Acea, il compostaggio smart a chilometri zero

Nel piano investimenti per 1,7 miliardi di euro

Tra i progetti più interessanti quello per trattare i fanghi di depurazione in Toscana

di Alberto Pieri
ROMA

La sostenibilità come scelta strategica. Il Piano di Sostenibilità 2019-2022 di Acea si articola in 5 macro-obiettivi e prevede investimenti per 1,7 miliardi di euro. In occasione di Ecomondo 2019, la manifestazione internazionale sull’economia circolare tenutasi a Rimini, il gruppo Acea (nella foto a destra l’ad Stefano Antonio Donnarumma) ha presentato le iniziative in atto. Uno dei progetti più interessanti è quello del compostaggio a chilometri zero. Finalizzato allo sviluppo del compostaggio diffuso, lo Smart- Comp è un progetto, realizzato in collaborazione con Enea e Università della Tuscia, rivolto alle grandi utenze (centri commerciali, mense, aeroporti e stazioni) che debbono gestire grandi quantità di rifiuti organici. Grazie all’utilizzo di mini-impianti di compostaggio, forniti da Acea e dotati di una rivoluzionaria tecnologia sensoristica, sarà possibile trasformare direttamente in loco i rifiuti umidi in compost tramite un processo aerobico che in circa 90 giorni produce fertilizzante di qualità pronto per l’utilizzo. L’obiettivo è l’installazione di 250 SmartComp entro il 2022 per realizzare in maniera diffusa un sistema dalla capacità di 25mila tonnellate l’anno – pari a quella di un impianto localizzato che gestisce rifiuti organici prodotti da una città di 250mila abitanti –, con un risparmio del 30% circa sui costi di gestione e una rilevante riduzione delle emissioni di gas serra dovuta all’eliminazione del trasporto rifiuti su gomma. Molto interessante anche lo “sludge mining” (estrazione di fanghi), un progetto di ricerca e sviluppo – finalizzato alla realizzazione di un impianto di recupero innovativo – per il quale l’azienda ha previsto un investimento di 7,4 milioni di euro, cofinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla Regione Toscana per circa 2,3 milioni. Il progetto ha l’obiettivo di sviluppare un laboratorio stabile sui prodotti di recupero dai processi di carbonizzazione per la produzione di biopolimeri, biometano e estrazione del fosforo da fanghi, oltre alla realizzazione di una serra idroponica. Oltre ad Acea Ambiente partecipano al progetto la società Ingelia e le Università di Firenze, Pisa, Siena, Parma e il Politecnico di Milano. Alla base c’è la nuova tecnologia di carbonizzazione idrotermica (HTC) brevettata da Ingelia. Acea ha già avviato l’iter autorizzativo per la realizzazione di un impianto di recupero con una capacità di trattamento pari a 80mila tonnellate annue di fanghi di depurazione nel proprio sito di Chiusi (SI). Sarà il primo impianto in Italia e il più grande d’Europa. L’impianto produrrà circa 8 mila tonnellate annue di biolignite, combustibile con ridotto contenuto di zolfo, di origine biologica e rinnovabile, che evita l’emissione di 16.280 tonnellate annue di CO2 e permetterebbe di riscaldare in modo sostenibile 4.000 famiglie. Lo stesso impianto produrrà circa 6mila tonnellate annue di fertilizzante organico, quantità che consentirebbe di fertilizzare circa 20.000 ettari di terreno. Con questo sito e con quello di Monterotondo Marittimo (Grosseto) e abilitato al trattamento di 25.000 tonnellate annue di fanghi, Acea tratterà un totale di 105mila tonnellate di fanghi, pari quasi all’intera quantità prodotta dalla Toscana. Da notare che l’impianto di Monterotondo Marittimo tratta anche 30 mila tonnellate di Forsu – la frazione organica – e 15 mila di verde. Per incentivare un uso sostenibile della risorsa acqua Acea ha poi da tempo realizzato le ‘Case dell’acqua’. Distribuite tra Lazio, Toscana, Umbria e Campania, le Case dell’acqua, sono in tutto 549 e hanno erogato più di 696 milioni di litri. Il loro utilizzo ha permesso di diminuire l’uso di 464 milioni di bottiglie di plastica da un litro e mezzo e ha evitato l’emissione di oltre 135.594 tonnellate di CO2, pari alla quantità prodotta da una cittadina di oltre 22.500 abitanti.

Prodotto certificato
«Il digitale ci aiuta»

Oleificio Zucchi e il progetto Filiera 4.0

CREMONA

Declinare l’olio d’oliva secondo la metrica della sostenibilità. Valorizzare la filiera e la tracciabilità del prodotto. Un percorso iniziato nel 2016 da Oleificio Zucchi con il progetto Filiera 4.0 ha portato alla nascita prima dell’EVO 100% Italiano Sostenibile, e successivamente dell’EVO Sostenibile dell’Unione Europea. Il lavoro è partito da un’esigenza centrale: dare uniformità alla filiera olivicola italiana, molto complessa e frammentata, con tanti produttori e molti passaggi tra campo e bottiglia. A favorire questo percorso è stata l’innovazione digitale, che ha reso possibile la raccolta di una grande mole di dati relativi a tutte le fasi della filiera per verificare il rispetto dei 150 requisiti del disciplinare creato con CSQA, e necessario alla certificazione. Certificazione che fa rima con sostenibilità, una qualità imprescindibile nel mondo dei consumatori moderni e più attenti. «È una tendenza che va incoraggiata al fine di scelte di consumo sempre più consapevoli – spiega l’ad Alessia Zucchi – e la sfida è sapere fornire queste informazioni in modo chiaro e trasparente. L’innovazione del QRCode sulla bottiglia dei nostri EVO Sostenibili ci permette di comunicare in modo semplice tutte le informazioni sul prodotto. Il settore olivicolo sta vivendo un periodo non semplice con numerose tensioni sul prezzo: noi siamo convinti che l’unica strada per superare questa situazione sia lavorare insieme su un percorso di sostenibilità e su una più diffusa e corretta cultura dell’olio».