STRUMENTI PER INVESTIRE

October apre la nuova via del credito
Una piattaforma di social lending
specializzata nei prestiti alle imprese

Andrea Telara
MILANO

PIETRO Martani, fondatore e amministratore delegato di Copernico Holding, una delle più grandi realtà italiane nel mercato dei servizi di smart working, aveva bisogno di un milione di euro per il suo ultimo progetto: la creazione di un nuovo centro di co-working a Torino, a poca distanza dalla stazione di Porta Susa. I soldi Martani non li ha chiesti in banca, ma ha preferito optare per un finanziamento con scadenza a 24 mesi su October, una piattaforma di social lending specializzata nei prestiti alle imprese. Il social lending è un’innovativa forma di finanziamento con cui i privati cittadini possono prestarsi a vicenda somme di denaro (o prestarli alle imprese), senza appunto dover ricorrere ai tradizionali istituti bancari.

NATA negli Stati Uniti circa 20 anni fa, questa forma di credito (detto anche prestito peer to peer) si sta sviluppando pure in Italia, attraverso alcune piattaforme online che operano regolarmente sotto la vigilanza della Banca d’Italia. Una di queste è appunto October che è attiva in 5 paesi diversi (Germania, Francia, Italia, Spagna e Olanda) ed è specializzata nei prestiti alle imprese. Finora ha erogato 320 milioni di euro di finanziamenti sostenendo un totale di 640 progetti, molti dei quali sono anche italiani. Nel nostro paese, in particolare, October ha dato credito per 28 milioni di euro nel 2018, con una crescita del 144% rispetto all’anno precedente. Soltanto nel primo semestre del 2019, i progetti finanziati sono stati 88 ed è stata superata la soglia di 50 milioni di euro di erogato (il 27% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).

ANCHE se non è ancora un fenomeno di massa, insomma, il social lending si sta ritagliando uno spazio molto significativo sul mercato. Ma perché un’azienda dovrebbe trovare conveniente la scelta di questa forma di prestito? «In tempi di credit crunch, è fondamentale per le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, ripensare alle modalità di accesso al credito esplorando canali alternativi e diversificando le fonti», dice Sergio Zocchi, chief executive officer (l’equivalente dell’amministratore delegato) di October Italia. Zocchi sottolinea che la sua società si propone come «una soluzione complementare al canale bancario in grado di superare, attraverso la piattaforma online, le principali criticità che un’azienda oggi deve affrontare nella ricerca del credito».

«UN’IMPRESA che si rivolge a noi – continua il manager – ottiene una risposta certa alla sua domanda di finanziamento entro 48 ore e il prestito viene erogato in meno di una settimana, in controtendenza rispetto ai tempi e alla complessità delle procedure normalmente richieste dalle banche ». A finanziare le imprese non è infatti un istituto di credito ma gli investitori privati (istituzionali o piccoli risparmiatori) che ovviamente ottengono in cambio degli interessi, mentre la piattaforma di social lending svolge il ruolo di intermediario mettendo in contatto su internet la domanda e l’offerta di credito.

«FINO A OGGI – conclude Zocchi – i progetti che abbiamo finanziato si concentrano in Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto, in settori come l’alimentare, i trasporti, l’automotive, la metallurgia e metalmeccanica ». I prestiti erogati sono destinati per lo più a lavori di ristrutturazione, acquisizioni di aziende, investimenti in beni materiali o immateriali e di sviluppo commerciale con importi che vanno da 30 mila fino a 5 milioni di euro e piani di rimborso compresi tra 3 mesi a 7 anni.

Banche estere Guido Rosa confermato al vertice

MILANO

UNA LUNGA e forte presenza nel nostro Paese. E’ quella delle banche estere che confermano il loro sostegno al sistema Italia. Una presenza, sottolinea Guido Rosa (nella foto), nominato per un altro triennio alla guida dell’Aibe (Associazione italiana banche estere) che «è sempre stata positiva e rilevante» e resta «vitale» anche nei momenti più difficili sia per le incognite internazionali sia per quelle interne, dalla situazione dei conti pubblici a un’economia frenata nella crescita fino alle riforme la cui non attuazione sta facendo perdere attrattiva internazionale all’Italia. Pur in questo contesto, secondo quanto emerge dal nono Annual Report Aibe, la presenza e il contributo delle banche estere in Italia (con 79 filiali nel 2018, come nel 2017) non è venuta meno. In particolare, sottolinea Rosa, «la forte presenza nella concessione di garanzie finanziarie a supporto delle imprese italiane nelle attività di export e internazionalizzazione (con il 48% del totale) e il traino allo sviluppo di settori come l’Equity e il M&A.

E L’APPARENTE forte riduzione della presenza delle istituzioni finanziarie estere registrata nel 2018 nei prestiti sindacati (dal 79 al 68% di quota di mercato), nel Capital market (dall’83 all’81% per operazioni con principali investitori esteri) e nel merger and acquisition in entrata (dal 49 al 20%) si giustifica in parte per il confronto con il sensibile aumento registrato nel 2017 e in parte perché alcune operazioni importanti, iniziate l’anno scorso, si sono concretizzate nei primi mesi del 2019. Se resta rilevante quindi l’apporto all’economia e alla finanza italiana delle banche estere (con il 100% nel mercato delle cartolarizzazioni Abs e Mbs), il 45% nel credito al consumo, il 17% del factoring, il 26% del leasing e il 34% (stabile) nell’asset management (con 663 miliardi di patrimonio gestito) non manca qualche segnale che «se non preoccupante » merita però, secondo Rosa, «attenzione». In particolare la riduzione (dal 32 al 29%) dello stock del nostro debito pubblico detenuto da non residenti che segnala una diminuzione della fiducia nell’Italia anche se nei primi mesi del 2019 c’è stata una ripresa degli acquisti favorita dall’aumento dei rendimenti.

Achille Perego

Di |2019-07-15T10:54:28+00:0015/07/2019|Dossier Economia & Finanza|