«Investire per prevenire il rischio recessione»

Luca Tobagi, investment strategist di Invesco

Molti azionisti hanno privilegiato titoli difensivi trascurando i settori industriali ed energetici

di Andrea Telara
MILANO

Tassi d’interesse sotto zero, guerra dei dazi di Trump, tensioni in Medio Oriente e in altre parti del globo. Non è certo semplice da interpretare lo scenario geopolitico che Luca Tobagi (nella foto di destra), investment strategist della casa di gestione americana Invesco, deve osservare ogni giorno quando cerca di capire l’andamento dei principali mercati finanziari internazionali. In un quadro così complesso, il gestore di Invesco suggerisce comunque di ragionare a bocce ferme, senza eccessivi timori e senza rinunciare a investire sia nei bond che nelle azioni, seppur con un approccio selettivo.
Eppure, dottor Tobagi, i listini internazionali sono reduci da una fase di rialzi. Non c’è il rischio di una correzione dei prezzi, come alla fine del 2018?
«Innanzitutto, bisogna sottolineare una cosa: nel 2019 le borse hanno avuto un andamento positivo ma molti investitori non hanno beneficiato dei rialzi, visto che si sono tenuti fuori dal settore azionario». Perché? «Ci sono stati molti elementi di incertezza, che hanno senza dubbio condizionato l’atteggiamento di chi investe sui mercati. Molti hanno preferito mantenere una buona dose di liquidità. Tuttavia, per quel che riguarda lo scenario geopolitico, gli ultimi mesi dell’anno dovrebbero rappresentare un punto di svolta, al termine del quale ci sarà un po’ più di chiarezza».
La guerra commerciale di Trump non avrà dunque effetti negativi sull’economia?
«Nel medio periodo resta senza dubbio un rischio rilevante che può condizionare negativamente i mercati e la congiuntura economica. Fatta questa premessa, riteniamo tuttavia che la crescita mondiale non sia ancora giunta alla fine del suo ciclo e che dunque nel breve non ci sarà una recessione. Anche perché, va ricordato, negli Stati Uniti manca poco più di un anno alle presidenziali e Trump non ha certo interesse a entrare in campagna elettorale con un’economia che va male.
Quali sono le conseguenze di questo scenario sui mercati finanziari?
«Tra le azioni, i timori per l’arrivo di una recessione hanno spinto molti investitori a privilegiare nei mesi scorsi i titoli considerati difensivi e a trascurare ingiustamente quelli più legati all’andamento del ciclo economico. È il caso per esempio delle azioni del settore industriale, dei titoli energetici o delle titoli statunitensi del comparto finanziario, in cui noi invece vediamo delle opportunità ».
Che dire invece delle obbligazioni? Oggi, dopo il calo dei tassi, c’è una quantità record di bond con rendimenti negativi…
«È vero, ma questo non significa che bisogna rinunciare a priori all’investimento delle obbligazioni, almeno se si vuole costruire un portafoglio diversificato. Oggi vediamo del valore in certe categorie di obbligazioni che hanno ancora rendimenti positivi come quelle dei paesi emergenti, in particolare in Asia, e nel segmento corporate, cioè tra i titoli emessi da società private».
C’è chi teme che questo livello dei tassi d’interesse, mai stati così bassi dal dopoguerra, porti prima o poi allo scoppio di una bolla speculativa su qualche segmento di mercato. Cosa ne pensa?
«Per adesso questo rischio non si intravede ancora. Ci sono casi di sopravvalutazione in alcuni segmenti del settore immobiliare o del mercato azionario ma parlare di bolle appare eccessivo. Certo, credo vada fatta una considerazione importante: è presto per dire se questo scenario di tassi sotto zero sia la nuova normalità o, come per adesso ancora potrebbe essere, un’anomalia destinata a riassorbirsi».

Tra Italia e Germania
logistica da 300 miliardi

A Venezia il forum annuale

VENEZIA

Con un giro d’affari europeo di oltre 1.000 miliardi di euro (dato 2017; fonte: BVL – Bundesvereinigung Logistik), lo sviluppo logistico si sta attestando in questi anni come uno dei settori portanti dell’intera economia dell’Unione e più del 30% viene generato in Germania ed in Italia. Questi alcuni dei dati che saranno presentati in occasione della ‘German-Italian Smart Business Conference’, il forum annuale organizzato da ITKAM, Camera di Commercio Italiana per la Germania. Partendo dall’analisi della situazione italo- tedesca, il Forum, che si terrà il 12 novembre, punta ad offrire idee e soluzioni per un sistema logistico innovativo e sostenibile. Arrivato alla settima edizione, l’evento, grazie alla collaborazione con Fondazione Università Ca’ Foscari, aprirà la Venice Innovation Week (12-16 novembre), la settimana dell’innovazione digitale e strategica ideata dall’Università Ca’ Foscari Venezia. Negli ultimi anni, il mercato della logistica ha modellato l’intera industria dei trasporti favorendo una crescente interconnessione tra le varie economie nazionali e un aumento dei flussi delle merci. L’interscambio italo-tedesco è arrivato nel 2018 a 128 miliardi.
Il legame economico tra i due Paesi è molto stretto: nel 2018, il 12,6% delle esportazioni italiane era diretto alla Germania (+3,7% rispetto al 2017), mentre il 16,6% delle importazioni italiane proveniva dalla Germania (+6,9% rispetto al 2017), con un bilancio commerciale tedesco nei confronti dell’Italia in positivo di circa 12,2 miliardi di euro.