SANA, L’ITALIA BIO COMPIE 30 ANNI

«Abbiamo innovato con la tradizione»
BolognaFiere e il miracolo biologico

BOLOGNA

«QUELLA di aver saputo capire, addirittura trent’anni fa, che il biologico sarebbe diventato così importante per il mondo agro-industriale italiano è stata davvero una grande intuizione dell’allora Fiera di Bologna. In questi decenni il Sana ne ha fatta di strada». La voce di Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere e di Granarolo, tradisce soddisfazione e anche un certo orgoglio quando si sofferma sui numeri della kermesse internazionale dei prodotti biologici e naturali. Ma poi si affretta a precisare: «Il merito è ampiamente condiviso e, soprattutto, è di chi era al mio posto 30 anni fa…».

Presidente, anno dopo anno il Sana batte i record dell’edizione precedente. Che Italia è quella che vede in fila ai cancelli e fra gli stand di questo grande evento?

«È un’Italia che ormai ha recepito pienamente l’idea e lo spirito dell’agricoltura biologica, che non ha più quel significato di nicchia e un po’ elitario che aveva fino a qualche anno fa. Nell’Italia di oggi il biologico è un prodotto di ampia diffusione, scelto con grande frequenza da tantissime famiglie, e non più solo occasionalmente».

È anche un settore di tutto rispetto da un punto di vista economico…

«Certamente. Parliamo di un comparto che conta 280mila addetti e fa registrare una dimensione davvero importante. C’è stata negli anni una grande risposta non solo da parte dei consumatori, ma anche degli operatori: degli agricoltori in primis e poi delle aziende di trasformazione e dei distributori. Insomma: un bel connubio fra chi produce e chi consuma, e un grande rispetto reciproco».

Anche la grande distribuzione si è accorta del potenziale di questo mercato.

«Sì, questa è la vera novità degli ultimi anni. La grande distribuzione ha capito il valore del biologico, da un lato, e dall’altro ne ha anche favorito l’espansione. Il consumatore oggi non ha solo la rete dei negozi specializzati, con la loro qualità e competenza, ma anche quella delle grandi catene che offrono ormai tutte prodotti e linee bio».

Cosa ci insegna tutto questo, da un punto di vista del ‘sistema- Italia’?

«Quando si parla di cibo, di agricoltura, di alimentazione, siamo un Paese che gioca sempre carte importanti in termini di competenza, novità, qualità e sensibilità. In questo abbiamo un primato riconosciuto. È una bella pagina quella che abbiamo saputo scrivere in questo campo, una gran bella storia di crescita. La lezione è che si può fare innovazione anche con la tradizione: è lì che dobbiamo orientarci».

Veniamo all’edizione di quest’anno, quella del trentennale. Come sarà?

«Ci siamo allargati: la superficie espositiva è cresciuta e comprende addirittura sette padiglioni. Ci sono tantissimi appuntamenti e soprattutto tanti buyer, italiani e stranieri. Questa manifestazione, come sempre, riesce ad abbinare l’aspetto di scambio commerciale e degli affari veri e propri, con quello dell’approfondimento e della conoscenza di importanti tematiche e dell’esplorazione di campi molto innovativi. Qui siamo riusciti a mettere insieme il cibo, la salute naturale e tutto ciò che è stile di vita ‘verde’: tempo libero, casa, sport, eccetera».

La città di Bologna, tra Sana, Fico, e altre manifestazioni, sta sempre più accreditandosi come capitale del biologico e del cibo…

«Sì, è questa l’immagine che siamo riusciti a dare, anche all’estero, senza naturalmente togliere nulla alle altre città italiane che hanno una grande tradizione. Per Bologna è una gran bella carta d’identità: non più solo il vecchio approccio edonistico al cibo, ma anche uno più ponderato, sostenibile e attento alla qualità. Ma direi che tutta l’Emilia Romagna è in pole position nel biologico: è la regione con la maggior superficie coltivata a biologico di tutto il Paese».

Francesco Gerardi

L’analisi dell’esperto di PAOLO CARNEMOLLA (*)
Made in Italy Bio Opportunità per l’agricoltura

Il mercato del biologico sta cambiando, finalmente. I consumi aumentano a doppia cifra ormai da dieci anni e nuovi attori si affacciano sugli scaffali, sia come imprese di trasformazione che come distributori. I prodotti a marchio sono in forte crescita, così come aumenta il numero di imprese dell’agroalimentare italiano che ormai puntano su referenze con migliori caratteristiche di sostenibilità e qualità nutrizionale, lanciando linee di prodotti biologici anche su brand già affermati. L’evoluzione del mercato rende sempre più evidente che le sfide per il settore riguardano sia il mantenimento dei requisiti valoriali e di integrità dei prodotti biologici sia l’attenzione sulla provenienza delle materie prime agricole, la cui richiesta è in continuo aumento con ritmi difficilmente compatibili con quelli della conversione dell’agricoltura nazionale. Sul primo versante è necessario lavorare perché il rispetto delle normative sia pieno e il ricorso alle deroghe, anche se possibile, si riduca in tempi brevi. Il mercato deve offrire ai consumatori prodotti integralmente biologici, dalla provenienza dei semi al pascolo per gli animali. Il sistema di certificazione deve lavorare con strumenti moderni di tracciabilità, agricoltura digitale e di precisione, perché al consumatore deve essere garantito l’intero metodo di produzione, non una caratteristica qualitativa del prodotto. La fiducia dei consumatori e l’integrità delle filiere fino alla tavola partono proprio dal campo e dalla stalla: è qui che è necessario concentrare gli sforzi e mettere in campo strumenti agili ed efficaci per un grande piano di transizione dall’agricoltura convenzionale a quella biologica, allo scopo di produrre sempre più materie prime nazionali per un “Made in Italy Bio” vero e fonte di opportunità per un’agricoltura in sofferenza. Con filiere gestite e controllate il mercato sarà sempre più attendibile; con formazione, consulenza e strumenti moderni di tracciabilità e monitoraggio dei processi agricoli le filiere saranno sempre più affidabili, al di là della certificazione di legge. L’agricoltura biologica su larga scala e in pianura Padana, necessita di molta ricerca e innovazione, ovvero della riscoperta dell’agroecologia e della grande tradizione agronomica italiana, che negli ultimi decenni ha dovuto soccombere alla chimica di sintesi e alle tecnologie omologanti delle multinazionali estere, ma senza che ciò abbia portato sviluppo nelle aree rurali e vantaggi per il consumatore.

(*) Presidente FederBio

Di |2018-09-04T09:20:46+00:0004/09/2018|Primo piano|