SERVIZI INNOVATIVI PER LE AZIENDE

Lo ‘sconto fatture’ va all’asta online
Con l’invoice trading il credito alle pmi
arriva dalla finanza alternativa dig

Achille Perego
MILANO

NON SOLO investimenti e trader fai-da-te. Il grande mondo di internet e del Fintech rappresenta anche un nuovo canale per i finanziamenti e per chi «guadagna online su questa tipologia di prestiti». In particolare quelli alle piccole e medie imprese che non sempre riescono a ottenere liquidità dal canale bancario e non possono ricorrere ad altri strumenti finanziari del mercato. «Una risposta alla difficoltà nell’accesso a nuovo credito – spiega Fabio Bolognini, chief risk officer di Workinvoice – è sempre di più la finanza alterativa e digitale che gradualmente compensa la carenza di credito fornito dal canale bancario in tutti i casi dove il rischio è giudicato percorribile ».

OPERATIVA dal 2015, Workinvoice, che un anno fa ha stretto una partnership con il leader della business information Cribis (gruppo Crif), è il primo mercato online di invoice trading in Italia, il canale alternativo rispetto alle banche e al factoring tradizionale che mette in contatto diretto risorse finanziarie e settore produttivo, consentendo alle aziende di smobilizzare i propri crediti commerciali. I tempi di riscossione delle fatture in Italia sono sempre più lunghi: nel frattempo un’impresa può rischiare di soccombere alla crisi e chiudere i battenti. Per questo è nato anche nel nostro Paese l’invoice trading (che ora vede attivi anche altri portali oltre a Workinvoice), ovvero la cessione di una fattura commerciale in cambio di un anticipo in denaro attraverso una piattaforma crowd. La piattaforma mette all’asta la fattura online, gli investitori – più o meno professionali – anticipano l’importo della fattura, al netto della remunerazione richiesta.

LO «SCONTO FATTURE» digitale italiano, sebbene abbia ancora un mercato potenziale enorme, dimostra una crescita costante: basti pensare che ha registrato ad aprile 2019 un erogato annuale di circa 840 milioni, con un incremento del 26% rispetto al trimestre precedente e del 126% rispetto al primo trimestre del 2018. Del resto dopo sette anni di ritirata precipitosa del credito, il sistema bancario, ricorda Bolognini, non è ancora riuscito a trovare un nuovo equilibrio in grado di consentire il rilancio delle imprese italiane. Secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia ad aprile 2019, la contrazione prosegue e il credito è sceso a 668 miliardi erogati, nonostante alla fine del 2017 – dopo una contrazione del 21%, dai 914 miliardi di novembre 2011 a 726 miliardi – il sistema bancario abbia prospettato una ripartenza graduale creando aspettative positive.

NELL’ULTIMO anno la contrazione del credito in Italia è stata a macchia di leopardo, con tassi di ricrescita in Friuli, al Sud e nelle Isole, ma in calo negli assi Piemonte- Lombardia-Veneto al Nord e Toscana-Marche-Umbria al Centro. La minore disponibilità a concedere credito, aggiunge l’analisi di Workinvoice, colpisce decisamente le micro-imprese e le regioni con una maggiore quota relativa, penalizzando il Nord (che vale il 65% del totale) con eccezioni in Friuli e Trentino; mentre per quanto riguarda le piccole imprese è stata penalizzata in modo pesante tutta l’area centrale (23% del totale).

UNA RISPOSTA a questi due fenomeni – ma anche un’opportunità di trading per chi sconta le fatture – è sempre di più la finanza alternativa e digitale (il cosiddetto Fintech) perché gradualmente compensa la carenza di credito bancario in tutti i casi dove il rischio è giudicato percorribile».

Equita lancia la sua Sgr e punta sulla sostenibilità

MILANO

NASCE la Sgr di Equita, l’investment bank italiana indipendente specializzata nell’advisory e nel private banking. Equita Capital Sgr sarà la nuova management company del gruppo che «offrirà la propria expertise nell’ambito della gestione di attivi liquidi e illiquidi a investitori istituzionali ed a reti bancarie alla ricerca di soluzioni personalizzate». La Sgr porrà enfasi sui temi Esg che caratterizzano le piccole e medie imprese italiane e sarà supportata da un team di lavoro interno che collabora con Altis -Università Cattolica, la scuola di alta direzione aziendale dell’Università Cattolica con cui Equita ha siglato una partnership. «La strategia è chiara: non vogliamo entrare nel mondo del wealth management o nell’asset management tradizionale – spiega Matteo Ghilotti, amministratore delegato della Sgr – Vogliamo invece continuare a distinguerci sul mercato offrendo soluzioni di investimento che sfruttino le nostre conoscenze sulle mid-small caps italiane ed europee, con uno stile di gestione focalizzato sul medio termine e ponendo l’attenzione su principi etici e tematiche di sostenibilità».

L’AUTORIZZAZIONE di Banca d’Italia, ottenuta il 23 luglio scorso, permetterà alla Sgr di avviare le proprie attività ottimizzando quanto già svolto in questi anni da Equita nell’Alternative Asset Management. La divisione si configura come terza area chiave del gruppo ed evidenzia interessanti opportunità di crescita per i prossimi anni, grazie anche alle sinergie con le altre aree di business come la ricerca. «La nuova Sgr beneficerà di una governance strutturata ma semplice, che permetterà di svolgere in maniera efficiente le attività di gestione, evitando potenziali conflitti di interesse e fornendo ai clienti un servizio di massima qualità», commenta l’amministratore delegato di Equita, Andrea Vismara (nella foto), anticipando che Equita Capital Sgr «focalizzerà la sua offerta su prodotti differenzianti, proponendo a istituti finanziari e banche partner soluzioni co-sviluppate e offrendo opportunità di investimento alternative a investitori istituzionali».

Di |2019-09-09T15:38:04+00:0009/09/2019|Dossier Economia & Finanza|