Risparmio e investimenti,
le donne rischiano meno

Una ricerca Bpm-Ipsos fotografa la differenza di genere di fronte alla finanza

Sono più interessate a conoscere tutti i pericoli rispetto agli uomini
Liana Mazzarella: «Dai questionari Mifid gli uomini sono più presenti
nel segmento audace-aggressivo, le femmine su quello moderato-prudente»

di Francesco Gerardi
MILANO

Sulle differenze tra uomini e donne sono stati scritti fiumi d’inchiostro e la storia della civiltà umana potrebbe in definitiva riassumersi in quella dei rapporti, al tempo stesso tormentati e piacevoli, tra le due metà del cielo… Del resto, che ci sia una via maschile e una femminile in quasi tutte le cose è esperienza comune, ma pare proprio che esista anche una specifica via femminile all’economia e alla finanza. È quello che emerge da un’interessante indagine sulla consapevolezza finanziaria realizzata da Banco BPM ed istituto Ipsos. La ricerca, effettuata su un campione nazionale di 2mila persone, mostra infatti che le donne risultano molto più interessate ad avere informazioni sui rischi e meno sui rendimenti e la struttura dei costi dei prodotti finanziari rispetto al segmento maschile. Inoltre, se la maggior parte della popolazione ritiene utile una miglior conoscenza prevalentemente sui prodotti bancari, la parte femminile del campione si contraddistingue per un maggior bisogno di conoscenze su quasi tutte le aree: quindi anche sui principali concetti economici e finanziari, sui prodotti assicurativi, su quelli d’investimento, eccetera. Insomma le donne appaiono più prudenti e anche più inclini ad acquisire tutte le informazioni del caso
«In effetti questo è un dato che ci ha molto colpito: la percezione e l’approccio al rischio sono risultati diversi tra i due sessi. Quello che vediamo nei risultati è che le donne sono maggiormente interessate degli uomini a comprendere tutti i rischi dei prodotti di investimento», spiega Liana Mazzarella, che si occupa di sostenibilità all’interno di Banco BPM.
Questo sembra rispecchiare le differenze tra psicologia maschile e femminile, non trova?
«Probabilmente sì. Abbiamo anche approfondito questi aspetti attraverso analisi sulla nostra clientela e abbiamo visto che sebbene non ci sia alcuna differenza di genere tra possessori di titoli né relativamente alla tipologia di investimenti, ne abbiamo trovate nel questionario Mifid, ossia il ‘checkup’ tra istituti di credito e clienti che verifica l’adeguatezza del portafoglio e dell’offerta della banca. Qui le donne sono percentualmente più presenti sulla parte moderata-prudente, mentre gli uomini sulla quella aggressiva- audace».
La prudenza è donna, quindi…
«A quanto pare sì. Abbiamo anche osservato che esistono le stesse differenze sul fronte imprenditoriale: l’attenzione al rischio prevale tra le donne che fanno impresa rispetto agli uomini, e in aggiunta le donne imprenditrici hanno una maggiore attenzione alle questioni sociali e ambientali, che comunque possono essere viste come strettamente correlate ai rischi».
Dall’indagine Ipsos emerge anche una fotografia più preoccupante, e meno ‘antropologica’, delle differenze di genere nell’ambito finanziario, un mondo che appare ancora dominato dall’elemento maschile.
«Effettivamente è così. Ad esempio abbiamo visto che il segmento femminile evidenzia una maggiore quota di inattivi professionalmente, soprattutto nel Centro- Sud e nelle Isole, e anche un livello culturale lievemente inferiore rispetto al target maschile. L’uomo tende ad essere il principale responsabile delle scelte finanziarie in famiglia e le donne tendono a delegare le decisioni ai compagni o ad affidarsi agli esperti. Anche per quanto concerne la preparazione finanziaria sui singoli prodotti, le donne dichiarano una preparazione inferiore, anche se maggiore al Nord».
Quanto è importante per Banco BPM essere un soggetto attivo nella campagna di sensibilizzazione all’educazione finanziaria?
«Molto, ci teniamo ad avere clienti consapevoli e ci piace l’espressione ‘consapevolezza finanziaria’. Negli ultimi due anni abbiamo realizzato circa 50 eventi, sia nelle filiali che nelle scuole, e i colleghi che vi hanno partecipato ne sono usciti arricchiti».