Isole ecologiche intelligenti
Hera e la sfida ambientale

Plastiche riciclate e impianti per la produzione del biometano, l’impegno del Gruppo

Tra il 2017 e il 2018 la multiutility ha speso in interventi per l’innovazione circa 160 milioni di euro, pari al 17,5% degli investimenti complessivi

di Gabriele Tassi
BOLOGNA

Immaginate di concentrare tecnologia, sostenibilità e design in un unico spazio. Immaginate poi che in quel luogo si possa anche noleggiare una bici elettrica e allacciarsi a una rete wi-fi. Sforzarsi troppo non serve perché ’PUNTOnet’, un’area di raccolta rifiuti trasformata da Hera in un concentrato di servizi, è già in fase di sperimentazione. Chiaro, i ’bidoni’ restano, ma in pieno spirito di economia circolare, alla base della struttura c’ è proprio la filosofia degli scarti che diventano risorse. Di isola ecologica si tratta, e la struttura si integra con i nuovi servizi che la multiutility ha sviluppato per aiutare le città a diventare circular e smart. È connesso alla rete elettrica e alla rete dati e – grazie a videoanalisi, sensori acustici, sensori di analisi della qualità dell’aria – dialoga con il centro operativo che governa le attività centrali per la città come la raccolta rifiuti, l’illuminazione pubblica, i consumi energetici, la qualità dell’aria. Grazie a PUNTOnet, le amministrazioni pubbliche possono quindi tenere sempre monitorati i vari settori urbani di interesse e diventare ancora più sensibili a quanto avviene nei territori. Realizzato con materiali riciclati, il tetto è coperto da un pannello fotovoltaico. I dati vengono trasmessi per essere elaborati in cloud e le informazioni vengono visualizzate in un sistema di gestione integrato, che consente di verificare il grado di riempimento dei contenitori, e segnalare malfunzionamenti o guasti. Il tutto nel pieno rispetto della privacy e della sicurezza. L’isola è dotata anche di videosorveglianza, per inibire comportamenti illegali, atti vandalici e abbandoni di rifiuti. Insomma è decisamente intelligente. A proposito di scarti che diventano risorse, a Sant’Agata Bolognese, per esempio, Hera è stata la prima multiutility a realizzare, (con 37 milioni di investimenti), il primo impianto che trasforma i rifiuti organici in biometano, usato a sua volta per alimentare mezzi del trasporto pubblico cittadino. Il tema rigenerazione abbraccia anche il mondo della plastica. Su questo fronte, Hera ha acquisito recentemente Aliplast, che, con 9 impianti, lavora fino a 90 mila tonnellate di plastica all’anno ricavandone prodotti rigenerati, destinati a differenti mercati. Sono solo alcuni degli sforzi del Gruppo che nei settori ambiente, idrico ed energia, copre i bisogni di 4,4 milioni di persone in circa 350 comuni di Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Toscana e Abruzzo, nella direzione della sostenibilità. Sono infatti 400milioni gli investimenti destinati agli interventi in innovazione, previsti nel piano industriale al 2022. Più in dettaglio, nel biennio 2017-2018 la multiutility ha investito in interventi per l’innovazione circa 160 milioni di euro (pari al 17,5% degli investimenti complessivi), e anche per quest’anno gli investimenti in innovazione supereranno i 75 milioni di euro (corrispondenti a circa il 15% degli investimenti previsti per il 2019). L’attenzione di Hera al tema ambientale ha portato la multiutility anche sui ’ palcoscenici’ internazionali. È stata infatti ammessa al prestigioso programma internazionale E100 della Fondazione Ellen MacArthur, che coinvolge le principali aziende capaci di distinguersi per l’impegno nella transizione verso un’economia circolare. Sostenibilità e innovazione vanno di pari passo, e, a proposito di novità, Hera ha da poco presentato NexMeter, un contatore gas che è anche un ’piccolo computer’. È in grado di offrire funzioni avanzate di sicurezza, fornendo maggiori tutele a edifici e cittadini, interrompendo la fornitura in caso di piccole o grandi perdite di gas. Già dai prossimi mesi sarà avviata l’installazione del dispositivo in alcuni territori serviti dal Gruppo Hera: e complessivamente, nel prossimo triennio, verranno collocati 300mila apparecchi. Si tratta poi di un contatore al 100% attento all’ambiente, a cominciare dal materiale (tutta plastica riciclata). Oltre a questo è in grado di dare un netto taglio ai consumi, grazie alla capacità di intercettare e segnalare agli utenti anche le piccole fughe di gas, per un uso razionale delle risorse.


Investimenti responsabili
Axa, la pioniera va di corsa

Vent’anni fa la scelta di strategie che tenessero conto dell’ambiente e degli impatti sociali

Sugli oltre 2200 miliardi di risparmi gestiti in Italia, 21 riguardano fondi che rispettano indicatori etici. Lorenzo Randazzo: vogliamo estenderli

