Erasmus fa sbocciare gli amori
«Chi va all’estero lavora prima
L’ateneo di Bologna il più amato»

Lisa Ciardi

FIRENZE

NON PIÙ solo universitari: l’Erasmus ormai riguarda studenti di ogni ordine e grado e persino gli insegnanti. A fare il punto sul progetto, che quest’anno festeggia il trentesimo anniversario dal suo avvio, è Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire che ha sede a Firenze. Come è cambiato l’Erasmus in questi anni? «Prima di tutto c’è stato un aumento esponenziale dei ragazzi che hanno aderito. Siamo partiti con appena 220 universitari italiani e 3.244 in totale nel 1987, per arrivare a 33.977 italiani e 291.121 partecipanti complessivi nel 2016. Il progetto è stato esteso oltre l’Europa, ai Paesi dello Spazio Economico Comune (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), alla Turchia, alla Macedonia e ad altre nazioni. Infine è andato oltre l’università».

Chi sono i nuovi soggetti coinvolti?

«Ci sono prima di tutto gli insegnanti di ogni ordine e grado, che vanno all’estero per programmi formativi oppure per confrontare il proprio metodo di lavoro con quello di altri Paesi. Ma ci sono anche studenti più giovani. Oggi partecipano al programma 244 istituti, tra atenei, Accademie di Belle Arti, conservatori, scuole superiori per Mediatori Linguistici e istituti tecnici».

Qual è stato il ruolo dell’Italia?

«Dal 1987, considerando solo il nostro Paese, hanno partecipato al programma ben 300mila studenti, circa il 10% del totale. Questo dato pone l’Italia tra i quattro principali Paesi per studenti in partenza verso diverse destinazioni europee, dopo Spagna, Germania e Francia. Se si guarda all’accoglienza siamo invece al quinto posto, poco dopo Spagna, Germania, Francia e Regno Unito, con oltre 20mila studenti che vengono qui per studiare o per fare un tirocinio».

Quali sono le città italiane più coinvolte?

«Bisogna fare una distinzione fra città e università. L’ateneo di Bologna è il primo, in Italia, per invio e accoglienza di studenti, seguito dalla Sapienza di Roma, poi dall’Università di Padova e da quelle di Torino e Milano. Passando invece alle città, quelle più attive a sono Milano, Roma e Napoli, seguite da Firenze».

Ci sono mete più richieste di altre?

«Gli italiani prediligono la Spagna, anche per motivi di vicinanza linguistica e culturale. Seguono Portogallo, Francia, Regno Unito e Germania. Ultimamente comunque le novità sono state molte e alcune università stanno sviluppando progetti specifici con Russia, Georgia, Serbia, Israele e Albania».

Quali sono le caratteristiche tipo dello studente Erasmus?

«Di solito ha un’età media di 23 anni, che diventano 25 per un tirocinante. Nel 59% dei casi si tratta di donne, valore che sale al 63% quando lo scopo della mobilità è uno stage in azienda».

Che impatto ha avuto il progetto Erasmus a livello economico e occupazionale?

«È una stima difficile da fare, ma ci sono stati alcuni studi significativi. Per esempio la Commissione europea ha valutato come i ragazzi che hanno partecipato al progetto Erasmus abbiano un grado di ‘occupabilità’ doppio rispetto ai loro coetanei. Trovano cioè lavoro molto più facilmente grazie alle esperienze che hanno fatto e soprattutto alla capacità di adattamento e di risoluzione dei problemi che hanno maturato. C’è poi un secondo indice meno economico ma altrettanto significativo».

Quale?

«Quello delle nascite Erasmus. Dall’avvio del progetto sono nati un milione di bambini da genitori che si sono conosciuti partecipando al progetto. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di coppie miste, con genitori di Paesi diversi: un altro contributo importante al consolidamento di un’Europa vera».


Festival La Carta di una generazione in musica

FIRENZE

UNA GRANDE festa per celebrare il 60° anniversario dei Trattati di Roma e il 30° del Programma Erasmus. A Firenze è andato in scena il «Festival d’Europa», promosso da Comune, Regione, Università di Firenze, Istituto Universitario Europeo, Città Metropolitana, Agenzia Erasmus+ Indire e Fondazione Sistema Toscana, con tante collaborazioni. La manifestazione si è articolata in oltre 100 eventi in 20 location diverse, con 18 fra associazioni ed enti coinvolti e studenti Erasmus da 28 Paesi. Centinaia i giovani che hanno preso parte alle iniziative, chiuse il 9 maggio, giorno dell’anniversario della storica dichiarazione di Robert Schuman del 1950. Un calendario fatto di mostre, concerti, flash mob, ma soprattutto tante occasioni d’incontro fra giovani di paesi diversi.

AL SUCCESSO del Festival ha contribuito anche «The State of the Union», evento di portata internazionale promosso dell’Istituto Universitario Europeo, che ha confermato la centralità di Firenze nel dibattito sulle politiche europee. Tra gli ospiti dell’edizione 2017: il presidente del Senato Pietro Grasso, il ministro degli Esteri Angelino Alfano, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Fra gli eventi più apprezzati del festival, il debutto dell’Orchestra Erasmus, che si è esibita anche a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, al termine dell’incontro con la ministra Fedeli. Proprio alla ministra è stata consegnata la Carta della Generazione Erasmus con idee e prospettive per far crescere il progetto. Infine l’incontro con alcuni ex ragazzi Erasmus di successo, come il velista olimpico Vittorio Bissaro e i giornalisti Giulia Innocenzi e Pierluigi Pardo. Il tutto all’ombra di un Ponte Vecchio interamente illuminato di blu.

Li.Cia.