Il miglior investimento?
La cultura economica

Gli italiani hanno una propensione al risparmio alta, ma la competenza rimane bassa

Fabrizio Greco (gruppo Bper): «Fondamentale che tutti facciano la propria parte
C’è un ritorno di interesse per il risparmio gestito: è la strada maestra
per migliorare il rapporto rischio-rendimento del portafoglio»

MILANO

La propensione al risparmio resta elevata (8,9% del reddito secondo Bankitalia) ma gli italiani soffrono di bassa educazione finanziaria. «Parliamo di un tema ancora fortemente radicato nel nostro Paese, che si tende ad affrontare troppo tardi, ovvero in età matura mentre andrebbe inserita nel percorso di studi dei giovani – esordisce Fabrizio Greco, responsabile della Direzione Wealth e Investment management del gruppo BPER –. Il tema della cultura finanziaria da migliorare è oggi oggetto di varie iniziative a livello nazionale. Anche Bper Banca è attiva in progetti di educazione nelle scuole elementari e medie. È fondamentale che ogni attore faccia la sua parte».
Scandali e crac hanno aiutato gli italiani a investire meglio?
«Le situazioni passate hanno influito negativamente sulla propensione al rischio e all’investimento degli italiani, intaccando la fiducia riposta dai risparmiatori negli intermediari. Negli ultimi anni, però, abbiamo visto un ritorno di interesse verso i professionisti del risparmio gestito: è questa la strada maestra per migliorare il rapporto rischio-rendimento del portafoglio e per ridurre gli effetti negativi degli eventi avversi ».
Come deve essere pianificata una corretta allocazione degli investimenti?
«Alla base del processo di allocazione del denaro ci deve essere un’attenta comprensione delle esigenze dei risparmiatori, di cui occorre valutare la propensione al rischio e identificare i progetti di vita. Da questa fondamentale attività diagnostica prende avvio la costruzione di portafogli personalizzati nei quali, in ogni caso, non si può prescindere da una corretta diversificazione, da un adeguato orizzonte temporale dell’investimento e da un’analisi accurata estesa anche ai rischi non finanziari. Sull’argomento sta crescendo la consapevolezza degli intermediari sulla necessità di affiancare all’analisi dei classici rischi economico-finanziari anche il monitoraggio di quelli ESG. Parliamo dei rischi derivanti da fattori ambientali, sociali e di governance».
Quanto è importante evitare il fai-da-te?
«Non c’è una risponda unica. Dipende dall’esperienza, dalle competenze e dal tempo che si riesce a dedicare agli investimenti finanziari. Se anche solo uno degli aspetti di cui sopra non è presente, il fai da te è pericoloso perché presta il fianco all’emotività e agli errori dettati da bias cognitivi che la finanza comportamentale studia e insegna a gestire».

Achille Perego