Studenti e professionisti, è corsa all’affitto
Ecco l’app che rende le case più appetibili

La startup Roomie

Il brand della società Fisenar ristruttura palazzine a Milano e le affitta agli universitari, proponendo contratti flessibili e immobili di buon livello

di Cosimo Firenzani
MILANO

Passare dalle 600 soluzioni abitative attuali alle mille entro la fine del 2020. E crescere a ritmi alti nel fatturato pensando, perché no, anche a un’operazione finanziaria che possa moltiplicare i ritmi di sviluppo. Che cosa fa Roomie? Il brand della società Fisenar gestisce immobili dal maggio 2016 e li affitta per medi e lunghi periodi. Detta così sembra un business classico, ma il modello è innovativo: è la via digitale all’intramontabile flat-sharing, la condivisione degli appartamenti nelle grandi città da parte degli studenti o dei giovani lavoratori. Roomie, in sostanza, prende in affitto immobili, li sistema per andare incontro a studenti e giovani professionisti e li affitta di nuovo puntando tutto sui servizi che rispondano alle esigenze dei nuovi milanesi.
, Milano non è solo lo scenario di questa storia imprenditoriale. Ma è qualcosa di più perché «qui la domanda di appartamenti è sempre molto più alta dell’offerta », come spiegano i due fondatori, Alessandro Urbani e Filippo Ronfa. La più alta concentrazione di appartamenti è nei quartieri Porta Romana e Lambrate, ma la startup non disdegna nessuna zona «purché ci sia una stazione della metro nelle vicinanze». Roomie, però, ha un team di 10 persone pronto a crescere e sta guardando sia ad altre città europee sia città italiane come Bologna e Torino. E per i prossimi mesi non si esclude nemmeno un’operazione finanziaria che possa accelerare i ritmi di crescita con l’ingresso di un fondo nel capitale. Tutto è nato nel 2016 dall’esperienza diretta dei due fondatori: «Siamo amici e avevamo studiato assieme a Vicenza – afferma Alessandro Urbani, fondatore e Ceo dell’azienda – L’idea è nata nel 2016. Filippo viveva a Milano e anche io avevo modo per lavoro di venire spesso in città. Abbiamo riscontrato in prima persona che a Milano trovare una buona soluzione in affitto non è facile. Perché? Le case spesso sono vecchie o non adatte a studenti o giovani professionisti con il rischio di perdere tanto tempo nella burocrazia. Insomma, ci siamo accorti che c’era una domanda che non veniva soddisfatta».
«Dopo un’analisi iniziale, abbiamo deciso di aprire un’attività – aggiunge Filippo Ronfa – ma ci siamo resi conto che presto che lo scoglio più importante era l’investimento per poter partire. Abbiamo bussato a diversi istituti bancari, ma due ragazzi di 25 anni non potevano che fare fatica. Ci siamo rivolti a Loris Tessari perché lavorava nel mondo della finanza: si è innamorato dell’idea tanto che è diventato socio e adesso si occupa della parte finanziaria ». E Roomie entra sul mercato chiudendo il primo anno a 80mila di fatturato, per poi passare a 1,1 milioni di euro nel 2017 e 2,7 milioni nel 2018 con la prospettiva di arrivare a 4,5 nel 2019 e a 7,4 nel 2020.
Come funziona? La società prende appartamenti di almeno 100 metri quadrati in affitto, li arreda e ne ricava il numero di stanze sufficienti per avere un margine e le affitta. E arriva ad avere un portafoglio di 30 appartamenti nell’estate 2017. A luglio, però, c’è una svolta nella storia della società: Roomie vince un bando del Pio Albergo Trivulzio per gestire alcuni immobili. «Così abbiamo potuto ottimizzare i processi e da allora non prendiamo più in affitto appartamenti singoli, ma cerchiamo intere palazzine – spiegano Alessandro Urbani e Filippo Ronfa – Le affittiamo con un contratto molto lungo, solitamente 12 anni. E le ristrutturiamo a nostre spese: creiamo piccoli appartamenti da affittare e spazi comuni, come palestre e coworking. Successivamente affittiamo le nuove unità con contratti lungo periodo, nella gran parte dei casi con la formula del 4+4».
Roomie non punta solo su appartamenti pensati per studenti o giovani lavoratori, ma anche sul servizio fornendo soluzioni chiavi in mano: «Milano attrae sempre di più sia studenti che lavoratori e approcciarsi al mercato tradizionale degli affitti spesso è complicato perché ci sono vari passaggi burocratici e si deve fare tutto da soli – sottolinea Filippo Ronfa –. E per gli stranieri diventa tutto più complicato. Per questi motivi, la percentuale degli stranieri che si rivolgono a noi è in continua crescita». Sono in particolare europei, ma arrivano anche dall’Asia e dall’America Centrale.

Un mercato da 10 miliardi

Locazioni, la metà è sotto i 30 mesi

In Italia, nel 2019, su 1.350.000 contratti di locazione stipulati, il 57,8% ha riguardato affitti brevi (non oltre i 30 giorni), mentre il 30,4% canone libero e appena l’11,8% quello concordato. Complessivamente il mercato delle locazioni ha raggiunto un valore di 10,5 miliardi di euro. E’ quanto emerso nel corso del seminario ‘Investire nella locazione è conveniente e utile per il Paese’, organizzato da Sidief e dalla Banca d’Italia.