SENSAZIONI POSITIVE ALLA VIGILIA

Arezzo si riscopre «golden city»
Sipario su un evento da grandi numeri
«Gli emiri hanno ripreso a comprare»

Sergio Rossi

VIA ALLA FIERA dei grandi numeri e delle grandi attese. Attese per il mondo dell’oro che continua a navigare tra alti e bassi in un mare a volte piatto e altre volte in tempesta. E attese per l’evento in sé, il primo targato Ieg dopo l’acquisizione delle fiere aretine dell’oro da parte del colosso nato dalla fusione tra Rimini e Vicenza, con alla testa il potente Lorenzo Cagnoni che guida una macchina fieristica tra le più competitive in Italia. La firma ufficiale del passaggio è avvenuta appena qualche giorno fa con l’affare andato in porto a inizio marzo: e dunque per capire in pieno la portata dell’arrivo di Ieg è forse troppo presto, bisognerà almeno aspettare autunno quando al palaffari di Arezzo andrà in scena Gold Italy, la seconda grande manifestazione dell’anno. Ma la curiosità su OroArezzo c’è comunque, inutile negarlo. Ed è corroborata anche dalle cifre che mai come adesso appaiono robuste. Si danno appuntamento infatti negli ampi padiglioni del Centro Affari ben 650 aziende, a stragrande maggioranza italiane nel pieno rispetto dell’accordo che fa da base alla sinergia dei poli fieristici: a Vicenza massima apertura ai marchi esteri, ad Arezzo focus sull’eccellenza del made in Italy. Gli espositori occuperanno anche il pur minimo spazio che la capienza della struttura offre, oltre i 650 stand non si può andare e quindi siamo più o meno sul livello, comunque molto alto, dello scorso anno. Ma dove si registra un vero e proprio boom è sul fronte dei buyers: 450 sono quelli accreditati, direttamente invitati dall’organizzazione. Ma il numero totale, contando le preregistrazioni, è salito a oltre novecento, con un incremento sul 2016 che si attesta intorno al 25% . I compratori arrivano da tutto il mondo e per la città rappresentano il valore aggiunto dell’indotto: alberghi sold out, camere occupate anche nelle vallate e in qualche caso pure fuori provincia. Senza contare il ritorno per le attività economiche.

TORNANDO ai buyers, ci sono novità geografiche di rilievo grazie a un progetto specifico in collaborazione con l’Ice che riguarda Paesi finora esclusi dai tradizionali circuiti fieristici, ma che potenzialmente costituiscono uno sbocco di grande interesse. Si parla in particolare di Africa, con target rivolti a nazioni emergenti nel panorama del continente come Congo e Angola, fuori dai partner collaudati quali il Sudafrica. Insomma, Arezzo vive la sua grande settimana da polo mondiale dell’oro, innervata dall’arrivo di «Ieg» che conferma le collaterali ormai storiche quali Première insieme al format Meeting club, con servizi personalizzati agli imprenditori per entrare in contatto con i buyers attraverso incontri privati. E ci sono ancora Retail club Italia e percorsi espositivi dedicati all’oreficeria, gioielleria, argenteria, semilavorati e pietre. Novità del 2017 il museo dell’oro in palazzo di Fraternita, in piazza Grande, dove si potranno ammirare gli 82 gioielli della collezione Oro d’Autore, raccontata da Beppe Angiolini, art director di OroArezzo e presidente onorario della camera nazionale buyer della moda. Commenta Andrea Boldi, presidente di Arezzo Fiere e imprenditore orafo a sua volta e dunque con le antenne puntate verso il pur minimo movimento: «Siamo arrivati alla fiera proprio nel momento in cui ci sono segni di risveglio da Dubai, i nostri principali clienti sono tornati a fare ordinativi, il sentiment sta ritornando positivo anche se al momento non sarebbe realistico pensare di ripetere i volumi di due o tre anni fa». Ancora Boldi: «Il mondo orafo nutre molte attese e se l’interesse di Dubai verrà confermato, come crediamo, allora dai padiglioni del palaffari potranno venire fuori notevoli prospettive».

NONOSTANTE la situazione in Libia che di fatto blocca il mercato, i segnali migliori arrivano da Tunisia, Marocco ed Egitto, Paesi serviti dai grandi intermediari di Dubai. Il pericolo maggiore pare invece giungere dall’agguerritissima Turchia, concorrente importante soprattutto nel mercato statunitense, «ma noi – dice ancora Andrea Boldi – non abbiamo paura, la qualità del Made in Italy è la garanzia più importante per fare fronte a ogni concorrenza»

Di | 2018-05-14T13:14:42+00:00 04/05/2017|Focus Fiera dell'oro|