Nuove patologie e malattie rare
«Investiamo in aree ad alto rischio
sulla qualità di vita dei pazienti»

MONZA

ROCHE Spa, la divisione farmaceutica del Gruppo in Italia, ha chiuso il 2018 con un fatturato complessivo di 867,3 milioni di euro. «C’è da evidenziare – dice Maurizio De Cicco – che è cambiato lo scenario politico e c’è stato un impatto molto pesante per il fatturato Roche derivante dai biosimilari, i farmaci generici per così dire, ma ci siamo comunque difesi bene, concentrando le nostre risorse sui lanci dei nuovi farmaci». Roche conferma la sua leadership in onco-ematologia e ottiene risultati lusinghieri anche in reumatologia e nelle patologie rare. Ma per la filiale italiana del colosso farmaceutico è stato anche un anno di transizione, verso una piena trasformazione del business: «Punteremo a fare la differenza – continua De Cicco – sulle nuove patologie, impegnandoci anche in aree ad alto rischio come le neuroscienze e le malattie rare, campi dove i nostri competitor spesso rinunciano a investire».

NEL 2018 Roche ha registrato 223 studi clinici, di cui hanno beneficiato 10.776 pazienti che hanno intrapreso un percorso di cure all’avanguardia senza alcun costo a carico delle famiglie o del servizio sanitario nazionale. Tra le aree di maggior impegno l’oncologia e il sistema nervoso centrale. In particolare, in quest’area gli studi hanno l’obiettivo di intervenire precocemente su gravi disturbi neurologici come l’Alzheimer, la Sma, l’Huntington, la distrofia muscolare di Duchenne o l’autismo. Sempre l’anno scorso Roche si è affacciata al tema dell’open innovation lanciando il bando «HealthBuilders » del valore di 200 mila euro, per premiare le migliori start up che presenteranno progetti digitali innovativi pensati per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Giuliano Molossi