dopo il fallito colpo di stato ad Ankara è stata instaurata una vera e propria dittatura, che ha sospeso i diritti politici e minaccia quelli umani. Tuttavia non mi risulta che qualcuno abbia proposto delle sanzioni. Anzi la Turchia è stata finanziata perché bloccasse gli emigranti evitando di farli arrivare in Europa.

L’ASSURDITÀ delle sanzioni contro la Russia ha spinto molte aziende a utilizzare il sistema della triangolazione. La merce viene venduta a Cipro o in un altro Paese che ha intensi scambi commerciali con Mosca e poi girato al compratore finale. Un’operazione non facile. Intanto è costosa perché bisogna allungare la strada e pagare qualche intermediario che faccia da paravento. Ma è anche pericolosa perché c’è sempre il rischio di sequestro. Tutte difficoltà che colpiscono le aziende. I governi che hanno varato un’iniziativa così assurda non pagano pegno. Ed ecco perché sono certo che il blocco verrà rinnovato. È inutile e dannoso. Ma alla politica va bene così.