Beyfin ha puntato al buio sul gpl
Da 60 anni fa il pieno di fatturati
nelle sue 150 stazioni di servizio

ROMA
PUNTARE sul Gpl sessant’anni fa significava credere al buio in uno sviluppo prossimo venturo. La scommessa fatta e vinta da Luciano Niccolai, toscano tenace che fondò nel 1954 Etruriagas, che oggi, dopo incorporazioni con altre società è la realtà Beyfin, alla cui guida come presidente e amministratore delegato c’è ancora lui, Niccolai, 86 anni. Nel 1954 a Firenze entrò nel commercio di Gpl in bombole e ha creduto in questa energia nuova e versatile tanto da costruire nel 1958 il primo distributore di Gpl autotrazione della città, affiancato da un’importante attività di trasformazione veicoli a Gpl. La lungimiranza che ha accompagnato oltre 60 anni di percorso, ha raggiunto e superato le aspettative perché il Gpl è ancora oggi uno dei combustibili più versatili ed ecologici.
BEYFIN opera nel centro e nord Italia con 10 stabilimenti di stoccaggio e movimentazione, un’ampia flotta di automezzi di proprietà tecnologicamente all’avanguardia e personale specializzato. Negli anni, importanti investimenti sono stati destinati alla realizzazione di una rete indipendente di stazioni di servizio (oggi circa 150) che, in aree ben curate e assistite da personale qualificato, offrono carburanti liquidi e gassosi e una vasta gamma di servizi non oil. In ognuna delle filiali (Beyfin è presente in Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, Sardegna, Piemonte, Abruzzo e Marche) ha operai, autisti, personale amministrativo e commerciale, automezzi grandi e piccoli per rifornire tutte le esigenze dei privati, con controllo satellitare dei livelli. Quando l’innovazione dimostra concretamente di coniugarsi con l’efficienza. Beyfin persegue una politica totalmente incentrata sulla soddisfazione del cliente rispondendo con tempestività ad ogni esigenza espressa dal mercato di riferimento e mantenendo l’attenzione verso l’evoluzione tecnologica come dimostra la recente introduzione nel mercato italiano della bombola in vetroresina.
I RISULTATI stanno a testimoniarlo. Beyfin viaggia su un fatturato che sfiora il mezzo miliardo di euro, ha circa 350 dipendenti e, nelle intenzioni del fondatore, non intende affatto fermarsi. Il Gpl si è dimostrata l’energia più versatile al mondo, può essere utilizzata per climatizzare gli ambienti, cuocere cibi, per il funzionamento di apparecchiature industriali e per l’autotrazione. Alto è il potere calorifico, basso l’impatto ambientale, facilità di trasporto e di stoccaggio, rendono possibile utilizzare ovunque l’energia del Gpl (anche dove il metano non arriva).
IL PREZZO per caloria del Gpl è inferiore alla maggior parte dei combustibili fossili. Gli studi sui costi sono riferiti a listini depositati alle Camere di Commercio che si discostano notevolmente dal prezzo reale di mercato. Beyfin guarda con molte attenzione allo stoccaggio e alla commercializzazione del Gnl, il gas naturale liquefatto, una piattaforma tra l’altro è presente proprio in Toscana. Le 150 stazioni di servizio, tra breve, saranno tutte dotate di colonnine per le ricariche delle auto elettriche, il che aiuterà non poco la maggiore commercializzazione di questo tipo di vetture. L’azienda, sostenuta da un gruppo, orgogliosamente tutto italiano, è attiva anche nel settore dei trasporti, dell’edilizia e del turismo.


Cobat Pile e pneumatici, 140mila tonnellate riciclate

Alberto Pieri
ROMA

DOVE VANNO a finire pile e accumulatori esausti, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, i moduli fotovoltaici? Qual è il destino finale degli pneumatici giunti a fine vita? Ebbene, tutta questa massa di prodotti viene raccolta, riciclata, trasformata in nuove risorse. Con sensibili benefici per l’ambiente, per l’economia e la qualità della vita, in un circuito virtuoso che ha un nome semplice, ma ricco di futuro: l’economia circolare. A tutto questo pensa da trent’anni il Cobat, Consorzio nazionale raccolta e riciclo, che ha presentato gli ultimi risultati nel Rapporto 2016. Pochi numeri bastano a dare un’idea: quasi 140 milioni di chilogrammi, o se si preferisce circa 140 mila tonnellate di prodotti tecnologici raccolti, avviati al riciclo e trasformati in nuove risorse in tutto lo scorso anno. Come si distribuisce questa raccolta a livello regionale? Le regioni che registrano il maggiore incremento delle quantità di prodotti raccolti sono il Trentino (un aumento del 43%), la Sicilia (più 35%), il Piemonte-Valle d’Aosta (più 27 %), la Lombardia e il Veneto, rispettivamente con un aumento del 22 e del 18%. Questo in termini di percentuale. In termini assoluti, le prime tre Regioni sono Lombardia con oltre 22 milioni, il Veneto con oltre 13 milioni e la Campania con 12 milioni.
NEL SETTORE della raccolta delle pile portatili esauste, in termini assoluti sono il Veneto, la Lombardia e la Toscana le regioni più virtuose, mentre sul fronte della gestione degli pneumatici fuori uso (Pfu) prodotti dal settore dell’autodemolizione, il Cobat ha superato le 1.700 tonnellate, 1100 in più rispetto al 2015, con un incremento del 180 per cento. Infine alcuni dati essenziali sulla rete: oltre 1.200 produttori e importatori di pile e accumulatori, apparecchiature elettriche ed elettroniche, inclusi i moduli fotovoltaici, hanno affidato a Cobat la responsabilità della gestione del fine vita dei propri prodotti.
SONO CIFRE che parlano da sole. Ma il Consorzio guarda al futuro. Per questo ha commissionato a Cnr e Politecnico di Milano un progetto completo per realizzare, a partire dal 2018, un impianto pilota nel quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento e il recupero degli accumulatori al litio. Mentre un altro importante progetto, su cui Cobat sta lavorando con Enel e con l’associazione Class Onlus, è lo sviluppo di uno studio di fattibilità orientato al riutilizzo degli accumulatori delle auto elettriche per realizzare nuove batterie a uso stazionario. «Il valore e la solidità del nostro modello di economia – sottolinea il presidente di Cobat, Giancarlo Morandi – sono stati riconosciuti anche dal Parlamento europeo».