TECNOLOGIA PER LA TERZA ETÀ

ElliQ, un robot al fianco degli anziani
Ricorda le visite mediche e legge le mail
«Quando parla riesce a emozionarsi»

Elena Comelli
GERUSALEMME

ELLI È LA DEA della vecchiaia nella mitologia norrena ed ElliQ è un piccolo robot gentile dal design sorprendente, che serve ad arricchire la vita degli anziani, mantenendoli attivi e riducendo la solitudine, spesso motivo di depressione. ElliQ fa da tramite fra l’anziano e il mondo digitale, veicolando comunicazioni vocali e scritte sul tablet che l’accompagna, invitando a partecipare a nuove attività, suggerendo iniziative e contenuti, imparando le preferenze e i comportamenti tipici del suo proprietario, per offrire proposte personalizzate. Prodotto da Intuition Robotics di Dor Skuler e Roy Amir, ElliQ varrà lanciato entro la fine di quest’anno, dopo una lunga serie di test.

«IL PROCESSO d’invecchiamento porta cambiamenti sociali ed emotivi nella vita delle persone: la metà degli adulti sopra i 65 anni che vivono in modo indipendente riferiscono di sentirsi troppo soli e in molti casi la tecnologia peggiora il loro isolamento. Più le relazioni interpersonali avvengono su smartphone e servizi di messaggistica, più rimangono esclusi se non li sanno usare», spiega Dor Skuler, co-fondatore e amministratore delegato della startup con sede a Gerusalemme. L’idea alla base di ElliQ è di capovolgere questa dinamica. Rispondendo ai comandi vocali, ElliQ legge ad alta voce e-mail e messaggi di testo, visualizza nuove foto e video inviati dai familiari, ricorda gli appuntamenti medici e suggerisce anche spontaneamente attività come andare a fare una passeggiata o giocare a un gioco a quiz per rompere i periodi troppo lunghi di inattività. Montata su una console accanto a un tablet, ElliQ non assomiglia affatto a un robot, ma piuttosto a uno speaker come Amazon Echo.

YVES BÉHAR, il famoso designer che l’ha progettata, voleva disegnare un oggetto domestico amichevole, più che un giocattolino antropomorfico. Senza tratti del viso, è soprattutto il modo in cui la “testa” di ElliQ ondeggia e s’illumina quando parla ad evocare attraverso un vocabolario gestuale essenziale il linguaggio del corpo umano senza riprodurlo, per dare «un senso di emozione», dice Skuler. La sua ispirazione è la lampada da tavolo che annuncia l’inizio dei film di Pixar. Malgrado l’apparenza dimessa, il corpo di ElliQ è pieno di algoritmi d’intelligenza artificiale, che le consentono di anticipare le esigenze del proprietario e di capire i suoi desideri, regolando i suoi schemi linguistici in base agli stili verbali che suscitano le migliori risposte.

«INVECE di imparare noi a parlare con la tecnologia, la tecnologia dovrebbe imparare a parlare con noi», sostiene Skuler, che finora ha raccolto 22 milioni di dollari di finanziamenti. Per arrivare a questo risultato è stato necessario capire come gli anziani interagiscono con la tecnologia per creare un apparecchio che effettivamente desiderano utilizzare.

«NON si può scendere dal Monte Sinai con un prodotto e aspettarsi che gli anziani lo adottino senza averli prima studiati», commenta Skuler. Anche perché sono già stati fatti diversi tentativi di creare robot per gli anziani, che non sono andati oltre il lancio. The Huggler ha debuttato nel 2013 ed è stato un flop, nonostante l’entusiasmo dei suoi primi sperimentatori. Altri, come il robot Sam di Luvozo, sono destinati alle case di cura per controllare i rischi di caduta, ma servono più ad aiutare le infermiere che gli ospiti. Nessuno di propone come un vero e proprio mediatore tecnologico con il mondo per l’anziano solo. Per garantire il successo di ElliQ, il team di Intuition Robotics lo ha testato negli ultimi due anni con 150 famiglie in contesti socio- economici diversi, sia negli Stati Uniti che in Israele, interrogando gli anziani per scoprire cosa manca alle tecnologie attuali, che impedisce loro di usarle, guastando l’interazione fra nonni e nipoti.

DAI TEST viene anche l’idea che la macchina non deve assomigliare ai robot della cultura popolare, per sembrare il più innocua possibile. D’altra parte, non vanno bene nemmeno gli assistenti virtuali come Alexa o Google Home, che svaniscono sullo sfondo e vengono dimenticati. Luci e movimento sono importanti, come anche il livello d’intelligenza di ElliQ. L’obiettivo, per Skuler, era un robot «leale e gioioso», come un labrador. Quando entrerà nelle case di tutti sapremo se funziona.

Generali Jeniot L’assicurazione debutta nell’Internet delle cose

TRIESTE

CON LA NUOVA SOCIETÀ Generali Jeniot, il Gruppo Generali entra nello sviluppo di servizi innovativi, nell’ambito dell’Internet of things (Iot) e della Connected insurance, legati alla mobilità urbana, alla casa intelligente, alla salute e al mondo del lavoro connesso. Generali Jeniot offrirà soluzioni tecnologiche per aiutare famiglie e imprese nelle attività quotidiane che vanno dall’auto connessa e geolocalizzata, agli assistenti virtuali per la casa intelligente, ai dispositivi digitali indossabili per il benessere personale, fino ai sensori che aiutano a prevenire gli incidenti sul luogo di lavoro. Marco Sesana, ceo di Generali Italia (nella foto), ha dichiarato: «La tecnologia oggi ci permette di offrire nuovi servizi per semplificare e migliorare la vita dei nostri clienti in ogni fase della quotidianità: in auto, in casa o al lavoro. Con Generali Jeniot, vogliamo accelerare nello sviluppo di servizi di prevenzione innovativi e a valore aggiunto per famiglie e imprese. L’obiettivo è di raggiungere i 2 milioni di clienti connessi entro il 2020».

GENERALI JENIOT sarà guidata dall’ad Francesco Bardelli e sarà presieduta da Cristina Rustignoli. All’interno di Generali Jeniot confluirà anche il centro di innovazione e sperimentazione di Generali Car che presidierà la frontiera dell’innovazione tecnologica e di servizio attraverso iniziative di ricerca e sviluppo, prototipazione, collaborazione con aziende, istituti di ricerca e Università e startup.

Di |2018-10-02T09:24:17+00:0024/09/2018|Imprese|