STEFANO GOLINELLI

Tecnologia e ricerca: la sfida di Alfasigma
«Trovare soluzioni per curare le persone»

Andrea Ropa
BOLOGNA

SEMBRA la sigla di un taxi. Invece Fab13 è la crasi di un’eccellenza. Se dal 2018 l’Italia è diventata numero uno in Europa nella farmaceutica, superando la Germania, il merito è soprattutto delle Fab13, ovvero le principali tredici aziende del settore descritte dal rapporto ‘Nomisma Industria 2030: la farmaceutica italiana e i suoi campioni alla sfida del nuovo paradigma manifatturiero’. Tra queste c’è Alfasigma, cuore a Bologna e siti produttivi sparsi per il mondo, quinta per fatturato con oltre un miliardo di euro nel 2018 e un margine operativo consolidato di 219 milioni. Numeri che il presidente, Stefano Golinelli, legge alla luce «del cambiamento epocale in atto nel settore a livello mondiale e a una grande evoluzione del mercato italiano: noi abbiamo fatto decisamente la nostra parte unendo nel 2017 due storie aziendali diverse (quella di Alfa Wassermann e quella di Sigma-Tau, ndr) in Alfasigma. Oggi si può dire che il nostro sforzo è stato premiato: siamo un’unica, grande azienda con tremila dipendenti. Italiana e internazionale».

Uno sforzo che si traduce con la parola investimenti.

«Esatto. Negli ultimi anni abbiamo puntato sugli investimenti e ci abbiamo creduto con determinazione, senza mollare mai. Una caratteristica insita nel Dna della nostra cultura aziendale».

Su quali aree focalizzate i vostri investimenti?

«Soprattutto su produzione e Ricerca & Sviluppo. Con l’obiettivo di trovare soluzioni per curare le persone e le loro patologie, nel rispetto dei valori etici e per un mondo migliore».

Facciamo degli esempi. Partendo dalla produzione.

«Nel piano industriale abbiamo previsto oltre 70 milioni di investimenti in macchinari, tecnologie, innovazione. Di recente abbiamo installato nello stabilimento di Alanno, nel Pescarese, due linee produttive complesse, robotizzate e tecnologicamente allo stato dell’arte. Ne sono particolarmente orgoglioso, perché gran parte di questi impianti provengono dall’industria italiana, leader mondiale del settore».

Veniamo a Ricerca & Sviluppo.

«Stiamo realizzando il nuovo Centro di Tecnologia Farmaceutica di Pomezia, al servizio del nostro dipartimento di Ricerca e Sviluppo. Sarà il centro di innovazione tecnologica che, in grado di seguire progetti complessi in fase clinica e preclinica in rete con altri centri di ricerca, porterà avanti la pipeline di Alfasigma. Prevediamo l’inaugurazione nella primavera del 2020».

Che cos’è la ricerca oggi?

«L’industria si sta focalizzando massicciamente su digitale e Big Data. Basti pensare a quanto stanno investendo in salute i grandi colossi dell’informatica, a quanti benefici hanno portato i device tecnologici e l’informatica, sia nelle fasi di R&S che in quelle di produzione. La nostra ricerca sarà sempre più mirata ad aree terapeutiche specifiche, con prodotti specialistici: in alcune di queste aree siamo già presenti, altre sono ancora da esplorare. La ricerca è futuro e il futuro è di chi lo sa immaginare e scrivere. Noi ci stiamo provando ancora una volta, con la caparbietà e la passione che abbiamo sempre avuto».

Quali sono i progetti ai quale stanno lavorando i vostri ricercatori?

«Attualmente abbiamo diversi progetti in fase clinica per lo sviluppo di nuove e importanti indicazioni terapeutiche di farmaci nati nei nostri laboratori o di cui abbiamo acquisito i diritti. Non meno importante per Alfasigma è la ricerca biotecnologica, in particolare nella sperimentazione di nuovi sistemi di trasporto di farmaci oncologici allo scopo di garantirne l’efficacia nei siti bersaglio, minimizzando nel contempo gli effetti collaterali per il paziente. Stiamo lavorando con soggetti esterni per indagare ulteriori ambiti nell’area delle biotecnologie: start-up, università, centri di ricerca. Perché la ricerca oggi è collaborativa, aperta e in rete ».

Sul piano industriale, avete nuove acquisizioni in vista?

«Per crescere in maniera consistente e sostenibile il tema delle acquisizioni è fondamentale nel settore farmaceutico e può assumere diverse forme: dall’acquisizione di molecole già parzialmente sviluppate fino ad arrivare all’acquisizione di aziende, start-up e strutture commerciali. Un paio di anni fa abbiamo comprato un’azienda statunitense per penetrare il mercato nordamericano. Per fare acquisizioni occorre però un approccio strutturato, capacità di lettura e grande pazienza; di questo si occupa il nostro Business Development, focalizzandosi sui mercati internazionali, perché è lì che possiamo e dobbiamo crescere maggiormente ».

Qual è il peso dei mercati esteri nel business di Alfasigma?

«La crescita del nostro gruppo dipende proprio dai mercati esteri e il nostro approccio oggi è quello di una multinazionale, anche se ben radicata in Italia. All’estero lo scenario è molto complesso: ci sono mercati simili al nostro per maturità, come tutto il mondo occidentale. E poi l’Est Europa e l’Asia, che invece sono decisamente diversi, con grandi opportunità come la Cina, dove siamo presenti da anni».

E in America?

«Abbiamo un blockbuster: la Rifaximina, il farmaco italiano più venduto negli Stati Uniti, con cui Bausch Health, nostro partner, fattura oltre un miliardo e mezzo di dollari. Si tratta di un farmaco eccellente, che i gastroenterologi di tutto il mondo conoscono e apprezzano.

Di |2019-07-02T08:49:47+00:0002/07/2019|Primo piano|