Borse, l’Europa vede rosa
Titoli bancari alla riscossa

Luca Riboldi, direttore investimenti di Banor Sim, fa le carte ai mercati

«Dopo nove anni di performance non brillanti, potranno crescere ancora
grazie al taglio dei costi e alle possibili aggregazioni tra diversi istituti»
Riflettori puntati su aziende con bilanci solidi e profittabilità sostenibile

di Andrea Telara
MILANO

Un rialzo di circa il 25% tra gennaio e l’inizio di dicembre. È davvero notevole la performance messa a segno nel 2019 dall’indice Ftse Mib della Borsa di Milano, che però è in buona compagnia. Nell’anno che sta per chiudersi, tutte le maggiori piazze finanziarie internazionali hanno regalato soddisfazioni agli investitori, dopo la sbandata di fine 2018. Cosa accadrà nei prossimi mesi? Se lo chiedono in molti tra gli investitori italiani, con l’approssimarsi del giro di boa di fine anno. «Molto dipenderà dall’andamento dell’economia », dice Luca Riboldi, direttore investimenti di Banor Sim, una delle principali società italiane di intermediazione mobiliare, specializzata nella gestione di capitali e nella consulenza su grandi patrimoni. Riboldi sottolinea infatti che oggi c’è molta incertezza sulle dinamiche del Pil nelle principali aree geografiche del globo. Gran parte degli analisti prevede ancora una crescita al rallentatore in Europa, intorno allo 0,6-0,7%.
In Cina è atteso un incremento del Pil del 5,5-6%, cioè un po’ più basso che in passato, mentre negli Stati Uniti l’economia dovrebbe resistere grazie ai consumi interni ancora tonici. In questo scenario, se gli utili delle imprese americane aumenteranno a un ritmo dell’8-9% e se i tassi d’interesse non saliranno in maniera eccessiva, per Riboldi il 2020 potrebbe essere un anno moderatamente positivo per i mercati, con un andamento piatto o in lieve crescita delle piazze finanziarie americane e con un rialzo leggero, ma un po’ più deciso che in America, per i listini europei e dei paesi emergenti. «Se invece l’economia non riuscisse ad accelerare più di tanto o i tassi salissero più del previsto», continua il direttore investimenti di Banor Sim, «vi sarebbero probabilmente ripercussioni negative sui mercati ». A parte le valutazioni sul quadro d’insieme delle piazze finanziarie , la «filosofia» di gestione di Banor Sim resta comunque quella che la caratterizza sin dalle origini. La società si contraddistingue infatti per quello che gli addetti ai lavori della comunità finanziaria chiamano il value investing. Con questa espressione si intende un processo di investimento che parte dall’analisi del valore assoluto dei titoli delle società, sulla base di diversi fattori come la qualità del management, la forza competitiva dell’azienda, i vantaggi di cui gode rispetto ai concorrenti grazie alla presenza di barriere all’entrata. Nel lungo periodo, secondo diversi studi, il value investing si è rivelato un processo d’investimento capace di garantire ottime performance perché consente di puntare su società che conservano un valore intrinseco nel medio e lungo periodo, anche se lo scenario dei mercati è negativo.
«In questo momento», continua ancora Riboldi, «le valutazioni delle azioni value sono più attraenti rispetto a quelle dei titoli classificati come growth». Con quest’ultima espressione, nella comunità finanziaria vengono classificate invece le azioni di aziende che hanno solitamente un rapporto tra prezzo in borsa e utili societari ben superiore alla media, perché hanno notevoli prospettive di crescita. I riflettori di Banor Sim sono oggi puntati su azioni value di diversi settori come Snam Rete Gas o Nestlè, che hanno solidi bilanci e una prospettiva di profittabilità sostenibile nel lungo periodo. Guardando le attuali valutazioni di mercato, Riboldi invita a non trascurare i titoli delle banche, che hanno registrato rialzi in quest’ultima parte dell’anno ma escono da ben 9 anni di performance non brillanti. «Se non ci sarà un peggioramento della situazione economica», conclude il direttore investimenti di Banor Sim, «i titoli degli istituti bancari e finanziari potranno crescere ancora, beneficiando dei tagli ai costi effettuati e della possibile spinta al consolidamento, cioè a un ciclo di fusioni e aggregazioni tra diversi istituti in Europa, sulla spinta degli indirizzi delle authority di regolamentazione nel Vecchio Continente».