’Investimenti in tour’
La finanza arriva in città

I seminari di Bnp Paribas

Un viaggio per l’Italia in cui verranno trattati temi economici e strategie di mercato, sia dal punto di vista teorico che operativo

di Achille Perego
MILANO

«Investimenti in tour. Mercato, strumenti, investimenti: teoria e pratica». È il titolo del roadshow che BNP Paribas farà a novembre in quattro città per promuovere e diffondere la cultura finanziaria. I seminari (per informazioni e iscrizioni: investimenti.bnpparibas. it/investimentitour e/o numero verde 800924043) prevedono una giornata di training gratuito con formatori esterni ed esperti di prodotto BNP Paribas. Durante gli incontri sarà presente come ospite esclusivo Pietro di Lorenzo, fondatore di Sos Trader. Il roadshow, che partirà il 6 novembre da Torino per poi toccare Milano (8 novembre), Bologna (14) e Roma (15), spiega Marco Medici, Marketing Manager di BNP Paribas Corporate & Institutional Banking, «conferma l’impegno di BNP Paribas nell’ambito dell’educazione finanziaria e della formazione ». Durante i seminari verranno illustrate nozioni di base della finanza, come trovare opportunità di rendimento nell’attuale contesto di mercato e consigli per costruire portafogli efficienti e diversificati sfruttando i vantaggi offerti dai Certificate, strumenti estremamente flessibili in grado di far fronte a diverse situazioni congiunturali e che possono fare leva su vari tipi di sottostanti, dalle azioni agli indici fino alle materie prime. Quotati sul SeDeX di Borsa Italiana, negli ultimi anni i certificati sono diventati sempre più popolari: nel primo semestre 2019 (dati Acepi) il valore dei certificati d’investimento emessi in Italia ha superato i 9,9 miliardi e, prima della fine del 2019, oltrepasserà probabilmente gli 11 del 2018. BNP Paribas, con oltre 1.500 certificati quotati sul mercato, è uno dei principali emittenti in Italia.
Ma che cosa spinge la domanda verso questi strumenti da parte non solo dei trader professionisti ma anche dalla clientela retail?
«I numerosi vantaggi offerti – risponde Medici – I certificate rientrano nella famiglia dei prodotti in amministrato ma, a differenza di ETF e azioni, fin dal momento dell’emissione offrono una chiara visione delle possibili performance nei diversi scenari di mercato (rialzista, ribassista o neutrale). Sono prodotti liquidi e permettono di investire in numerose asset class che per un investitore retail sarebbero di più difficile accesso. Inoltre, il trattamento fiscale, a differenza di altre classi di investimento quali fondi ed Etf, permette di utilizzare le eventuali plusvalenze per compensare minusvalenze pregresse».
Quali categorie di certificate esistono?
«Solitamente si distingue tra certificati a leva e di investimento. I primi sono adatti a investimenti di breve o brevissimo periodo e si rivolgono soprattutto a investitori che vogliono sfruttare in modo più che proporzionale i movimenti al rialzo o al ribasso di un’attività finanziaria sottostante. I secondi, invece, sono adatti a un’ottica di investimento di medio e lungo termine. Tra i certificati di investimento sono molto apprezzati alcuni strumenti, chiamati Cash Collect, che consentono di ottenere a una scadenza predeterminata il rimborso dell’intero capitale, oltre a premi potenziali periodici, se il prezzo dei titoli sottostanti a cui sono collegati non scende al di sotto di un livello prestabilito».
Come vi posizionate rispetto al tema della sostenibilità?
«Abbiamo recentemente emesso dei Memory Cash Collect su sottostanti ESG, che offrono premi potenziali trimestrali con effetto memoria compresi tra l’1,25% e il 3,4%. Si tratta di una novità assoluta nell’ambito dei certificate, poiché per la prima volta in Italia si utilizzano i rating ESG per selezionare come sottostanti società con elevati standard ambientali, sociali e di governance».
Esistono certificati con funzione ’di copertura’?
«Nella nostra gamma abbiamo dei certificati, i Mini Futures, che si caratterizzano per la possibilità di investire a leva sia al rialzo (Mini future long) che al ribasso (Mini future short), con un minor impiego di capitale e un impatto marginale della volatilità sul prezzo »

Asiatico e connesso, ecco il nuovo consumatore

In futuro varrà il 25% del mercato del lusso

MILANO

Nuovi consumatori, con nuove abitudini. Sono la ’generazione Z’. «Una generazione che in futuro, varrà il 25% del mercato del lusso, ma già oggi sono loro gli agenti del cambiamento. Poi c’è la Cina, che oggi rappresenta un terzo del mercato, entro il 2025 ne rappresenterà il 40%». Lo ha detto Fabio Fusco, managing director di Bank of America Merrill Lynch. Carlo Capasa, presidente di Camera Nazionale della moda, ha parlato dei «2,4 miliardi di nuovi consumatori, concentrati in aree geografiche emergenti, esattamente come la Cina. Hanno abitudini diverse. Sono digital native, e sono esigenti e indipendenti. Ma dobbiamo parlare anche di nuove imprese e spingerle a diventare più rilevanti, solo così possiamo metterci in connessione col mercato di oggi e del futuro. Non possiamo pensare al futuro senza pensare alla parte digitale ».
Ne ha dato conferma Massimo Piombini, CEO di Balmain, raccontando che «Il rinnovamento di Balmain si è basato su due asset chiave: l’autenticità e la capacità di valorizzare strategie di comunicazione digitale e ‘monetizzare’ l’interesse dei suoi seguaci. L’audience c’era, avevamo 15-16 milioni di follower che seguivano il brand. Dovevamo costruire un ponte tra l’audience e il brand, perciò quando i modelli tradizionali di comunicazione hanno iniziato a cambiare ci siamo dati degli obiettivi. Primo: parlare in modo autentico. Secondo: legare il brand all’ecosistema dell’intrattenimento. Oggi dall’online arriva il 30% del fatturato dell’azienda e il marchio cresce il 30% l’anno, rispetto al mondo del lusso che ha una crescita del 4%-5%».
C’è poi il capitolo dei dazi Usa, per i quali ha speso parole Carlo Maria Ferro, presidente ICE. «ICE, di intesa col Governo, ha lanciato un piano da 12 milioni di euro (il 7% delle nostre risorse) per promuovere i prodotti e i settori colpiti dai dazi sia negli USA sia nei nuovi mercati. Tra questi naturalmente il mercato cinese che è complicato nella sua dispersione geografica e innovativo nei canali di vendita, pertanto bisogna conoscerlo meglio, ed evolvere su strumenti e canali più moderni. Ice è molto impegnata su questo fronte, infatti stiamo per chiudere un protocollo per avviare una piattaforma di aziende italiane sui market place cinesi».