SOLUZIONI PER CRESCERE

«Non abbiate paura di innovare»
AGS guida le imprese italiane
tra le opportunità di Industria 4.0

Achille Perego

MILANO

IL PROGRAMMA Industria 4.0, grazie anche ai forti incentivi fiscali per chi investe in innovazione, sta spingendo le aziende italiane a migliorare e automatizzare i processi produttivi, a introdurre nuove tecnologie e a sfruttare il grande mondo (come i big data) delle informazioni a disposizione per essere più competitive e ridurre il divario, non solo digitale, con i Paesi più avanzati. Ma si dovrebbe e potrebbe fare di più. Ne è convinto Oscar Padrin, amministratore di AGS (Advanced global solution). Nata come azienda di consulenza IT, negli anni AGS ha diversificato le proprie attività e ampliato la tipologia dei clienti diventando una realtà affermata in Italia anche grazie a partnership consolidate con aziende come Nvidia, Poste Italiane, HP e Xerox, e a rilevanti investimenti in ricerca e sviluppo. AGS applica la propria expertise nel deep e machine learning e nelle nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale. «Per la quale – esordisce Oscar Padrin – siamo tra i pionieri in Italia e, tra l’altro, abbiamo reso disponibile un’infrastruttura di Intelligenza Artificiale e potenza di calcolo al Politecnico di Milano per permettere agli studenti dei dipartimenti di utilizzare le nostre risorse più evolute e che prevedono investimenti onerosi».

Da un osservatorio privilegiato come quello di AGS come vede l’opportunità della quarta rivoluzione industriale?

«Industria 4.0 vuole incentivare un sistema intelligente per le imprese dove la connessione di macchine, uomini e informazioni permette di migliorare le performance e l’efficienza. AGS sin dall’inizio ha analizzato e compreso le opportunità offerte dalla normativa di Industria 4.0 per realizzare progetti di innovazione, a cominciare dai vantaggi fiscali dell’iper-ammortamento 250% e del Credito d’imposta del 50% sulla Ricerca e sviluppo, che permettono di ottenere un notevole supporto agli investimenti».

Sembra che questa opportunità non sia stata colta da tutte le aziende, specialmente le Pmi?

«Purtroppo è vero anche se dall’anno scorso a oggi è aumentata la consapevolezza dell’importanza di utilizzare Industria 4.0 per investire in Innovazione, in particolare nelle medie e grandi imprese e a partire da settori come il farmaceutico e il manufacturing. Le Pmi sono indubbiamente più indietro, per colpa anche di una mancanza di informazione adeguata che le porta ancora oggi a considerare gli investimenti in innovazione solo un costo e non un’opportunità di sviluppo».

C’è però chi sostiene che automazione, robot, digitalizzazione riducano l’occupazione. È proprio così?

«Non credo a un impatto negativo sull’occupazione. Semmai l’innovazione dei processi produttivi aumenta il valore aggiunto delle persone e la loro formazione. Lo vediamo nei nostri progetti Industria 4.0. in cui c’è una reale connessione virtuosa fra uomini e macchine, che insieme riescono a lavorare meglio e in modo più mirato. Oppure le faccio un altro esempio: oggi alle domande più banali può rispondere un chatbot, mentre le persone, adeguatamente formate, si occupano delle richieste e dei rapporti più complessi e professionali».

 

Cantieri in corso EuroMilano firma i quartieri della smart city

Cosimo Firenzani

MILANO

ANCORA POCHI MESI e i primi 137 appartamenti saranno completati. A settembre, poi, aprirà il cantiere per costruirne altri 140, distribuiti su due torri e su un’altra costruzione. Così nasce UpTown, nuovo quartiere all’insegna dei dettami della smart city nella zona Nord-Ovest di Milano, alle porte della città. Siamo a Cascina Merlata, a poche centinaia di metri dall’area che nel 2015 ha ospitato Expo, qui ci sono anche i palazzi che durante la manifestazione milanese hanno accolto i delegati dei Paesi e gli staff dei padiglioni e adesso sono abitati da famiglie. L’area è in forte sviluppo: il nuovo quartiere UpTown avrà un parco di 250mila metri quadrati, iperconnesso con il wi-fi ovunque, un servizio di car sharing elettrico per agli abitanti, armadietti per la consegna degli acquisti online e le case saranno dotate di teleriscaldamento, grazie al recupero del calore rilasciato dal trattamento dei rifiuti.

