Yamamay, Carpisa e altri brand
La musica del gruppo Pianoforte
«Ora puntiamo su mobili e cibo»

Giuliano Molossi

GALLARATE (Varese)

CON L’INTIMO, il beachwear, le borse e le valigie sono arrivati a fare 300 milioni di fatturato, ma la concorrenza è tosta e impone di esplorare strade nuove per allargare il business. Ed è così che la Pianoforte holding, proprietaria dei brand Carpisa, Yamamay e Jaked, ha deciso di puntare sull’arredo casa e sul food, due settori molto in crescita. Gianluigi Cimmino, Ceo del gruppo (da sempre guidato dalle due famiglie napoletane Cimmino e Carlino), ha le idee molto chiare in proposito: «Il food tira tantissimo, non possiamo ignorarlo. Nella prossima primavera apriremo un grande store nel cuore di Milano, in piazza Cordusio, accanto ai nuovi Starbucks e Uniqlo. È una location particolarmente appetibile che si presta molto bene a una diversificazione della nostra offerta. Stiamo valutando varie proposte dal mondo della ristorazione, vogliamo scegliere dei grandi professionisti perché noi facciamo un mestiere diverso. Comunque pensiamo soprattutto ad ampi spazi per il breakfast, il pranzo e gli aperitivi serali con un’offerta non banale di alta qualità, con particolare attenzione al fresco e ai prodotti da forno».

Prima di puntare sul food avete già investito nell’arredo casa. Come sta andando?

«Bene, siamo già partiti a Roma e a Milano, entro Natale apriremo anche a Napoli e a Palermo. Ma la sfida sarà soprattutto sull’online. Puntiamo molto sullo sviluppo delle nostre piattaforme online. All’interno di Yamamay esiste già una sezione dedicata alla casa, Yamamay home. Immaginiamo di far crescere molto il nostro assortimento perché c’è una fortissima richiesta di mercato e a mio parere l’offerta è molto inferiore alla domanda».

Tra Yamamay e Carpisa avete 1.300 punti vendita (1.000 solo in Italia, 300 in altri 40 Paesi) e 250 negozi sono a gestione diretta (180 in Italia e 70 all’estero). Avevate annunciato rinnovamenti in parecchi di questi negozi. Di cosa si tratta?

«In corso Vittorio Emanuele a Milano nei giorni scorsi ha riaperto lo storico negozio Yamamay con novità tecnologiche, molte curiosità e servizi innovativi per la clientela. È un primo esempio concreto di integrazione fra l’online e l’offline. Ci sono parecchie agevolazioni per i clienti. Fra le altre novità la digitalizzazione della vendita con un’addetta che seguirà passo passo le scelte del cliente con un palmare consentendogli di evitare le code alla cassa o di ricevere i suoi capi direttamente a casa».

Avete 2.400 dipendenti, quasi l’80 per cento di donne con età media sotto i 30 anni. Lei ha detto che la forza del gruppo è in questi ragazzi.

«Certamente. E anche nel gruppo storico che li guida. Vede, noi ci sentiamo ancora piccoli, abbiamo fame. La nostra forza è questa. Non ci accontentiamo. È una crescita che non si può fermare. Dobbiamo continuamente alzare l’asticella».

Investendo molto nella ricerca e nell’innovazione.

«Obbligatoriamente. Non basta più indovinare un buon rapporto qualità prezzo per vincere le sfide di oggi. Occorre ben altro. L’innovazione tecnologica anche per una fascia di prezzi medi come la nostra è quella che fa la differenza. Per noi innovare vuol dire studiare nuovi materiali più leggeri e resistenti. Penso a Carpisa, ad esempio. Il cliente vuole una valigia bella, leggera e indistruttibile. Ma non solo, si aspetta anche qualcosa di più, e presto saremo in grado di accontentarlo perché la valigeria si presta molto a queste innovazioni tecnologiche che renderanno i nostri prodotti ancora più appetibili. Penso anche ai reggiseni tridimensionali di Yamamay o ai costumi Jaked che vincono competizioni internazionali (indossando un costume Jaked Federica Pellegrini vinse i mondiali, ndr). Questa sarà l’evoluzione dell’azienda. Quando siamo entrati nel mercato la prima innovazione che abbiamo portato è stata quella del colore. Oggi due valigie su cinque sono Carpisa. Ma non è più sufficiente basarsi sui volumi. Bisogna dare qualcosa in più e questo qualcosa in più è nella tecnologia. È quello che fa la differenza».

L’export rappresenta il 30 per cento del vostro fatturato. Su quali mercati esteri puntate di più?

«Il Medio Oriente e la Cina. Sulla Cina abbiamo un programma di aperture e di vendite online piuttosto ambizioso».

Il vostro obiettivo è di arrivare a un fatturato di 500 milioni entro il 2020?

«Il numero più o meno è quello, ma fortunatamente non abbiamo pressing di crescita derivati da investitori finanziari o da richieste di mercato, abbiamo la fortuna di guidare la crescita, senza forzarla. Il nostro principale obiettivo è quello di fare dei prodotti fatti bene e in maniera sostenibile».