di Achille Perego
MILANO

E’ stata pioniera già una ventina d’anni fa nell’adottare, partendo dai clienti istituzionali, strategie d’investimento che tenessero conto degli aspetti sociali, ambientali e di governance. E adesso «la nostra ambizione – spiega Lorenzo Randazzo, Senior institutional sales manager di Axa Investment Managers (Axa IM) – è integrare questi criteri a tutte le gestioni core». Axa Investment Managers è la società di gestione del risparmio del gruppo Axa, con asset per circa 800 miliardi di euro (46 in Italia, dati a fine settembre 2019) e investimenti cosiddetti multistrategy con diversificazioni dei portafogli dai bond alle azioni, dai prodotti multi asset a quelli alternativi fino alla finanza strutturata e al real estate. All’inizio, ricorda Randazzo, l’approccio agli investimenti responsabili prevedeva esclusioni collegate a criteri di eticità e moralità. Per esempio il non investire in attività come la pornografia o il gioco d’azzardo. Poi si è cominciato ad allinearsi alle convenzioni internazionali sul fronte dei combustibili fossili, del tabacco, delle armi integrando questi criteri nelle scelte di investimento. Da nicchia del mercato il tema della sostenibilità è diventato uno dei trend più significativi anche nel mondo della finanza. Tanto che, sugli oltre 2200 miliardi di risparmi gestiti in Italia, 21 riguardano circa 200 fondi SRI (Social responsible investment), una cifra in assoluto contenuta ma che vede le masse raddoppiare di anno in anno. E Axa Investment Managers è in anticipo sui trend del mercato. Già oggi, aggiunge Randazzo, una larga parte del portafoglio gestito da Axa Investment Managers (due terzi) prevede l’integrazione di criteri ambientali, sociali e di governance. Quelli che vengono identificati come ESG. «Investiamo cercando di gestire i rischi e le opportunità ESG e abbiamo individuato un certo numero di settori nei quali limitiamo gli investimenti entro una determinata soglia. In quest’ottica sono esclusi da tutti i nostri investimenti (con i fondi SRI ed ESG) settori come le armi controverse, l’olio di palma, il carbone, il tabacco, gravi violazioni dei principi del global compact e le soft commodities su derivati come quelli che speculano in settori dal forte impatto sociale come l’alimentare». Ma gli standard ESG sono solo una delle dimensioni dell’approccio di integrazione dei criteri di sostenibilità. La politica di Axa IM infatti, include anche l’analisi degli emittenti (societari e sovrani) con l’attribuzione di punteggi (con un filtro di voti da 0 a 10, con esclusioni fino a 2) in base a tre pilastri: i parametri della sostenibilità. Ambientale (E, da Environment), Sociale (S) e di Governance (G). «Inoltre – sottolinea Randazzo – adottiamo view comuni sulle attività tematiche di engagement e sulla partecipazione al voto delle società, esprimendo anche pareri contrari che nel 10% dei casi non ci ha visti allineati con il management aziendale». Se la performance finanziaria rimane comunque l’obiettivo che si vuole raggiungere con l’integrazione dei principi ESG, Axa IM opera già nell’ottica più ampia degli SRI, gli investimenti socialmente responsabili che utilizzano i fattori ESG per stabilire gli obiettivi della strategia e/o applicare filtri all’universo investibile. L’evoluzione più moderna degli investimenti responsabile è rappresentata dall’impact investing. Un approccio che supera il semplice concetto di screening selettivo riconoscendo che, attraverso soluzioni finanziarie innovative, il capitale degli investitori può essere indirizzato verso una maggiore utilità sociale con rendimenti equivalenti a quelli del mercato. Sul fronte dei Sustainable Impact Assets Axa IM ha già investito oltre 20 miliardi, mentre il gruppo AXA si è impegnato a investire 12 miliardi nell’economia verde, nelle infrastrutture, nei green bond fino al real estate entro il 2020».

«Noi piantiamo il bambù, l’ambiente ringrazia»

L’ad Emanuele Rissone: vogliamo fare il bene del pianeta

CERNUSCO (Milano)

Dove comincia la sfida per la sostenibilità? Quella di Emanuele Rissone ha preso vita davanti a una foresta di bambù gigante. Stregato dalle verdi canne, è il 2014 quando fonda – con il supporto di alcuni imprenditori locali – Forever Bambù, la società che realizza foreste di bambù gigante in Italia, tutte certificate biodinamiche. E lo scopo è soprattutto uno: «fare del bene al nostro pianeta – spiega Rissone (nella foto), ad dell’azienda – basti pensare che: un bambuseto ha la capacità di produrre fino al 30% in più di ossigeno rispetto a una normale pianta e assorbire in media il 300% più C02 di una foresta di pari dimensioni. Sono molteplici gli utilizzi della pianta tipica dei climi africani e sud americani: dalla moda al design, dal rimpiazzo delle plastiche all’impiego dei germogli nell’alimentare. «Inoltre – prosegue Rissone – rimane produttiva per circa un secolo. Il motivo è che ogni qual volta tagliamo una canna, questa ricresce fino a 20 metri di altezza in poco meno di 3 mesi, ha quindi un grande ricambio ed ecosostenibilità rispetto a qualunque tipo di legno». Forever Bambù oggi vanta ettari ed ettari di superficie coltivata in due regioni italiane e ha oltre 400 soci da 5 paesi, 24 società agricole e ha raccolto 8 milioni di euro di investimenti. Nel 2017 è stata costituita la Forever Bambù Holding Srl che partecipa tutte le 24 società agricole create in questi anni. Forever Bambù è una filiera completa che parte dalla creazione di una srl agricola, acquista lotti di terreno idonei alla coltivazione del bambù e a costi estremamente competitivi, passa per il reclutamento di importanti professionisti fino ad arrivare alla completa gestione delle piante, seguendone la piantumazione e la crescita fino alla vendita a maturazione raggiunta. Insomma, piante e aziende vengono accudite dall’inizio alla fine. Per le affiliate c’è un solido ombrello, un ’impianto di protezione’ fornito dalla holding stessa che prevede: 220 mila euro che vengono utilizzati per l’acquisto degli asset di proprietà, per il pagamento dell’affiliazione alla filiera e il mantenimento della società per i primi 4-5 anni, cioè fino all’entrata in produzione delle piantagioni e i primi incassi. Da febbraio 2019 infine, Forever Bambù ha avviato inoltre la procedura per la quotazione in borsa. Gabriele Tassi