SERVIZI ALLE PMI

L’azionario batte le obbligazioni
«Volumi bassi, opportunità estive
Ma da cogliere con i nervi saldi»

Achille Perego
MILANO

DOPO la corsa dei primi mesi dell’anno, la frenata di maggio e la ripresa di giugno, il clima positivo dei mercati sembra destinato a proseguire anche nei prossimi mesi, nonostante luglio e agosto siano più esposti per il calo delle transazioni (anche i trader vanno in ferie) alla volatilità. E per avendo già ritoccato nuovi massimi in queste settimane, i listini azionari sembrano promettere ancora maggiori soddisfazioni agli investitori rispetto ai bond, sebbene anch’essi non privi di opportunità.

Ma che estate sarà quella del 2019 per i mercati?

«I presupposti sono positivi – esordisce Emilio Franco, amministratore delegato di Mediobanca SGR –, in particolare grazie all’atteggiamento nuovamente accomodante delle principali banche centrali che, mettendo all’angolo il rischio di inasprimento delle condizioni finanziarie nel prossimo futuro, hanno probabilmente prolungato il ciclo di vita dell’attuale fase di espansione economica. Le opportunità sembrano pertanto superiori alle incognite».

Queste ultime da che cosa sono rappresentate?

«Sono molteplici di natura politica e pertanto ancora più difficili da prevedere oltre che nel timing, anche nell’intensità e negli effetti (diretti ed indiretti) quali Brexit e Trade War per citare i più rilevanti ». Ne consegue che episodi di volatilità quali il dicembre 2018 o il maggio 2019 non resteranno casi isolati anche perché i mesi estivi sono tipicamente caratterizzati da volumi in diminuzione sui mercati che risultano pertanto più condizionabili dalle news. Sintetizzando, quindi, opportunità ma da cogliere con cautela e nervi saldi».

L’azionario vince ancora la sfida con l’obbligazionario?

«Incorporando maggior rischio, il premio pagato dall’azionario a fronte di una evoluzione positiva dello scenario risulta vincente rispetto all’obbligazionario. Non dimentichiamo tuttavia che anche l’obbligazionario, rispetto alle sue medie, ha offerto in questo 2019 rendimenti di tutto rispetto che potremmo quasi definire eccezionali in alcuni casi e ben oltre le aspettative in altri».

Un esempio?

«Pensiamo semplicemente al Bund tedesco che oggi sulla scadenza decennale offre rendimento negativo a -0,4% rispetto al già minimo +0,25% di inizio anno (che sul prezzo del bond equivale circa a un più 6% di performance in soli 6 mesi). Dati i livelli raggiunti, guardando al futuro e con le cautele di cui sopra, continuiamo comunque a preferire l’azionario anche in virtù di alcune divergenze valutative che creano opportunità interessanti di investimento ».

Come diversificare l’investimento azionario?

«In mercati globalizzati e guidati da eventi comuni, pur non abbandonando le classiche forme di diversificazione geografica, riteniamo utile perseguire una diversificazione anche a livello di stili di investimento, di settori nonché di temi. Questi ultimi in particolare consentono esposizione ai trend «strutturali» di lungo periodo allo scopo di offrire soluzioni d’investimento alternative, che diversamente risulterebbero assenti o sotto rappresentate all’interno dei portafogli date le modalità di costruzione degli indici azionari basate sulle capitalizzazioni di mercato».

Che visione avete sulle diverse aree geografiche?

«Riteniamo gli emergenti siano i meglio posizionati per trarre beneficio dalle nuove politiche espansive, difficile tuttavia ipotizzare una divergenza di andamento tra i vari listini. Solo un trend positivo sull’Usa potrebbe consentire ai listini europei di recuperare parte delle sotto-performance passate ed agli emergenti di proseguire sulla strada rialzista. Restiamo più cauti invece sul listino nipponico».

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
TUTTI I DUBBI DEL DOPO DRAGHI

L’EUROPA ha salutato, con entusiasmo unanime, la nomina di Christine Lagarde alla presidenza della Banca Centrale Europea: tutti si sono concentrati sul fatto che una donna fosse, finalmente, arrivata a i vertici della Bce. Sono stato, da sempre, dell’idea che i manager andassero valorizzati per i propri meriti e non certo per il genere. Ed è per questo che credo che la scelta della Lagarde alla guida della Bce sia sbagliatissima. La nuova presidente della Banca Centrale Europea è una politica, non una banchiera. Ha studiato diritto internazionale, ha militato in una formazione politica francese, l’Unione per il Movimento Popolare, e, tra il 2005 e il 2011, è stata a capo di tre diversi ministeri, sotto Chirac e Sarkozy. Dopo di che è stata a capo del Fondo Monetario Internazionale, che – insieme alla Troika – ha contribuito a massacrare la Grecia a colpi di austerity per salvare l’euro. Non lo dico io, lo stabilisce un verdetto dell’Independent Evaluation Office (Ieo), un organismo all’interno del Fondo, secondo cui le più alte cariche del Fmi avrebbero ingannato il proprio board e fatto una serie di clamorosi errori di giudizio sulla Grecia, sposando incondizionatamente la causa dell’euro. La Lagarde sarà a capo di un istituto in grado di decidere della vita e della morte delle economie d’Europa e non sembra per niente preparata. Per un po’ tirerà a campare con l’eredità che Draghi (nella foto) le ha lasciato, annunciando nuovi stimoli monetari. Ma quando verrà il momento di decidere, saprà governare correttamente mercati drogati di Quantitative Easing? Il rischio peggiore che le importanti case di investimento temono oggi è proprio quello di un ‘errore di valutazione’ da parte delle banche centrali, che potrebbe innescare una nuova crisi. E del resto l’ultimo francese alla guida della Bce – Trichet – ha fatto degli errori madornali, che stiamo ancora pagando.

Di |2019-07-15T11:02:08+00:0015/07/2019|Dossier Economia & Finanza|