SPECIALE YOUFINANCE.IT

La lezione di John Bollinger
«Bene gli investimenti sostenibili
E attenti ai mercati emergenti»

Francesco Gerardi
BOLOGNA

«OGNI SFORZO per insegnare alle persone le basi della finanza, ossia come gestire i propri soldi, il proprio futuro e provvedere alla pensione in modo significativo è molto importante, davvero. Quindi, innanzitutto, voglio congratularmi con il Quotidiano Nazionale: il vostro impegno per l’alfabetizzazione finanziaria è fondamentale». Non a tutti capita nella vita di inventare e dare il proprio nome a qualcosa che verrà usato in tutto il mondo nei decenni a seguire. John Bollinger, analista finanziario e scrittore americano, è entrato di diritto in quel club esclusivo all’inizio degli anni Ottanta, quando ha creato la tecnica universalmente nota come Bollinger Bands: le bande di Bollinger. Per spiegarle ai non addetti ai lavori, basti dire che sono considerate dai trader uno degli strumenti più efficaci tra gli indicatori di analisi tecnica. Sono un indicatore di volatilità e permettono di individuare le fasi di iper-comprato e ipervenduto, nonché il range di variazione dei prezzi. Insomma, sono un campanello d’allarme il cui obiettivo è individuare gli scostamenti significativi di un prezzo rispetto alla propria media, perché ciò potrebbe segnalare la nascita di un nuovo trend e l’inizio di una fase rialzista. Se i prezzi sono il fiume, le bande sono gli argini che segnalano l’esondazione. Bollinger oggi è il presidente del Bollinger Capital Management e sarà ospite d’onore del grande evento finale di Youfinance a Bologna il 5 e il 6 aprile (all’Hotel Carlton).

Mr. Bollinger, restiamo sul tema dell’educazione. Qui in Italia abbiamo iniziato ad accorgerci dell’ignoranza finanziaria, specialmente tra i giovani. Negli Stati Uniti com’è la situazione?

«Non è un problema solo in Italia, anche in America i ragazzi escono dal college e iniziano la carriera con scarse conoscenze di economia e finanza, purtroppo. Qui esiste l’abitudine di contrarre un debito per gli studi e quello di ripagarlo sembra essere l’unico problema finanziario su cui i giovani si concentrano! Da una parte è comprensibile, ma dobbiamo sforzarci di più».

Passando al mercato, si sente molto parlare di investimenti sostenibili e responsabili. Sono una moda o qualcosa su cui puntare?

«Non sono una moda. Almeno negli Stati Uniti gli ESG, come li chiamiamo (acronimo di Environment, social and governance, ndr), sono una gran cosa e non da poco. Io vivo in California e il sistema pensionistico degli impiegati pubblici (CalPERS, ndr) ha puntato forte su questi investimenti da molto tempo. Sono stati gli investitori istituzionali a iniziare la tendenza con i fondi delle università e poi sono passati agli investimenti sostenibili. Ora hanno guadagnato molta spinta, soprattutto tra i giovani e sinceramente penso si tratti di una cosa molto positiva, che invia il giusto messaggio al mercato».

A livello globale che momento viviamo?

«I mercati sviluppati, penso agli Usa, alcuni Stati europei e i grandi mercati asiatici, hanno valutazioni molto alte. Nei mercati emergenti sono più basse. In questa fase, quindi, i paesi emergenti stanno diventando più interessanti per gli investitori e penso che la tendenza continuerà. Teniamo presente però che quei mercati sono più rischiosi».

Recentemente Warren Buffett ha ridotto la quota in Apple dell’1%. Che segnale è per il settore tecnologico?

«In effetti c’è un gran deflusso di titoli dei ‘FANG stocks’: Facebook, Amazon, Netflix e Google. Non so che idee abbia Warren, ma immagino che abbia pensato di monetizzare per investire su aree che hanno valutazioni più basse. Era tempo di prendere un po’ di soldi dal tavolo».

Che impatto ha avuto il presidente Trump sull’economia Usa?

«C’è ancora una forte crescita. Abbiamo rallentato un po’ nel primo trimestre, è vero, ma l’economia rimane forte. I numeri dell’occupazione sono fantastici e non vedo alcun cambiamento in vista su questo. Nell’immediato futuro penso che non cresceremo in modo sorprendente, ma continueremo a crescere ».

Alcuni sostengono che da noi la crisi sia diventata una condizione stabile. Che ne pensa?

«Io non credo si possano fare simili previsioni, almeno fino a quando non si saprà come si risolve la Brexit. Ci sono eventi che oscurano lo sguardo e che impediscono di proiettarsi molto in avanti e la Brexit è proprio uno di questi. Non è chiaro quali implicazioni ci saranno per l’Europa finché quella questione non si sarà risolta».

Di |2019-03-18T15:07:47+00:0018/03/2019|Dossier educazione finanziaria|