SOS TRADER LAVORA SUL WEB

«Un’illusione i soldi facili davanti al pc
È lo studio la vera chiave del successo»
Parola di un professionista dei mercati

Andrea Telara
MILANO

PIETRO DI LORENZO, amministratore unico di SoS Trader, società che realizza e gestisce diversi siti di informazione finanziaria, si occupa di Borsa e investimenti da oltre 20 anni. E venerdì, nell’ambito della manifestazione dell’ITForum di Rimini parteciperà all’evento dal titolo: «L’ABC del trading», dove spiegherà come muovere i primi passi nella compravendita di azioni, bond o di altri strumenti finanziari. «È passato parecchio tempo da quando ho iniziato la carriera – esordisce Di Lorenzo –, ma ci sono molte cose che accomunano l’atteggiamento di chi si avvicinava allora per la prima volta al mondo del trading e quello di chi invece vi si avvicina oggi».

In che senso?

«Intendo dire che esiste sempre un equivoco di fondo, basato sull’idea che con il trading si facciano i soldi facili, stando comodamente seduti davanti al computer di casa, magari in tuta o in pigiama, semplicemente inviando ogni giorno qualche ordine via internet in pochi secondi».

E invece?

«È una pura illusione, alimentata anche dal fatto che, per fare il trader, non occorre superare un esame o prendere un’abilitazione professionale come invece avviene quando si vuole esercitare altri mestieri come l’avvocato, il commercialista o il medico».

Meglio rinunciare, insomma, se non si è preparati….

«No, assolutamente. Piuttosto, bisogna capire una cosa: per diventare trader bisogna prima informarsi e studiare molto. E occorre comunque tener presente che si può svolgere questa attività anche attraverso delle simulazioni, cioè eseguendo delle operazioni virtuali sul mercato, senza investire soldi veri. Questo è probabilmente un tratto distintivo del trading online che offre l’opportunità di muovere i primi passi anche ai neofiti senza farsi del male economicamente, cioè senza perdere soldi».

Ma proprio non è cambiato nulla tra il trading online di oggi e quello delle origini, nato e sviluppatosi agli albori dell’era di internet?

«Molto è cambiato, ma esiste qualcosa che ancora accomuna i trader in erba di allora e quelli di oggi. È una sindrome che io chiamo ‘la paura di perdere il treno già in corsa’, cioè l’idea di non aver sfruttato per tempo qualche trend di mercato o qualche moda del momento. Era un atteggiamento diffuso venti anni fa, con i primi servizi di negoziazione in Borsa e lo è anche oggi di fronte a fenomeni emergenti come le criptovalute. C’è tanta gente che sente dire che un loro vicino di casa o qualche conoscente ha fatto un po’ di soldi, o millanta di averli fatti, investendo in qualche strumento finanziario. E allora si chiede: se ce l’ha fatta lui che non mi sembra certo un genio, perché non posso farcela io? Non c’è niente di più sbagliato che iniziare con questo approccio».

Oltre a parlare dell’ABC del trading, all’ITForum lei presenzierà anche a un convegno su come scegliere le azioni di Piazza Affari. Di cosa parlerete?

«È un intervento legato a temi di educazione finanziaria. Oggi ci sono diversi mercati finanziari accessibili agli investitori privati, ma molti nostri connazionali preferiscono stare sul listino di Milano, puntare sulle aziende che conoscono meglio».

A proposito di educazione finanziaria, in Italia siamo molto carenti su questo fronte. Non solo e non tanto nelle attività di trading avanzate ma soprattutto per come impieghiamo i nostri risparmi. Non trova?

«È verissimo. Purtroppo gli italiani faticano ad avvicinarsi ai temi di gestione del risparmio con lo stesso approccio con cui si informano sulla loro salute o sulla loro alimentazione. Fanno tanti sacrifici per accumulare un capitale e poi rischiano di dilapidarlo velocemente affidandolo a mani sbagliate. Certo, nelle vicende recenti di risparmio tradito c’è stata la malafede di diverse banche e di molti professionisti del settore. Tuttavia, se i loro clienti fossero stati più informati, avrebbero evitato molti guai».

Aberdeen Tensioni commerciali Usa-Cina e populismo, ecco i rischi

LONDRA

«L’ECONOMIA MONDIALE si trova in condizioni ragionevoli ma deve affrontare sfide future, come le tensioni commerciali e le aspettative di crescita». Tuttavia, i «venti contrari non sono ancora abbastanza forti da interrompere i fondamentali globali ancora ampiamente sani». È l’opinione di James McCann, senior global economist di Aberdeen Standard Investments, alla luce dei temi trattati al G7 della scorsa settimana. Aberdeen ha «leggermente ridotto le previsioni primarie», ma è convinta che «la crescita globale del Pil dovrebbe essere ancora la più forte dal 2011». La maggiore fonte di preoccupazione per l’analista di Aberdeen è la «crescente tensione commerciale». Un ritiro dalle economie e dai mercati integrati «costituirebbe un freno per le prospettive di crescita a lungo termine, che già si stanno riducendo». «Sebbene le misure annunciate finora non siano abbastanza ampie da avere effetti macroeconomici significativi – osserva McCann –, i rischi di un’ulteriore escalation più dannosa sono aumentati. Gli investitori devono dunque mettere in conto una maggiore incertezza sul futuro». Accanto alle tensioni commerciali, McCann aggiunge come fonte di incertezza «il populismo in Italia» che «sta sollevando preoccupazioni sulla stabilità della regione».

CHE FARE ALLORA? «Una riforma aggressiva del mercato del lavoro volta ad accrescere la partecipazione potrebbe limitare il trascinamento demografico, ma vi sono pochi segnali che indichino che i responsabili politici adotteranno tali misure», è l’opinione di McCann. Per quanto riguarda la produttività, «i governi dovrebbero perseguire riforme aggressive dei mercati dei prodotti per aumentare la concorrenza e stimolare sia l’innovazione». Magari anche «investendo di più in infrastrutture e programmi di formazione a lungo termine che promuovano la crescita»

Di |2018-10-02T09:24:28+00:0012/06/2018|Dossier Economia & Finanza|