Il modello vincente di CesenaFiera
«Macfrut a Rimini e privatizzazione,
così i fatturati possono crescere»

Saverio Migliari

CESENA

PICCOLO è bello. E funziona. Il mantra ormai è uno slogan per la dirigenza di CesenaFiera, diventata in pochi anni un modello di sviluppo, quasi un caso di studio. In una città che a malapena sfonda quota 96mila residenti il piccolo expo del quartiere di Pievesestina (appena 17mila metri quadri, Bologna ne conta 375mila) quest’anno è lanciato verso la cifra record di fatturato di 6 milioni di euro, per 200mila euro di utili netti. E la crescita non accenna a diminuire. C’è chi, in altre province ben più popolose, strabuzza gli occhi, dopo aver guardato con sufficienza per anni il piccolo centro fieristico della città romagnola.

Presidente Renzo Piraccini, come si fa a essere piccoli in un mercato che, generalmente, premia le grandi manifestazioni?

«In realtà premia chi è innovativo ed efficiente, poi a volte bisogna essere anche un po’ grandi, questo è vero. Noi tre anni fa abbiamo messo in atto una strategia in tre punti». Ci sveli la formula, allora. «Primo: il rilancio della fiera dell’ortofrutta Macfrut per generare risorse come condizione indispensabile per ripartire, spostandola nel quartiere riminese. Secondo: la ristrutturazione del quartiere fieristico di Cesena e il prolungamento del diritto di godimento delle strutture. Terzo: la privatizzazione della società». Macfrut, appunto. Solo quella genera l’80% del vostro fatturato.

Come mai l’avete trasferita a Rimini?

«Perché Macfrut era una fiera storica, quest’anno è la 34esima edizione,e per 31 anni èsempre stata a Cesena. Di fatto aveva perso la vocazione di fiera internazionale, ma era diventato un punto di incontro degli operatori del settore, con imprese locali».

E non era possibile rilanciarla nei padiglioni di Cesena?

«Aveva raggiunto il suo limite e perso carattere di internazionalità. Sono grato ai predecessori perché mantenere viva una fiera di questo livello qui non è stato facile. L’abbiamo spostata di pochi chilometri a Rimini, in una struttura bellissima, europea, moderna».

Ci dica, in cifre, cosa ha significato questo trasferimento.

«Semplice. Noi a Cesena con Macfrut coprivamo 17mila metri quadri, ampliati fino a 20mila metri con una tensostruttura. Quest’anno a Rimini saranno occupati 50mila metri quadri. È un +100% e oltre».

A quel punto come mai si è ristrutturata una fiera destinata a eventi piccoli?

«Ce n’era assolutamente bisogno. Noi, come dico sempre, giochiamo in un altro campionato. Un conto è fare fiere internazionali rivolte al trade (mercato; ndr) come Macfrut. Un conto è organizzare la fiera del libro antico ad esempio, una fiera di eccellenza che porta migliaia di appassionati che non hanno bisogno di avere più di 15mila metri quadri a disposizione. Noi puntiamo ai piccoli gioielli».

E i piccoli gioielli si ripagano?

«Sì,altrimenti i privati non sarebbero mai entrati nella compagine societaria. Chiuderemo il fatturato di quest’anno attorno ai 5 milioni e l’utile di gestione sarà di 151mila euro. L’anno scorso erano 3,9 milioni circa con utile di 124mila. E nel 2017, lo possiamo già ipotizzare, arriveremo ai 6 milioni di fatturato con 200mila euro di utile netto».

Ed ecco l’ultima operazione, conclusa pochi giorni fa: la privatizzazione. È proprio necessario cedere ai privati?

«Assolutamente sì. Fare efficienza con una struttura totalmente pubblica è difficilissimo, le norme non coincidono con i tempi di oggi. Mi pare che mantenere uno zoccolo del 40% di controllo e orientamento pubblico e la gestione in mano a portatori di interessi sia pressoché perfetto».

E guarda caso è stata proprio RiminiFiera a comprarsi il 20% delle quote.

«Certo, ci speravamo. Ed è legato a Macfrut ovviamente. La struttura di Rimini non va bene per gli eventi tarati sul consumatore ed è per questo che alcune loro fiere vengono meglio da noi. Ci sarà un rapporto biunivoco».

Quanti giorni di fiera avete all’anno?

«Nel 2017 abbiamo già prenotate 46 giornate. Se calcolate che si svolgono nei weekend, significa una copertura ottima».

Gli eventi in fiera puntano sempre di più sul collezionismo. Come mai?

«È ovvio. Le fiere non rivolte ai professionisti devono puntare sulle passioni. E per questo trattiamo l’antiquaria e, quest’anno, arriveranno anche due fiere nuove del vintage e una sull’arte».