TECNOLOGIA & AMBIENTE

In Moldavia nascono i Bitcoin green

L’energia solare alimenta i cervelloni e la criptovaluta diventa sostenibile

Alessia Gozzi
MILANO

BITCOIN green. La sfida per rendere l’estrazione (il cosiddetto mining) delle criptovalute più sostenibile dal punto di vista energetico parte dalla Moldavia. Consulcesi Tech, società specializzata in soluzioni all’avanguardia legate alla blockchain su diretto mandato del governo moldavo, ha inaugurato il più grande impianto fotovoltaico del Paese, presso l’Accademia delle Scienze della capitale: oltre 3.000 pannelli fotovoltaici che permetteranno di risparmiare ogni anno 550 tonnellate di anidride carbonica e 240 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio).

SI TRATTA della struttura ecosostenibile al 100% destinata alla mining farm più estesa di tutta la Moldavia che, oltre ad essere tra i Paesi più all’avanguardia per l’Information and communications technology (Itc), era da tempo patria di ‘minatori’, attirati dai bassi costi dell’energia. Partner dell’iniziativa Fly Ren Energy Company, azienda leader nella produzione di elettricità da fonte solare. Lo scorso anno, il boom delle valute virtuali ha fatto emergere la ‘questione energetica’: con l’aumento del valore e delle dimensioni della valuta, la creazione di nuovi Bitcoin e le tecnologie impiegate per le transazioni sono diventate attività ad elevato contenuto energetico. Un’analisi molto dettagliata è stata fatta dall’economista Alex De Vries in un articolo apparso sul giornale scientifico Joule. A giudizio del ricercatore, i consumi elettrici del Bitcoin, attualmente pari a 29,86 TWh, sono quasi sullo stesso ordine di grandezza di quelli di un intero Paese come l’Irlanda, e si prevede che entro la fine dell’anno raggiungeranno quelli dell’Austria. «Se il prezzo del Bitcoin continuerà a salire – avverte l’economista – si può stimare che la rete potrebbe un giorno consumare addirittura il 5% dell’elettricità mondiale». In realtà, i sostenitori del Bitcoin mettono sul piatto i risparmi in termini di dematerializzazione dei processi.

INTANTO, la nuova ondata di incertezza che rischia di abbattersi sui mercati spinta dai timori di una guerra commerciale fra gli Stati Uniti, Cina ed Europa, potrebbe portare acqua al mulino proprio di Bitcoin e delle ‘sorelle’ criptovalute, riapparse sui radar degli investitori come opportunità per coprirsi dai rischi. Le criptovalute sono uno dei temi sul tavolo dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali del G7 che, di recente, hanno mostrato una maggiore apertura nei confronti della tecnologia blockchain, pur usando parole caute. Il nodo energetico non è il solo ostacolo alla loro affermazione ma, sotto questo punto di vista, l’onda green potrebbe risolvere molti problemi. «L’alto consumo energetico alla base del funzionamento delle criptovalute può essere ovviato attraverso l’utilizzo di fonti alternative supportate da infrastrutture all’avanguardia – sottolinea Andrea Tortorella, ceo di Consulcesi Tech –. Valute digitali e blockchain rappresentano il futuro e, come tutte le rivoluzioni tecnologiche, vanno gestite affinché il loro impatto comporti un sensibile miglioramento nella qualità della vita di tutti noi, senza ripercussioni sulla sostenibilità ambientale».

Metalcastello L’azienda di montagna ha vinto la sfida all’innovazione

CASTEL DI CASIO (Bologna)

PARTIRE da un punto a caso del mondo, arrivare in Italia, a Bologna, ma non fermarsi in città o nella ‘Bassa’ operosa di capannoni. Piuttosto, imboccare la strada statale Porrettana, e salire su e su e ancora su, costeggiando il fiume Reno tra curve a gomito e nevi invernali, fino a Castel di Casio, poco più di 3.000 abitanti, dove dagli anni ’50 spunta la grande ruota dentata che è il simbolo della Metalcastello. È il percorso noto ai clienti stranieri – tra cui non mancano le multinazioni – dell’azienda bolognese di ingranaggi per la trasmissione meccanica, che esporta per l’83% dei suoi 51 milioni di euro di fatturato (dati 2017). Se gli si chiede perché in tanti affrontino questa fatica e scelgano laMetalcastello, l’ad Stefano Scutigliani risponde con un gustoso aneddoto: «Nel 2011 una multinazionale molto importante lancia una call per la realizzazione di un particolare pezzo. Vince chi fa il prezzo più basso, ma l’oggetto in sé è molto complicato, pieno di denti e saldature. Così delle 10 aziende che iniziano a lavorare al progetto, solo in 6 riescono a realizzare un prototipo. Iniziano i test, e parte una scena molto simile a quella del celebre spot della batteria che dura di più: man mano, durante il percorso, qui salta un dente, lì cede una saldatura. Arriviamo in fondo solo noi e vinciamo l’appalto, pur non essendo affatto i più convenienti».

LA RICETTA? «Non esiste», alza le spalle Scutigliani. O meglio, non è una ricetta. Sono lavoratori che da trent’anni fanno quei pezzi, e ne conoscono i mille segreti perché, quando hanno cominciato, un altro operaio con trent’anni di esperienza li ha affiancati per svelargli ogni segreto su quegli ingranaggi. Lo fanno ancora oggi: i ‘grandi vecchi’ in pensione ritornano in azienda, di tanto in tanto, in qualità di consulenti e docenti, per passare le loro preziose informazioni a chi inizia. Nel calcio lo chiamerebbero ‘attaccamento alla maglia’. Che rimane quiescente anche in personaggi insospettabili. Come Giovanni Zaccanti. Fondatore di Caffitaly e da poco presidente di Parmacotto. Una volta gli chiesero dove avesse studiato, e lui rispose serio: «Alla Metalcastello University». «Ho scoperto in quell’occasione – spiega Scutigliani –, che la sua avventura era partita da qui». Scutigliani, un passato in Caterpillar, è arrivato alla Metalcastello in un periodo ben complicato, fatto di crisi e mobilità volontari fino all’arrivo degli spagnoli di Cie Automotive. Da allora, con il nuovo ad al comando, è cominciata la risalita. Entro fine anno il numero dei dipendenti supererà i livelli pre-crisi. Nel frattempo lo stabilimento crescerà ancora: un ampliamento del 30% per far spazio al mondo dell’automotive, ad affiancare sempre di più un mercato che oggi è orientato sulle macchine professionali, industriali, per il movimento terra. L’interno è un gioiellino: alta tecnologia, magazzini verticali, macchinari 4.0. Un percorso di rinnovamento avviato in piena crisi, con qualche scongiuro e che oggi fanno la differenza. In coppia con l’aria di montagna e la caparbietà dei montanari, questo vien da sé.

Simone Arminio

Di | 2018-06-05T15:01:37+00:00 05/06/2018|Finanza|