Bolder, audace sfida alla moda
«Un brand tutto italiano
che unisce passione e design»

FAENZA (Ravenna)

«COME manager specializzata in business & executive coaching, ho aiutato molte persone a raggiungere i loro obiettivi e a realizzare i loro sogni. Ora è venuto il mio momento, voglio realizzare anche io il mio sogno, così sono entrata nel mondo della moda». L’imprenditrice Barbara Alpi spiega così la nascita di Bolder, il nuovo fashion brand 100% made in Italy che, nel 2018, si prepara a sbarcare nei negozi con una collezione «pensata per le donne che, come me, amano vestire glamour e luxury, ma a un prezzo accessibile».

Barbara Alpi, perché il nome Bolder?

«Per tre ragioni. Innanzitutto, Bolder inizia con la lettera ‘B’ di Barbara. Poi, in inglese, bolder significa ‘più audace’ e, in una congiuntura economica di crisi, ci vuole davvero tanto coraggio per avviare una startup. Ultimo significato è che il nostro brand ha un sapore deciso, audace appunto, in grado di esaltare la femminilità e l’identità della donna che li indossa».

A chi si è ispirata per la collezione primavera/estate 2018?

«Siamo partiti con un mono prodotto, capi spalla in pelle, modelli tipo ‘chiodo’, facendo un’accuratissima ricerca nelle migliori concerie della Toscana. Le pelli che abbiamo utilizzato sono quelle di ultima tendenza, glitterate, laminate e spatolate in oro, argento e platino. La nostra prima collezione ha colpito, si è fatta notare. Ma è solo l’inizio. Siamo già passati ad un total look in tessuto per l’autunno/inverno 2018, una collezione completa di pantaloni, camicie, capi spalla e abiti da sera. Stiamo preparando un salto enorme».

Come è strutturata l’azienda?

«Io sono fondatrice, amministratore unico e art director. Al momento Bolder è composta da un team di collaboratori esperti del settore e, per la realizzazione dei capi, ci avvaliamo di server esterni. Essendo una startup, cerchiamo di contenere i costi fissi. Per la collezione autunno/inverno abbiamo reclutato una nuova fashion designer e un brand manager Italia ed estero, abbiamo già fatto una fiera a Mosca. Siamo partiti alla grande».

Uno stile cosmopolita, a partire dal nome…

«Io adoro viaggiare. Sono sempre stata appassionata di moda e anche prima di intraprendere la carriera di fashion designer ho sempre amato cercare nei negozi di tutto il mondo abiti che valorizzassero la mia persona. E poi i viaggi e le esperienze all’estero sono fondamentali per restare aggiornati. Io punto ad affermare Bolder in Italia per poi farlo decollare all’estero. Attraverso il nuovo brand manager contiamo in poco tempo di penetrare sia il mercato europeo che quello russo, molto sensibile al gusto Bolder».

Quanto conta essere al 100% Made in Italy nel mercato della moda mondiale?

«Conta moltissimo. La lavorazione dei prodotti all’estero sta migliorando, ma l’artigianalità della mano italiana è inconfondibile. Direi che lo stile è intrinseco nella natura italiana. Certo, i costi sono superiori, ma quando la qualità è riconosciuta viene anche premiata. Fare la gara sul costo del lavoro e delle materie prime è una battaglia persa in partenza, si troverà sempre qualcuno che produce a meno. L’Italia deve continuare a puntare sulla qualità. A questo non intendiamo rinunciare».


Miroglio Da Motivi a Oltre, i negozi diventano sempre più digitali

ROMA

IL GRUPPO Miroglio, realtà industriale italiana che opera dal 1947 nei settori del tessile e della moda, presente in 34 paesi e proprietaria di brand come Elena Mirò, Oltre, Motivi, Fiorella Rubino e Caractère, ha scelto di adottare la soluzione di gestione documentale Docsweb di Sb Italia. La digitalizzazione, per il Gruppo Miroglio – così ribadisce l’azienda in una nota – è un modus operandi consolidato: da anni l’impresa gestisce numerosi archivi digitali, ha attivato la conservazione sostitutiva di cedolini, fogli presenze e libri contabili, spingendosi fino alla registrazione automatica delle fatture fornitori nei sistemi contabili. Per rendere ancora più performanti i processi documentali, il management aziendale ha considerato la possibilità di rivedere la piattaforma di gestione e i flussi, preoccupandosi però in primis di recuperare lo storico presente nel precedente sistema. «Avevamo a disposizione una soluzione non più ottimale per le nostre esigenze», dichiara Fabrizio Puppione, responsabile applicativo corporate. «Il nostro gruppo è composto da 3 divisioni – una capogruppo e 2 sottodivisioni – e l’integrazione tra i sistemi documentali è per noi di grande importanza».

I DOCUMENTI ESISTENTI, circa 15 milioni, provenivano per il 50% dal ciclo attivo e dai documenti di trasporto, ed erano suddivisi in 95 classi documentali. Prendendo in carico tutti i requisiti espressi da Miroglio, Sb Italia ha implementato la propria soluzione documentale, grazie alla quale è stato recuperato tutto lo storico digitalizzato negli anni ed è stata data la possibilità di intervenire direttamente nella gestione e nella modifica dei propri archivi, soddisfacendo così la richiesta del cliente di poter agire autonomamente per rispondere alle proprie esigenze evolutive. Dopo aver migrato i documenti esistenti (operazione che, data la mole, ha richiesto un impegno di alcuni mesi), è stata formata una persona interna che, dedicando circa mezzora al giorno, gestisse alcuni aspetti strategici del flusso documentale. Miroglio ha poi deciso di ottimizzare anche i flussi documentali tra la sede centrale e i negozi. Dallo scorso mese di marzo, infatti, anche il personale dei 700 punti vendita, distribuiti sul territorio italiano sotto diverse insegne, ha la possibilità di accedere al nuovo sistema documentale, con l’obiettivo di poter inviare direttamente alla sede le distinte di versamento, la chiusura di cassa e le fatture di manutenzione. «Questa innovazione rappresenta un vero e proprio punto di partenza per un negozio digitale», dichiara Puppione.