DIETRO all’operazione c’è EuroMilano, società milanese di promozione e sviluppo immobiliare nata nel 1986 che ha come socio di maggioranza Intesa Sanpaolo e un capitale sociale costituito anche da UnipolSai Assicurazioni Spa, Brioschi Sviluppo Immobiliare Spa e Corcab Sviluppo Coop. «Progettiamo in termini di distretto e non di singola costruzione, quindi possiamo avere partner di rilievo per un progetto di ampio respiro», spiega Attilio Di Cunto, ad di EuroMilano. Sono state coinvolte 6 società di primo piano: Vodafone, Bosch, A2A, Samsung, WeShare’ngo, Clear Channel sono partner nel progetto UpTown. «Il bilancio è entusiasmante – afferma Luigi Borré, presidente di EuroMilano –. Un anno fa abbiamo presentato il primo lotto: dopo 48 ore il 40% degli appartamenti era stato prenotato. Non è scontato, considerando la situazione di debole ripresa del mercato». L’area non ha attirato solo le attenzioni di EuroMilano ma anche quelle di Falcon Malls, società del gruppo saudita Fawaz Alhokair che gestisce 20 centri commerciali nel mondo e a Milano ha investito sul centro commerciale di Milanosesto. Qui, a Cascina Merlata, sorgerà il più grande centro commerciale di Milano. Il destino dell’area si lega a quello che sta sorgendo e sorgerà nei terreni dell’Expo, dei quali è proprietaria Arexpo. «Stiamo progettando con loro il futuro di un’area importante per la città – aggiunge Borré –. Siamo un soggetto che può sognare. E credo che la scelta di Intesa Sanpaolo di investire in EuroMilano nel 2014 stia qui a dimostrarlo. Non era affatto scontato che una banca investisse in un progetto come questo».

 


Mirova punta sui fondi sostenibili
«Rispettare uomini e ambiente
aumenta il reddito di chi investe»

Andrea Telara

MILANO

ANNE-LAURENCE Roucher, deputy ceo della casa d’investimenti Mirova (gruppo Natixis Investment Managers), si occupa di responsabilità sociale d’impresa da quasi vent’anni, cioè da quando ha iniziato la carriera in un’azienda che realizzava programmi di reinserimento nel mondo del lavoro di persone disagiate. Poi, dopo l’ingresso nel settore finanziario, Roucher ha maturato una convinzione: le aziende più profittevoli nel lungo periodo sono anche quelle che prestano attenzione ai temi dell’ambiente, alla trasparenza e alla sostenibilità del business. Si tratta dei temi che nella comunità finanziaria vengono identificati con due sigle, Sri (Sustainable and responsibleinvestment) ed Esg (Environmental, social and governance), in cui Mirova è specializzata fin dalle sue origini con l’offerta di diversi fondi azionari e obbligazionari socialmente responsabili.

Gli investimenti sostenibili, dunque, oltre che giusti sono anche convenienti…

«Ne siamo fermamente convinti, soprattutto per una ragione: a livello globale ci sono alcuni grandi macro-trend che stanno condizionando l’economia, per esempio l’invecchiamento della popolazione nei paesi industrializzati, l’emergere nei paesi emergenti di una classe media che chiede migliori servizi sociali, la necessità di ridurre le emissioni di gas nell’atmosfera e di gestire in maniera ottimale le risorse naturali. Le aziende che sono già pronte a queste sfide hanno maggiori probabilità di avere successo in futuro e di creare valore per i loro azionisti».

Come selezionate i titoli delle società presenti nel portafoglio dei vostri fondi?

«Come punto di partenza individuiamo alcune idee d’investimento legate al tema della sostenibilità e poi passiamo alla selezione delle aziende che sono legate a questi stessi temi, per esempio quelle che prestano attenzione alle condizioni di vita della loro forza lavoro, alla gestione ottimale delle risorse, alla trasparenza della governance».

