Promuovere l’enoturismo
L’impegno di Umani Ronchi

Un 2019 da incorniciare per l’azienda vinicola marchigiana

L’estero vale il 70% della produzione, ma l’Italia resta il mercato di riferimento
I prodotti sono distribuiti in sessanta paesi, in tutti i continenti
Tra i principali: Giappone, Svezia, Canada, Stati Uniti e Germania

di Giuseppe Catapano
OSIMO (Ancona)

«Il nostro punto di forza? La capacità di essere seri e credibili con vini diversi, pur rientrando sempre in un mercato di fascia elevata». Michele Bernetti, presidente di Umani Ronchi, ne fa un cavallo di battaglia. Perché è questo il segreto del successo di una realtà che in oltre sessant’anni di storia ha saputo espandersi, diventando internazionale, senza mai perdere l’identificazione col territorio in cui è impegnata: le Marche del Verdicchio e l’Abruzzo del Montepulciano.
Anche il 2019, per l’azienda vitivinicola di proprietà della famiglia Bianchi-Bernetti, che ha sede a Osimo (Ancona), è stato un anno di crescita. «Non solo dal punto di vista commerciale – spiega Bernetti – ma anche come valore: è migliorata ulteriormente la percezione dell’azienda e del territorio che rappresentiamo». I vigneti di Umani Ronchi sono coltivati per il 65% in biologico. Il processo di conversione del patrimonio vitato, iniziato in Abruzzo nel 2001 con la prima certificazione e completato con il Verdicchio nella vendemmia 2015, è il risultato di ciò che il presidente definisce «vera e propria vocazione, non un’esigenza di mercato».
Umani Ronchi può contare su una superficie vitata di 210 ettari che si estende attraverso tre macro- aree (Castelli di Jesi, Conero e Abruzzo) e vanta una produzione annua di 2,9 milioni di bottiglie, con oltre 20 tipologie di vino. L’azienda è presente in più di 60 Paesi, in tutti i continenti, e ha raggiunto un posizionamento consolidato nei mercati esteri a partire da Giappone, Svezia, Canada, Stati Uniti e Germania. «L’estero – continua Michele Bernetti, che gestisce l’azienda insieme al padre Massimo, il fondatore – assorbe circa il 70% della produzione, ma l’Italia resta il nostro mercato di riferimento anche perché gli altri Paesi, presi singolarmente, non superano il 10%. Abbiamo investito molto per crescere nel nostro Paese, stiamo raccogliendo i frutti del lavoro svolto». Umani Ronchi ha sviluppato una linea di spumanti metodo classico. Tre le referenze: LH2, La Hoz e La Hoz Rosé. I due bianchi hanno come base il Verdicchio con un’aggiunta di Chardonnay, il Rosé è 100% Montepulciano «e sta dando – osserva il presidente – grandi soddisfazioni anche sull’onda del successo degli spumanti ».
L’azienda marchigiana ha collezionato nel tempo premi e riconoscimenti, dai Tre bicchieri attribuiti per sette volte dal Gambero rosso al Verdicchio ‘Vecchie vigne’ fino all’International wine challenge di Londra, vinto dal Pelago 1994, poi inserito tra i 100 calici top del 1998 dalla rivista Wine Enthusiast. Umani Ronchi fa parte dell’Istituto del vino di qualità che unisce diversi grandi marchi italiani, tra cui anche Antinori, Sassicaia e Masi. È un big del settore che punta «a una crescente valorizzazione della produzione, del territorio e delle denominazioni marchigiane ancora poco conosciute, in sinergia con le istituzioni locali».
L’impegno per promuovere l’enoturismo di qualità è strategico in tal senso e si è concretizzato nell’apertura di un albergo, il Grand Hotel Palace ad Ancona, e di un winebar (il ‘Wine Not?’, adiacente all’hotel) che propone le eccellenze enogastronomiche del territorio. Per il 2020 le aspettative sono alte. «Puntiamo – conclude Bernetti – a consolidare il trend di crescita del 2019, anche se ci sono diverse incognite che riguardano i mercati esteri, in particolare il rischio dazi negli Stati Uniti e la Brexit».

