Scommesse vinte

La Nuova Castelli
ha trovato l’America
con i formaggi Empire

Sbarco in Usa per mozzarella e formaggi. Il Gruppo Castelli sbarca al di là dell’oceano grazie all’acqusito della Empire Specialty Cheese ltd.

I FORMAGGI ITALIANI e toscani sbarcano negli Stati Uniti. Succede grazie alla recente acquisizione, da parte del Gruppo Castelli, del 75% della Empire Specialty Cheese ltd, società a stelle e strisce specializzata nella produzione di formaggi, con sede in New Jersey ed Ashville. Nata nel 1892 come azienda produttrice di gorgonzola, con una prima sede a Reggio Emilia, la Nuova Castelli è cresciuta negli anni, ampliando il proprio raggio d’azione al mercato del taleggio, del parmigiano reggiano, del grana padano, della mozzarella e di molte altre specialità tipiche. Oggi fanno parte del gruppo diversi marchi conosciuti al grande pubblico dei consumatori: da Mandara al caseificioFratelli Putzulu, da Alival a Fattoria Sole. Ormai una delle aziende leader nel settore caseario, il Gruppo Castelli conta stabilimenti di produzione in Italia e all’estero e punti di distribuzione in gran parte dell’Europa e negli Stati Uniti, con oltre 500 milioni di fatturato nel 2016 e circa 1.400 dipendenti. Alla guida del gruppo c’è Luigi Fici, presidente e amministratore delegato.

Presidente Fici,qualiprospettive si aprono con la recente acquisizione negli Usa?

«Molte nuove possibilità, soprattutto per i formaggi non freschi, che sono una parte importante della nostra produzione. Penso al parmigiano reggiano, al grana padano e anche ai pecorini prodotti a Pienza e sull’Amiata, in Toscana».

Sarà più difficile per il fresco?

«L’esportazione del fresco chiaramente è più complessa rispetto a quella dei prodotti stagionati. Ma come Gruppo Castelli produrremo direttamente negli Usa la nostra mozzarella che quindi sarà presente nel mercato americano».

Qual è la vostra filosofia?

«Puntiamo con forza sulla tipicità e sul legame con il territorio. Non a caso abbiamo molte Dop. I consumatori di oggi sono attenti alla storia dei prodotti e vogliono marchi riconoscibili e radicati, che siano garanzia di una filiera ben controllabile».

L’italianità è un fattore di forza all’estero?

«Per alcune tipologie di prodotto è essenziale. Con la produzione di più di 100mila forme di parmigiano reggiano ogni anno, l’identificazione del Gruppo Castelli come azienda italiana è immediata ed è un fattore importante di successo. Questo ci aiuta anche a proporre altri prodotti meno famosi».

Oltre agli Stati Uniti puntate su altri mercati?

«Abbiamo già molte filiali all’estero, ad esempio in Russia, Ungheria, Irlanda. Da poco abbiamo acquisito North Coast a Varsavia, in Polonia, con un importante impianto di produzione di mozzarella. Abbiamo anche aperto una filiale in Scandinavia e puntiamo molto su questi mercati. Registriamo da tempo buoni risultati nelle vendite in Norvegia e Finlandia: crediamo che possano esserci ulteriori margini di crescita».

In Italia come va?

«A livello generale, non è una fase positiva per i consumi nazionali e non possiamo certo andare avanti per ‘forza d’inerzia’. Dobbiamo cercare formati nuovi, prodotti diversi, approcci di vendita innovativi. Per esempio piacciono i formaggi adatti per cottura rapida in padella, i prodotti salutistici, senza lattosio o vegetariani. Grazie a questa attenzione alle nuove esigenze delmercato, riusciamo a mantenere risultati molto buoni anche in Italia».

Legnaia La coop che ha ridato vita alla filiera corta

IN ORIGINE fu un frate cappuccino, Padre Pancrazio, che convinse alcuni contadini a unire le forze per rendere più vantaggioso e più umano il lavoro. Oggi, la Cooperativa Agricola di Legnaia di Firenze, nata nel 1903, conta un centinaio di dipendenti e oltre 500 soci agricoltori, che vanno dal Trentino Alto Adige alla Sicilia. Include realtà di tutte le dimensioni: da quelle imprenditoriali importanti nel panorama nazionale, ai piccoli agricoltori specializzati in prodotti di nicchia che difficilmente riuscirebbero a stare autonomamente sul mercato. Nel 2016 la Cooperativa Agricola di Legnaia ha registrato un fatturato di 20 milioni di euro, grazie anche all’attività di quattro negozi in provincia di Firenze, a una presenza forte nel mercato ortofrutticolo della città, a Novoli, e a un’azienda partecipata nel settore florovivaistico, Legnaia Vivai.

«COOPERAZIONE, qualità e investimento nel territorio sono le tre parole d’ordine della Cooperativa di Legnaia – spiega il direttore generale, Carlo Pinferi -. I prodotti sono di elevata qualità, garantita anche da un diretto rapporto tra consumatore e produttore, e la caratteristica distintiva consiste nell’indicazione di provenienza. A Legnaia la filiera è concretamente corta: il produttore porta i prodotti nelle cassette di Legnaia senza alcun passaggio intermedio. Questo rientra nella filosofia aziendale che si basa sul rafforzamento delle tradizioni e sull’investimento nel proprio territorio, in quello toscano e nazionale. Acquistare da Legnaia significa scommettere nel proprio paese e nel futuro di un settore, quello primario, di essenziale importanza per l’intero sistema Italia». Tanti i prodotti insoliti, rari o ‘dimenticati’ che si possono trovare sugli scaffali: dai radicchi di campo alle giuggiole, dalle corbezzole ai frutti di feijoia, o ancora il pomodoro fiorentino, il cavolo nero e il pane del Mugello. Questo grazie anche a un processo di ristrutturazione, che la cooperativa ha intensificato negli ultimi due anni. Si è così rafforzata l’idea di investire nel territorio e nei prodotti di filiera corta.

Di |2018-10-02T09:25:27+00:0020/02/2017|Focus Agroalimentare Toscana|