Qual è la vostra strategia?

«La nostra strategia si basa anche e soprattutto sui fondamentali di bilancio, cioè sulle prospettive di redditività del business e sui prezzi dei titoli».

In che modo?

«Individuiamo cioè quelli che hanno buone chance di crescita perché vengono scambiati a livelli convenienti rispetto al loro fair value, il corretto valore di mercato».

Pensa che in futuro tutta l’industria del risparmio e degli investimenti si indirizzerà verso i temi della responsabilità sociale?

«Credo di sì, proprio per le ragioni che ho esposto in precedenza: la sostenibilità sociale e ambientale consente alle aziende di essere realmente profittevoli nel medio e lungo termine. Anche la business community internazionale se ne sta rendendo conto, lo percepiamo attraverso alcune iniziative e progetti di sensibilizzazione a questi temi che stiamo portando avanti».

Quali sono?

«Lo scorso anno, per esempio, Mirova ha organizzato un workshop per gli investitori insieme alla Sustainable apparel coalition, organizzazione che si occupa della trasparenza e responsabilità sociale nel settore calzaturiero e dell’abbigliamento, dove diversi fornitori di grandi aziende non sempre rispettano gli standard minimi di qualità per quel che riguarda le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti. Nel 2014 abbiamo inoltre organizzato una iniziativa legata all’esplorazione di idrocarburi nella regione artica, un’attività molto costosa e con un alto impatto ambientale».

Cosa avete fatto nel dettaglio?

«Abbiamo presentato al Consiglio Artico (il forum internazionale che discute dei problemi della regione del Polo Nord) una dichiarazione di grandi investitori che rappresentano oltre 5mila miliardi di euro di patrimonio, in cui chiedono una moratoria illimitata su tutte le attività di prospezione di idrocarburi nella regione».

 

La ricerca Le buone pratiche fanno bene ai titoli in Borsa

MILANO

LE IMPRESE caratterizzate da buone pratiche di sostenibilità in tutti e tre gli ambiti Esg (Environment, social, governance, ovvero l’aspetto ambientale, quello sociale e il modello di gestione) sono premiate dal mercato. In particolare, le società industriali dell’indice con alto rating Esg corrispondono a quelle che sono state più efficienti nell’aumentare i volumi di fatturato, migliorare la marginalità operativa e il dividend yield. È il risultato dello studio condotto da Banor Sim (una delle più grandi Sim italiane indipendenti, specializzata nella gestione di capitali e nella consulenza su grandi patrimoni) e dalla School of management del Politecnico di Milano e presentato nei giorni scorsi agli investitori professionali e ai clienti Hnwi. L’analisi sui risultati si concentra sull’indice Stoxx Europe 600, rappresentativo di 600 titoli azionari ad alta, media e bassa capitalizzazione di imprese appartenenti a 17 nazioni europee. Il periodo considerato va dal 2012 al 2017. Per ogni titolo sono stati raccolti i dati sui prezzi di Borsa (fonte: Datastream), sulla performance operativa riportata nei bilanci (fonte: Worldscope) e sulla rendicontazione non finanziaria relative a parametri Esg (fonte: Thomson Eikon Esg). I titoli appartenenti al quartile delle imprese con più alto rating Esg sono quelli che performano meglio e che mostrano sia una crescita dei ricavi maggiori sia una migliore marginalità. Per quanto riguarda, invece, la volatilità del rendimento, non si riscontrano differenze significative.

«COME DIMOSTRA la ricerca – spiega il professor Giancarlo Giudici (School of management del Politecnico di Milano) –, integrare criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di attenzione verso tutti gli stakeholders con i modelli tradizionali di analisi finanziaria value-based può dare vantaggi ai gestori e agli investitori». Una correlazione, osserva Massimiliano Cagliero, ad di Banor Sim (nella foto), che «innesca un circolo virtuoso nell’economia reale, con la conseguente spinta sulle aziende quotate ad adeguarsi per attirare investitori».

Di |2018-10-02T09:24:33+00:0015/05/2018|Dossier PMI|