«Passione e qualità, la ricetta per bottiglie uniche»

Velenosi Vini, fra esperienza e innovazione

ASCOLI PICENO

«Il vino è la nostra unica passione. La passione, rende unico il nostro vino. La Velenosi Vini è una delle aziende vitivinicole leader nelle Marche e il nostro marchio è sinonimo di alta qualità». Angela Piotti Velenosi ha fondato l’azienda vitivinicola Velenosi nel 1984, insieme ad Ercole Velenosi. Poi, con l’esperienza di Paolo Garbini, nel 2005 viene costituita la Velenosi Srl. Oltre 35 anni di esperienza e la forte passione hanno permesso di creare questa realtà in cui, attraverso l’utilizzo di attrezzature all’avanguardia, si produce vino d’eccezione. Il cuore dell’azienda è situato nella storica Ascoli Piceno. I poderi si estendono tra le colline che fanno da contorno alla valle del fiume Tronto che, grazie ai terreni argillosi e fertili, è da sempre vocata alla coltivazione della vite. Oltre alle quattro aziende situate ad Ascoli Piceno, Castorano, Monsampolo e Castel di Lama, ci sono anche vigneti nella zona di Ancarano (Teramo) e San Marcello (Ancona), tra i Castelli di Jesi. Nel 2016, l’azienda decide di investire fuori regione, in una tenuta di 16 ettari in Abruzzo, a Controguerra (Teramo), dando così vita alla nuova gamma ‘Prore’ e al ‘Verso Sera’. «I nostri vigneti sono a Controguerra a due passi dalla nostra amata Ascoli. Per celebrare questa vicinanza, abbiamo chiamato questa linea ‘Prope’ che, in latino, significa ‘vicino a’. I nostri vigneti, infatti, sono diversi eppure uno vicino all’altro, separati da un sottile confine tra le Marche e l’Abruzzo ».
Dalle vigne abruzzesi di Velenosi arriva anche un purosangue del vino: ‘Verso Sera’, Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg 2017, un vino che raccoglie l’esperienza di Velenosi in una bottiglia. «Verso Sera – spiega Angela Velenosi – è il velluto e l’eleganza a ogni sorso. In questa bottiglia – sottolinea – racchiudo la vera essenza del vino: un prodotto della terra, dell’agricoltura e legato agli elementi naturali che hanno contribuito a crearlo. È il vino che possiamo bere a ogni occasione, che non ha bisogno di abbinamenti ideali ma solo dello spazio di un pensiero rivolto a noi stessi».

Paola Benedetta Manca


Olio, frutta e ortaggi
Patrimonio di biodiversità

Il tratto distintivo dell’azienda agricola Chimisso di Ururi, nel basso Molise

Il fondatore Giuseppe Chimisso: «Salvate molte specie dalla scomparsa
Il nostro obiettivo è salvaguardare la tipicità locale e i sapori del territorio»
L’80% del giro d’affari avviene grazie alle vendite attraverso il canale online

di Giuseppe Catapano
URURI (Campobasso)

