Un’opportunità per imprenditori
Italiani e spagnoli in prima fila
L’Ue apre consultazioni sul futuro

ROMA

QUALE futuro per l’Erasmus dopo il 2020? In quale direzione sviluppare una delle iniziative più note dell’Unione europea? Ecco alcune delle domande che la Commissione europea ha deciso di sottoporre a tutti i soggetti interessati tramite una ‘consultazione pubblica’, strumento largamente usato dall’esecutivo europeo per raccogliere idee su come sviluppare le politiche Unione europea. Aperta il 28 febbraio scorso, la consultazione pubblica terminerà il 31 maggio. Fino a quella data sarà possibile indicare una propria opinione su Eramsus+, il programma che dal 2014 ha integrato il classico programma Erasmus sulla mobilità studentesca con altri programmi settoriali come Lifelong Learning (sull’apprendimento permanente), Youth in Action (rivolto ai giovani) e Erasmus Mundus.

IN PARTICOLARE, la consultazione mira a raccogliere osservazioni e prospettive da parte delle varie parti interessate in merito alla pertinenza degli obiettivi del programma Erasmus+, all’efficacia delle misure adottate per conseguirle e all’efficienza della loro attuazione. Inoltre raccoglierà opinioni sulla coerenza del programma e sul suo valore aggiunto in relazione alle sfide e alle opportunità nei settori dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport, rispetto a quanto potrebbe essere raggiunto solo dagli Stati membri. I risultati della consultazione pubblica, assieme a una valutazione dei risultati raggiunti da Erasmus+, saranno presentati entro la fine del 2017.

MA CHI sono gli studenti che partecipano al programma? Uno studio definisce il target: lo studente ‘tipo’ ha 23 anni, trascorre all’estero un periodo di 6 mesi, riceve un sostegno finanziario dall’Unione europea di circa 274 euro al mese. È donna nel 61% dei casi, frequenta l’Università nel 67% dei casi e studia scienze sociali o economiche nel 31% dei casi. Lo studio conferma inoltre che «la partecipazione dei giovani a uno scambio Erasmus ne aumenta in modo significativo le probabilità di aggiudicarsi un posto di lavoro di elevata qualità ai livelli manageriali, in particolare nel caso degli studenti provenienti dall’Europa meridionale e orientale». Infine, i laureati che hanno un’esperienza Erasmus nel curriculum risultano più appetibili per le aziende. A cinque anni dalla laurea, il loro tasso di disoccupazione è più basso del 23% rispetto a chi non ha studiato né si è formato all’estero.

PROGRAMMA per studenti, ma anche per giovani imprenditori o aspiranti tali: si tratta di un’opportunità per imparare i segreti del mestiere da professionisti già affermati che gestiscono piccole o medie imprese in un altro paese partecipante al programma. Lo scambio di esperienze avviene nell’ambito di un periodo di lavoro presso la sede dell’imprenditore esperto, che aiuta il nuovo ad acquisire le competenze necessarie a gestire una piccola impresa. L’ospitante ha l’occasione di considerare la propria attività sotto nuovi punti di vista, collaborare con partner stranieri e informarsi circa nuovi mercati. Lo scambio dura da uno a sei mesi. Erasmus per giovani imprenditori’ è finanziato dalla Commissione europea e opera su tutto il territorio dei Paesi partecipanti con la collaborazione di centri di contatto locali attivi nel settore del sostegno alle imprese (Camere di commercio, centri di appoggio alle imprese start up, incubatori di imprese). Avviato nel 2009 dalla Commissione europea a seguito di un’iniziativa del Parlamento, il programma aveva finanziato più di 3 mila scambi nei primi 5 anni di vita. L’obiettivo è arrivare ad almeno 10 mila scambi nel 2020.

FINORA l’Italia e la Spagna hanno registrato il più alto numero di neoimprenditori, seguite da Romania, Grecia e Polonia. Ordine invertito invece per le destinazioni più popolari: Spagna prima e Italia seconda. La maggioranza dei neoimprenditori ha meno di 40 anni (89 %), mentre gli imprenditori esperti sono per la maggior parte al di sotto dei 50 (74 %).