Biodiversità locale come patrimonio da tutelare. È il tratto distintivo dell’azienda agricola Chimisso: una realtà profondamente legata al territorio in cui è nata – Ururi, piccolo paese collinare del basso Molise, equidistante dalla costa adriatica e dai monti Frentani – e che, per scelta del fondatore Giuseppe Chimisso, ha salvato «piante autoctone che erano state abbandonate o sostituite da varietà più produttive». Vuol dire che nei circa 11 ettari di terreno nascono tipologie di frutta, ortaggi e olio «che stavano scomparendo e che noi abbiamo salvato. Si tratta di prodotti con valori organolettici superiori alla media».
Dal pero cotogno agli olivi della varietà Gentile di Larino, sono diversi i ‘pezzi’ rari che rendono unico il patrimonio della Chimisso. Nata 15 anni fa come azienda agricola classica e oggi realtà che trasforma esclusivamente ciò che produce: sottoli, nettari, passate di pomodoro, confetture e olio extravergine di oliva «non sono acquistabili – spiega Giuseppe Chimisso – nei punti vendita della grande distribuzione o in altre attività commerciali, ma solo contattandoci direttamente. Questo per contrastare aumenti dei prezzi dovuti a inutili passaggi di intermediazione commerciale ».
I prodotti vengono venduti per lo più attraverso il canale online – che pesa per l’80% nel giro d’affari complessivo – e «a persone che hanno imparato ad apprezzare le nostre specialità. Da Roma, Ravenna e dal Trentino riceviamo la maggior parte degli ordini ». C’è un rapporto diretto tra produttore e consumatore «tanto che – continua Chimisso, che gestisce l’azienda con la compagna Giusy Salvatore – con i clienti effettuiamo una vera e propria programmazione quando è possibile. Riceviamo pre-ordini e in base a quelli riserviamo un’adeguata porzione di terreno per produrre ciò che ci viene richiesto. È un punto di forza, per noi si fa agricoltura così: l’artigianalità non deve mai venire meno».
Anche perché l’obiettivo è quello di «salvaguardare la tipicità locale, sempre più sopraffatta da sapori standard che spesso risultano lontani da quelli autentici, perché modulati in base alle richieste del mercato. Noi rispettiamo i tempi della natura, non forziamo le produzioni, non utilizziamo conservanti o coloranti: il rispetto di questa biodiversità ereditata nel tempo – continua Chimisso – contribuisce alla conservazione di un naturale equilibrio dell’ecosistema. È un po’ la filosofia dei vignaioli francesi, con il terroir e la varietà tipica. Noi lo facciamo con frutta e ortaggi del territorio, tenendo vive varietà a rischio di estinzione».
Un’altra particolarità è la gestione delle fasi di produzione. «La raccolta è eseguita manualmente e, nella trasformazione, è ridotta all’essenziale la meccanizzazione. Il confezionamento viene effettuato scrupolosamente». La Chimisso impegna quattro dipendenti in laboratorio, mentre la raccolta è affidata a manodopera esterna. «Il futuro? Non vogliamo espanderci troppo, proprio per continuare a lavorare in modo artigianale. È una scelta mia e della mia compagna: vogliamo realizzare prodotti di qualità senza perdere il controllo delle materie prime, dei campi e della fase di trasformazione. Nelle etichette c’è il mio nome: è come se ci mettessi la faccia».

Il bio ’made in Italy’ va in vetrina su Amazon

L’iniziativa di Assobio con il portale di vendite online

BOLOGNA

Sono già 75 le aziende biologiche che hanno aderito all’iniziativa, promossa da Assobio in collaborazione con Fiera di Bologna, ICE e Amazon, di realizzare un progetto di sviluppo delle vendite di aziende biologiche italiane per favorire l’export. Il colosso delle vendite online ha lanciato una vetrina dedicata, visibile dagli oltre 300 milioni di account di utenti Amazon attivi nel mondo attraverso i siti nazionali, non solo in Italia ma anche in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti. Le imprese che venderanno i loro prodotti nelle vetrine Made in Italy di Amazon beneficeranno inoltre di un flusso aggiuntivo di traffico, per un periodo di 18 mesi, generato da campagne di advertising digitale finanziate da ICE Agenzia.
«L’export biologico è molto significativo per quanto riguarda la nostra nazione in quanto nel 2018 ha raggiunto i 2,3 miliardi e rappresenta oltre il 5,5% di tutte le esportazioni agroalimentari italiane – si legge in una nota –. Nel 2018 rispetto al 2017 l’esportazione era cresciuta del 10% e questo trend si sta mantenendo anche nel 2019. Siamo molto contenti dell’adesione in pochi giorni di 75 aziende e altre potranno ancora iscriversi entro il 20 gennaio. Significativa la presenza di molti giovani che operano nelle aziende biologiche sia a livello agricolo sia a livello di trasformazione e distribuzione».
Poi la nota aggiunge: «Riteniamo importante favorire l’esportazione di prodotti biologici italiani anche tramite modalità moderne come la vendita online, con delle vetrine specifiche proposte da Amazon e con una comunicazione pubblicitaria finanziata per 18 mesi con un importante contributo di ICE. L’adesione immediata di molte aziende ci dimostra come le persone che lavorano nel biologico siano pronte a cogliere le sfide, anche le più difficili». Ulteriori approfondimenti potranno poi aver luogo nel corso di SANA UP in concomitanza con Marca by BolognaFiere il 15 e il 16 gennaio 2020.